2. - 3. - 4. - Il progetto Andreani del 1914-15: tre prospetti dei Palazzi Comunali su via Broletto, piazza Erbe e via Giustiziati. 10 menti. Ciò nonostante la fermezza delle loro strutture permise che sino a noi giungesse questa affascinante espressione d’arte, che è viva testimonianza della forza e della volontà economica e politica del periodo comunale. Lo stato di decadenza in cui il Palazzo versava all'inizio del '900, unitamente agli altri palazzi comunali, era perfettamente analogo a quello di molti antichi edifici pubblici ed ecclesiastici, che avevano dovuto vivere una lunga storia di decadenza funzionale, umiliati da espropri e da servitù militari. Un primo progetto di restauro dei Palazzi Comunali fu redatto con particolare amore dall’archietto Aldo Andreani, legato fra l'altro a questi edifici da ragioni affettive: infatti il padre aveva perso tragicamente la vita precipitando proprio dalla loggetta del Palazzo della Ragione. Parve pertanto doveroso all’Andreani dedicare al padre, ingegnere capo dell'am-ministrazione comunale, l’opuscolo « Palatium vetus et Palatium novum Comunis Mantuae », che si può intendere come una relazione a corredo del relativo progetto. Le tavole, composte fra il 1914 e il 1915, risentono sia deU'insegnamento appreso al politecnico da Camillo Boito, sia del pensiero cosiddetto » romantico », che filtrò, poi, in modo sordo ma tenace tutta l’opera deM’Andreani conferendo all’estroso ed infaticabile architetto mantovano quell’etichetta di « tardo romantico » che egli stesso non disdegnò. Per quanto riguarda il Palazzo del Podestà, il « progetto rispetta i due periodi: alla torre campanaria tutta d’un pezzo, s’appoggiano le facciate dalle finestre quattrocentesche, incorniciate dalle fini terracotte dell’epoca » (1). L'attenzione prestata, in questo primo lavoro, al radicale rinnovamento del 1462 — « magnifico momento di fortuna estetica » .(2) — condusse pure alla conservazione del corpo, poi demolito, che univa il Palazzo del Podestà al Palazzo della Ragione; un integrale ritorno all’aspetto medievale fu invece proposta per la fronte su via Giustiziati. Dalla lettura delle tavole emergono vari elementi d’imitazione inseriti là ove il disegno offerto dai rilievi sembrò all'Andream troppo povero: una galleria appare così, per simmetria, nell’arengo sopra le monofore di via Giustiziati; un portale, sul tipo dell'antica porta del Palazzo Bonac-colsi, è proposto come ingresso da piazza Erbe al sottoportico dei Latto-nai. Inoltre alcune finestre quattrocentesche completano il disegno della facciata su via Broletto, sulla quale corre pure l’alta zoccolatura della torre campanaria che, fatta proseguire sulla fronte di piazza Erbe, risolve drasticamente, ad un tempo, i problemi offerti dalle numerose aperture a piano terra e il desiderio del completo isolamento: il Palazzo viene ad assumere pertanto un aspetto arroccato, antitetico alle aspirazioni commerciali ed artigianali del basso medioevo. Per alcune incertezze ed affermazioni che possono apparire troppo precipitose, va chiarito che la proposta avanzata dall’Andreani vuole avere il valore di una indicazione di massima; non sarebbe obiettiva una critica che non tenesse conto della vastità dell'opera e delle molte difficoltà che fecero desistere, a volte, anche da importanti assaggi. Tanto lavoro di appassionata ricerca e composizione, approdò per il biennio 1914-1915, al premio del « Concorso Picozzi » di cui l’architetto mantovano risultò vincitore; la soddisfazione per il merito riconosciuto dissipò l’amaro della rinuncia ad un presto operare. 1. fir. Andreani, « Palatium vetus et Palatium novum comunis Mantuae » pag. 10. 2. A. Andreani, id. id., pag. 10.