Gli elementi delle facciate, a volte in avanzato stato di decadenza, a volte disordinati da successivi interventi, sono stati ricomposti in una chiara lettura dei momenti più salienti della vita del palazzo, non dimenticando tuttavia le pagine più tristi della riduzione a carcere, delle quali si è voluto conservare traccia là dove la loro presenza non alterava l’equilibrio architettonico-figurativo dell’opera. Le parti mancanti, ritenute essenziali al ricupero formale, sono state ricostruite avendo cura di ottenere un unitario effetto cromatico d’insieme ed una differenziata lettura del particolare. Una messe di dati particolarmente abbondante è stata raccolta per la scala coperta del cortile, dove rimozioni e rifacimenti con maggiore violenza avevano parzialmente disperso e confuso le tracce dell’antica struttura. Il lavoro di completamento ha mirato a ricomporre, sulla base degli elementi raccolti e vagliati, il disegno della primitiva versione, affidando alla contrastante freschezza del cotto nuovo il compito di designare alla vista le aggiunte. Assaggi sono stati praticati nella parte inferiore del corpo dell’Aren-go; nella loggia sono stati eliminati dei puntoni di rinforzo la cui vista, attraverso le trifore, dava un uggioso senso di abbandono e di rovina. Nulla invece è stato fatto in via Giustiziati, sia neN'Arengo, dove una serie di quattro aperture a tutto sesto rimangono in attesa d'essere messe in luce, sia nel Palazzo del Podestà, che qui offre una fronte particolarmente tormentata da profonde ferite. Si può tuttavia affermare che, con i lavori conclusisi nel giugno 1971, si sia pervenuto ad una quasi completa valorizzazione architettonico-figurativa dell’opera nella pluralità di letture da essa offerta, lasciando inoltre un’eredità di ricerca e di proposte per quelle parti che necessità contingenti hanno imposto di tralasciare. Sarebbe ora auspicabile che un'ulteriore iniziativa proponesse un restauro ispirato a criteri di « vivibilità » rianimando, con nuove o tradizionali forme di vita, questo palazzo che per troppa parte e per troppo tempo si è abituato al silenzio. Non si può infatti considerare compiuta la valorizzazione della fronte su piazza Broletto fintantoché questa facciata, che al piano terra offre il preciso disegno di antiche botteghe (6), servirà da sfondo ad attività non connesse all’edificio o, ancor peggio, contrastanti. Dalla lettura delle sequenze del tessuto urbano adiacente e dal significato profondo delle sovrapposizioni prodotte per secoli dal mutare delle attività direzionali, artigianali e commerciali dovrà scaturire la proposta globale atta a ridare vita a questo « contenitore » di eccezionale risalto urbano, altrimenti destinato all’isolamento. NeN'ambito di tale impostazione, lo studio correlato dei percorsi pedonali che attraversano e si attestano al Palazzo viene ad assumere un ruolo di primaria importanza. E’ chiaro altresì che qualsiasi proposta di eventuale intervento che offra un carattere settoriale debba essere superata e che 6. Tali aperture, unitamente a quelle di analoga fattura evidenziate nel lato limitrofo del sottoportico dei lattonai, offrono una chiara indicazione distributiva facilmente perseguibile. 19 20 19. • Sezione eseguita lungo l’asse del sottoportico dei Lattonai, prima dei lavori di restauro. 20. - Sezione eseguita lungo l’asse del sottoportico dei Lattonai, dopo i lavori di restauro. 23