SLZIONC in A-B 5. - 6. - 7. - Il progetto Andreani del 1939-40: i prospetti del Palazzo- del Podestà su via e piazza Broletto ed una sezione longitudinale del cortile. 12 Pur tuttavia l’Andreani non disarmò mai dal suo proposito di ridonare a Mantova « uno dei gruppi più meravigliosi di palazzi che l’arte dei Comuni Italiani ci abbia dato » (3); la grande occasione si presentò più tardi, alla vigilia della seconda guerra mondiale, quando l’allora podestà di Mantova, generale Spiller, gli affidò il compito di redigere un nuovo progetto per il ripristino del complesso dei Palazzi Comunali. Tale progetto, composto fra il 1939 ed il 1940, fu approvato nel 1941 non senza alcune varianti che mitigarono il rigore formale derivante dal proposito di evidenziare il massiccio medievale, qualsiasi fosse il peso delle amputazioni e delle perdite (4). L’Andreani, maturo e sicuro di sé, abbandonò definitivamente gli insegnamenti del Boito per ritornare, secondo la sua inclinazione, alle dominanti del restauro stilistico, riproposte con veste nuova da Luca Bel-trami, allora da poco scomparso. Questo radicalizzarsi nell’Andreani dell’idea del Monumento compiuto e concluso in sé nel suo originario stile (5) portò ad immaginare il Palazzo del Podestà spoglio di tutte le forme rinascimentali che si erano improntate con disegno fermo ed armonioso sul massiccio medievale: sicché le due facciate di piazza e, parzialmente, di via Broletto ne sarebbero uscite senza traccia dei lavori di modifica apportati dal D'Arezzo. Il cortile, resosi spazioso con l’abbattimento di numerosi corpi di fabbrica, avrebbe dovuto ospitare la scala d’onore; il suo lato sud, nella parte superiore, sarebbe apparso con tutta l’armonia offerta dalle belle monofore romaniche, che un tempo dovevano aprirsi su piazza Erbe. Tuttavia il muro sud del cortile venne chiamato « di difesa », come se quelle monofore fossero state un tempo le aperture di un percorso di ronda, invece che le finestre di un corpo di fabbrica scomparso, che doveva occupare, almeno in parte, lo spazio del cortile. Questa parte del progetto rimase solo sulla carta e, mentre si concluse il ripristino del Palazzo della Ragione, al Palazzo del Podestà — omettendo la perdita, non piccola, del corpo che univa su piazza Erbe i palazzi sopra citati — furono apportati solo utili ed intelligenti lavori di assaggio. Un ulteriore progetto di riattamento del Palazzo a sede comunale, sempre a firma dell’architetto Andreani, porta la data 1944: segno di una infaticabile volontà di condurre l’opera a compimento; ma I tempi erano cambiati, e di ciò non si farà nulla. Le tavole di quest’ultimo progetto, tutte pianimetriche, con l’impegno di dare contenuto alle strutture, prima considerate fini a se stesse, portano a variazioni formali specie nel cortile interno, ove la conservazione di alcuni corpi indica in quale misura le necessità distributive abbiano tenuto in sotto tono le necessità « stilistiche ». Il capitolo riguardante il Palazzo del Podestà rimaneva aperto sino alla ricorrenza del centenario di fondazione dell’Istituto di Credito cittadino, quando con sensibile delibera veniva deciso di valorizzare questo insigne palazzo, simbolo di nobili civiche istituzioni. Così il 1969 vedeva l’inizio di quei lavori che dovettero concludersi nel 1971 con il ricupero dei valori formali delle tre facciate su piazza Broletto, via Broletto e piazza Erbe, nonché del cortile. 3. A. Andreani, id. id., pag. 5. 4. Contro il progetto dell'A. si levò la protesta di un gruppo di mantovani « suscitando nella torpida atmosfera locale uno scandalizzato scalpore ». Marani, Mantova: Le Arti, voi. 3°, pag. 238. 5. La precisa volontà dell'A. di forzare la storia degli edifici, per ottenere un presunto ritorno ali origini, già si avverte ne Il piano regolatore di Mantova » del 1934, con il parziale isolamento della Basilica di S. Andrea. 13