proposte per Occorre subito affermare però una cosa della massima importanza: quando mi riferisco alle esigenze locali non intendo affatto postulare, né tantomeno auspicare un’area d’intervento dei quartieri limitata alle piccolissime questioni della buca sotto l’uscio di casa o simili. E' evidente che in tal caso, anziché avere degli organismi politici avremmo solo degli « Uffici reclami » adibiti alla redazione di « cahiers de doléance » più o meno ragionati, più o meno attendibili. I quartieri dovranno essere aperti, dovranno vedere i loro problemi in un collegamento dinamico con i problemi generali della città per aiutarci a realizzare una trama di interventi che sia equilibrata e pere-quatrice. Tuttavia essi dovranno consentirci di entrare nel vivo dei problemi più di quanto sia possibile a noi. E’ ben vero che la nostra città è piccola e, più o meno ci conosciamo tutti, ma è anche vero che la reale incidenza di talune difficoltà, di talaltre carenze e così via è più facilmente rilevabile e denotabile da chi è quotidianamente chiamato a viverle nella propria attività ordinaria. Ciò consentirà di effettuare una graduatoria di priorità dei problemi, che, armonizzata con la programmazione del Comune, si manifesterà più realistica ed efficace. Naturalmente l’impegno degli organismi di quartiere in ordine alla evidenziazione dei problemi locali o alla verifica della idoneità degli interventi, o addirittura alla proposta di interventi dovrà esprimersi in forme e con modalità che costituiscano un autentico contributo positivo alla soluzione dei problemi della collettività, vale a dire soprattutto attraverso quella possibilità di indagine e di conoscenza che solo organismi locali possono efficacemente esperire. Intendo quindi dire che l’intenzione è quella di chiamare i presenti e futuri organismi di quartiere ad una attività di collaborazione con l’Amministrazione e non di mera contestazione soprattutto quando que-st’ultima non apparisse obiettivamente documentata ma solo emozionalmente motivata. La contestazione, come la proposta, quando sia suffragata da dati di fatto certi e validi è una forma di collaborazione anch’essa cui ritengo ogni amministratore responsabile debba aspirare. Ma è evidente che dati di fatto certi e validi si possono avere solo quando si sappia scendere alla radice delle cose e si sappia o si voglia inquadrarle in prospettive più ampie a carattere generale. In pratica quindi che cosa si suggerisce? Si avanzano qui alcune idee che possono servire di base ad una 14 i quartieri discussione del Consiglio comunale in ordine ai seguenti aspetti del problema: 1) Identificazione e delimitazione dei quartieri. 2) Composizione e modalità di formazione degli organismi di quartiere. 3) Compiti degli stessi organismi. 4) Rapporti tra Amministrazione e organismi di quartiere. 5) Iniziative dell’Amministrazione per un effettivo decentramento di servizi. 1) IDENTIFICAZIONE E DELIMITAZIONE DEI QUARTIERI: In ordine a questo particolare aspetto del problema c’è da rilevare che occorre giungere a definire aree che posseggano caratteristiche di omogeneità le quali vanno ricercate in fattori soprattutto storici e ciò perchè mentre questi possono avere un effetto unificante, altri potrebbero unificare sì ma sulla base della percezione di un isolamento o della artificiosa solidarietà attorno ad un problema magari limitato ma demagógicamente efficace, e pertanto contrario allo spirito di un autentico decentramento. Identificando infatti e delimitando quartieri sulla base della omogeneità di condizioni socio-economiche correremmo il pericolo di ricostruire, in buona fede, « ghetti » o « popolarissime » di memoria non lieta. Occorre quindi che la distinzione avvenga sulla base di fattori positivamente omogeneizzanti e non negativamente discriminanti e che favorisca l’integrazione delle persone e delle classi sociali. A questo proposito è già in corso l’identificazione di zone che presentino i requisiti di cui sopra nonché quelli che esporremo tra poco, e il relativo piano verrà presentato all’approvazione del Consiglio non appena questi avrà definito gli indirizzi di carattere generale. Oltre al criterio suesposto nella identificazione dei quartieri (si osserva che il termine « quartieri » è improprio dato che avremo un numero di zone superiore a quattro, ma che non vale la pena di mutarlo), occorrerà, a mio giudizio, tenere presenti altre esigenze e precisamente: a) dimensioni sufficienti a consentire una rappresentatività significativa unitamente ad una reale possibilità di partecipazione da parte dei cittadini ma soprattutto dimensioni in grado di giustificare l’esistenza di taluni servizi pubblici decentrati. 15