Giuseppe Gorni dopo aver iniziato a disegnare e scolpire in prigionia (Ungheria) nel 1916, consegue la maturità artistica a Bologna nel 1921. Da allora lavora a Nuvolato partecipando a mostre nazionali e internazionali ove consegue significativi riconoscimenti. e lavora per allevarli in casa e lavora, accanto al suo uomo, in campagna tra un parto e l'altro. L’artista in un discorso estremamente sincero, senza compiacimento di sorta, per conto suo va avanti nella sua ricerca espressiva e, al di là deH’immagine sensibile, sa attuare una tale spiritualizzazione del motivo che nel suo studio non ci troviamo più di fronte a delle immagini di donna, ma di fronte a delle dee antiche, fuori delle dimensioni temporali, nelle quali la bellezza che le sublima non è data dalia piacevolezza della linea che convenzionalmente definiamo « classica », sulla quale nella scuola si è formato il nostro gusto. Il modellato che lo scultore realizza nelle sue opere mira direttamente ad una forma spoglia di ogni aggeggio che possa alterarne la purezza plastica. Il « tronco d'albero », che spesso è usato quale base delle sue figure, è, forse, con la sua forma semplice, essenziale, con la superficie rotta della corteccia il principale motivo linguistico che Gorni usa per il suo discorso. Come « tronchi » le sue donne si stagliano ferme nello spazio, indurite dal lavoro, modellate come la pianta che cresce in mezzo alla campagna resa feconda dalla loro fatica. L’artista accarezza le forme delle figure plasmandole con cura, con affetto e que- giuseppe gorni scultore ste si snodano sotto le sue mani e vivono per sempre, per trasmettere a noi oggi il messaggio antico di una civiltà, di un modo di vivere che, nella sua brutale durezza, si poteva reggere e continuare perché sostenuto da una carica spirituale, che solo un poeta nato e cresciuto in quei luoghi poteva sentire ed esprimere. Ho volutamente accentuato il motivo della « donna » quale protagonista del lungo discorso di Gorni scultore, perché alla donna son subordinati, nella sua tematica, gli altri personaggi: l'uomo e il bambino. L'uomo è il compagno, il padrone; sia come padre, sia come marito. All'uomo, padre o marito si deve devozione ed obbedienza e a loro si dà del « voi », il «tu » sarebbe troppo confidenziale per un rapporto che non è mai tra uguali. Ma l'artista con la sua acuta sensibilità ha saputo cogliere i veri valori e non quelli convenzionali, così ha espresso nella donna la protagonista di un mondo patriarcale in una civiltà durata da secoli, per la quale il tempo si era fermato. La sofferenza della fatica è superiore ad ogni altra in una realtà in cui la lotta per la sopravvivenza compendiava ogni azione deM'uomo, in questa realtà scarna, essenziale valevano solo i veri valori che si proponevano, oltre le convenzioni, nel loro giusto rapporto. E' proprio questo equilibrio che lo spettatore coglie Inserendosi tra le opere nello studio di Gorni, quasi compartecipe di una civiltà ormai smarrita, ma tanto affascinante pur nella sua Impietosa durezza. Accanto alle monumentali « divinità » (le «donne» di Gorni), ruota un mondo di figure: gli uomini giovani e vecchi, I bambini: di questi, ora, accanto alla « donna » vorrei parlare. I bambini sono l'espressione della sopravvivenza, sono il frutto vivo del duro lavoro, sono coloro che adulti dovranno faticare, soffrire per poter continuare l'umanità. La sofferenza, duro costo della nostra esistenza, qua è espresse senza speranza, qua nulla esiste di bucolico o di georglco: la vita è sofferenza e ognuno la porta con sé, condizione della propria esistenza alla quale nulla si può opporre. II messaggio cristiano per cui la sofferenza è riscatto, mezzo per conquistare la futura vita beata, strumento che si illumina addolcendosi nella speranza, il messaggio cristiano nelle opere di Gorni non c'è, pare persino che questa gente, sicuramente religiosa (ricordiamo la stupenda chiesa matildica del paese di Nuvolato), si sublimi nella pura sofferenza, risolvendo in questa la loro realtà, che così si identifica compieta-mente con la loro esistenza. I bambini di Gorni sono duri, raggomitolati su se stessi, quasi a difesa della loro debolezza, con le labbra serrate sottili ed uno sguardo senz'occhi, smarrito in un mondo che offre solo, per loro, la paura del futuro. E’ una paura atavica che afferra il bambino modellato nella creta che indurisce nel tempo, mai, cotta, che si spezza neM’Indurire e che l'artista raccoglie e ricompone pazientemente col risultato di offrire una sofferenza ancor più penetrata. Il bambino accanto alla donna esprime l'altro polo di un discorso in cui altri personaggi si inseriscono quasi come il coro delle tragedie greche che sottolinea, con la propria presenza, rendendole più acute le diverse situazioni narrate. Ecco: a me pare che se un riferimento « classico » si può fare è proprio accostando quest’arte così anticonvenzionale alla « fatale » sofferenza esposta dalla tragedia greca in cui nulla può riscattare il dolore. Prima di terminare questo esame dell’opera di Gorni conviene fare un breve cenno ad un aspetto del suo linguaggio che ad un certo momento (1939 circa), sembra mutare, arrivando ad esprimere in « negativo » l’effetto plastico proprio della scultura. A me, però, pare che questo linguaggio, se pur rovescia la forma espressiva dell'opera, non la cambi nella sua essenza e significato; infatti l'artista usa, anche dopo la invenzione del linguaggio in « negativo », promiscuamente i due modi di esprimersi, senza che il suo discorso perda della sua caratteristica omogeneità. 33