proposte per pete nel circuito della vita collettiva, posto che risulta dalla integrazione di diritti e doveri. Si tratta di concetti, quelli sommariamente appena esposti che vengono affermandosi a tutti i livelli ed in tutti gli ambienti ma che, nel momento in cui giustamente tendono a rivalutare la persona umana e ad elevarla in ogni caso a livello di protagonista, le impongono notevoli responsabilità, tipiche di ogni sistema democratico, ma proprio per questo non rinunciabili. Ora è evidente che numerose sono le difficoltà che si frappongono alla realizzazione di una piena partecipazione popolare e se esse sono di natura tecnica, organizzativa, talora anche di volontà politica, nondimeno sono attribuibili anche ad una tendenza, esattamente opposta a quella rilevata poc’anzi, vale a dire alla tendenza ad isolarsi, a rimanere nel piccolo giro della propria famiglia, a diventare parte di quella « folla solitaria » che, se altrove è denunciata come prodotto del « sistema », da noi trova le sue radici anche nell'innato e mai smentito individualismo italiano o latino. Tuttavia non è lecito o possibile rinunciare a tentare, dando aprioristicamente per scontato il disinteresse dei cittadini. La partecipazione potrà esserci o no, ma è certo che non si può rinunciare a proporre occasioni per esercitarla. Le organizzazioni di quartiere vogliono appunto proporre una di queste occasioni, una delle più valide almeno in prospettiva dato che tende ad impegnare tutti i cittadini, nella loro veste di membri della collettività e non di specialisti di questa o quest'altra disciplina o di membri di questa o quest’altra organizzazione, alla soluzione di problemi di tutti. Quest'ultimo riferimento evidentemente chiarisce già un indirizzo diretto ad evitare l'eccessivo campanilismo o particolarismo in cui è facile incorrere. L’esperienza di quartiere, a mezza via tra la dimensione della città — troppo grande, ancorché limitata come la nostra, per non correre il rischio di sperdersi — e la dimensione della casa — troppo piccola per completare la propria personalità — può servire a dare respiro ad uomini nella maggior parte legati ad una attività professionale di routine, standardizzata, che non ha più niente o ha poco da offrire al loro arricchimento spirituale. La distribuzione orizzontale del potere è un processo avviato a livello nazionale con le Regioni che può essere innescato anche nella città con una oculata politica di decentramento, proporzionata alle reali esigenze locali, ma capace di preparare il terreno a nuove conquiste più avanzate. 12 i quartieri LA DELEGA AMMMINISTRATIVA il problema della delega di funzioni tipiche del Sindaco ad altre persone (consiglieri comunali o no) è esaminato dagli articoli 154 e 155 del T.U. del 1915 — Legge comunale e provinciale — aggiornato al 28-2-1967. In tali disposizioni di legge è previsto che il Sindaco possa delegare ad altri alcune sue funzioni quale Ufficiale di Governo « quando per la lontananza del capoluogo o per la difficoltà delle comunicazioni lo creda utile ». Ritengo sia evidente che tali condizioni non ricorrano nel nostro Comune, e che pertanto il problema di una vera e propria delega di poteri non si ponga. Tuttavia ciò non esclude che si possa attuare un autentico decentramento di servizi, almeno per certi settori ed in certi quartieri per i quali il problema appaia di dimensioni tali da suggerire un diretto intervento. L'orientamento di escludere autentiche deleghe di potere deriva anche dalla considerazione che a fronte di modestissime o addirittura inesistenti esigenze stanno difficoltà e complicazioni procedurali che porterebbero a tempi molto lunghi ed a soluzioni incerte l’attuazione di iniziative di cui si avverte l'opportunità se non addirittura l'urgenza. Ritengo pertanto che in questo settore non sia il caso di porsi prospettive di delega di poteri quanto piuttosto quello di realizzare, come dirò più avanti, nuclei di servizi decentrati per sovvenire in modo più preciso ed efficace alle necessità reali della cittadinanza. Ciò evidentemente consente una maggiore libertà di movimento in ordine al problema della composizione e delle modalità di attivazione degli organismi di quartiere. Infatti, evitando di collegarci strettamente a disposizioni legislative o burocratiche non necessariamente richiamabili nelle nostre condizioni, otterremo il risultato di salvare la sostanza che ci interessa anche abbandonando forme istituzionalizzate (come l’aggiunto del Sindaco) che meno importano. EFFETTI PRATICI Ho accennato all'inizio al fatto che l’organizzazione del territorio comunale in quartieri può produrre l’effetto di rendere gli interventi pubblici più aderenti alle reali esigenze locali e che tali esigenze possono, attraverso il quartiere, essere messe in luce in modo più puntuale e preciso. 13