A proposito del dipinto esistente nella sala consiliare del Comune CHIARA TELLINI FERINA Opere mantovane del pittore bolognese GIUSEPPE MARCHESI La grandiosa tela ora esposta nella sala consiliare d< Mantova 1 rappresenta un tema ricco di riferimenti mitologici, inscenato con bell’impegno e sapienza retorica degna di nota. Si tratta di un episodio tratto dalla leggenda deN'eroe greco Perseo, il quale neN'isola di Serifo mostra, durante un banchetto, la testa terrificante di Medusa al re Polydek-tes che rimane di pietra. Un altro fatto relativo a Perseo è raffigurato a sinistra della tela in alto: la liberazione da parte di Perseo, munito del cavallo alato Pegaso, di Andromeda, legata ad una rupe dove la principessa doveva essere preda di un mostro marino2 (figg. 1-4). La densa composizione della storia dell'eroe greco è pervenuta a noi senza indicazione di autore; ed è per elementi stilistici, precisamente per confronto con un inedito ciclo di pitture di Palazzo Cavriani, che propongo il nome del pittore settecentesco bolognese Giuseppe Marchesi quale quello del probabile autore. Nei manoscritti deN’Oretti presso la Biblioteca Comunale di Bologna3 si coglie, nella vita del Marchesi, un’indicazione che non risulta ancora essere stata approfondita: il pittore bolognese avrebbe lavorato a Mantova, precisamente in Palazzo Cavriani. Ho riconosciuto l’intervento del Marchesi in una sala del piano nobile di Palazzo Cavriani, decorata, oltre che da un noto soffitto del no- stro Giuseppe Bazzani,4 da un ciclo di tempere nelle quattro pareti e sulle porte, racchiuse da morbide inquadrature in stucco, in cui sono raffigurati episodi ed eroine dell’Antico Testamento: si vedano, tra le più conservate, Giosuè che ferma il sole,5 Sansone che stermina i Filistei con una mascella d'asino,6 Davide che celebra il suo trionfo con la testa di Golia,7 Giuditta che consegna all’ancella la testa di Oloferne8 (figg. 5-6). La coincidenza che recentemente sia stato pubblicato un articolo monografico di Renato Roli9 dedicato al Marchesi mi ha sollecitato ad approfondire il confronto fra le opere bolognesi riconosciute al Marchesi e il ciclo mantovano di Palazzo Cavriani, nonché il complesso quadro con storie di Perseo che già avevo riconosciuto della stessa mano e dello stesso momento delle tempere di Palazzo Cavriani indicate dal-l’Oretti. La presentazione che dà il Roli del pittore Giuseppe Marchesi (1700-1771) detto Sansone è quanto mai illuminante. Si precisano i contatti del Marchesi con le personalità più elevate del mondo artistico felsineo settecentesco: da Ercole Graziani, con cui il Marchesi è stato talora confuso, a Marcantonio Franceschini, da Donato Creti a Francesco Monti e a Vittorio Bigari, nella linea moderata del classicismo bolognese post-secentesco. Le opere pubblicate dal Roli si collocano nella prima attività del pittore (1725-1740 circa) e si distinguono per una vena patetica e fastosa, espressa secondo inclinazioni arcadiche. La crisi avvertita dal Roli nella pittura del Marchesi dopo la metà del secolo (ad esempio nelle quattro tempere per la sagrestia dei Padri Serviti a Bologna, 1755) trascende la personalità del pittore per investire la parabola di un’intera cultura, che solo dagli innesti veneti operati dai Gan-dolfi recupererà linfa e vitalità. Il ciclo biblico di Palazzo Cavriani presenta innegabili affinità con le composizioni certe del Marchesi degli anni giovanili: l'ovato con Giuditta ripete la composizione analoga della Pinacoteca di Bologna,10 sia pure con modi più rigidi e la rarefazione dell'atmosfera sottilmente patetica che vibra nel quadro bolognese. Si può supporre che la decorazione della sala di Palazzo Cavriani sia stata condotta verso il 1756, anno in cui l'edificio fu concluso dall'architetto bolognese Alfonso Torreggiani.11 Non è improbabile che lo stesso Torreggiani abbia coinvolto il pittore conterraneo nell'impresa mantovana: la data sarebbe confermata dal riscontro stilistico con le tempere della sagrestia dei Servi a Bologna. La magniloquenza di alcune gremite storie bibliche di Palazzo Cavriani si riscontra nel singolare quadro ad olio con storie di Perseo, distinto da una complessità di racconto scenico che si coglie anche in alcune opere del periodo bolognese (ad esempio Didone sul rogo di casa Mentasti, Salomone che incensa gli idoli, i quadri storici della chiesa di S. Pietro). La storia di Perseo, pur presentando innegabili affinità con gli episodi di Palazzo Cavriani (affinità non solo tipologiche, ma anche stilistiche nei modi di piegare i panni, poetiche nell’intonazione melodrammatica) rivela un aspetto singolare nel ridondare di elementi barocchi e nella ripresa di desinenze neomanieristiche. Si sarebbe indotti a pensare che la realizzazione del grande dipinto sia anteriore al ciclo biblico di Palazzo Cavriani, che ho postulato eseguito attorno al '50-56, frutto della sodalità fra il Marchesi e il Torreggiani. Pur ignorando l’occasione in cui il Marchesi avrebbe illustrato il tema mitologico, è tuttavia legittimo ritenere il quadro con storie di Perseo coevo all’impresa 3