ACHILLE PICCOLI Validi interventi ad edifici della Mantova minore Accanto ai lodevoli ripristini di opere monumentali della città, avvenuti in questi ultimi anni, come quello del Palazzo Te, del Palazzo del Podestà ed altri già elencati dalle precedenti trattazioni, è anche doveroso un cenno di elogio per alcuni non trascurabili restauri di edifici della « Mantova minore » i quali, condotti non solo da enti pubblici ma anche da privati cittadini, oltre a recare una maggior conoscenza della storia cittadina, costituiscono un considerevole ricupero di validissime testimonianze del passato per le quali Mantova può esserne giustamente fiera. Casa della Beata Osanna degli Andreasi Nel 1969 è stata inserita, a cura dell'Ente Provinciale per il Turismo, nell’itinerario dei monumenti della nostra città, la quattrocentesca Casa della Beata Osanna degli Andreasi, situata in via P. Frattini n. 9. L’edificio, che fa parte del notevole complesso di pregevoli costruzioni quattro e cinquecentesche esistenti nel tratto centrale di via Frattini, è sempre stato un poco nascosto dalla imponente e sontuosa mole del Palazzo Valenti. Ora i sapienti restauri, appunto del 1969, eseguiti con la direzione della Soprintendenza ai monumenti daM'arch. Ricciardo Campagnari e dalla ditta Sergio Ghidetti di San Silvestro, con cui si è provveduto al consolidamento dei camini e di alcune parti del tetto ed alla ripulitura della facciata, permettono di apprezzare le purissime proporzioni e le eleganti decorazioni in cotto delle finestre di questo edificio, che costituisce una delle testimonianze più tipiche del primo rinascimento mantovano, nel tempo di Luca Fancelli. I restauri sono stati resi possibili dal munifico intervento della Cassa di Risparmio di Verona Vicenza e Belluno, della Banca Agricola Mantovana e della Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde, integrato dalla collaborazione della parrocchia di S. Egidio e del Terz'Ordine Domenicano, attuali condomini della casa. La rarità di questa costruzione risulta proprio dal fatto di appartenere alla cosiddetta architettura minore, in quanto rappresenta un caratteristico esempio di abitazione borghese, eccezionalmente conservatosi per il culto, che si è protratto ininterrotto fino ad oggi, verso la sua più illustre abitatrice, la Beata Osanna degli Andreasi. Della nostra città pochi dei monumenti hanno avuto la fortuna di attraversare i secoli della loro vita, senza danni irreparabili o continue sovrapposizioni di stili. In particolar modo le abitazioni, specie quelle con caratteri architettonici più modesti, hanno subito irreparabili trasformazioni, richieste da esigenze pratiche e dall’introduzione di concetti estetici diversi da quelli del tempo in cui sorsero. Ed infatti la maggior parte delle case del centro storico, il cui aspetto sembra, a pri- 26 Casa della Beata Osanna. Una veduta verso II portico del giardino. ma vista, indicare uno stile recente, ad un più attento esame si rivelano, invece, di origine assai antica. Eccezionale può dirsi, quindi, I esistenza di questo edificio che riesce con l’estrema armonia delle sue proporzioni e con la ricchezza dei ricordi storici, a ricreare un clima estremamente suggestivo di una Mantova ormai scomparsa. Brevemente la costruzione si può così descrivere: entrando da via Frattini, dopo un severo atrio che disimpegna due locali e che porta ad una stretta scala di accesso ai piani superiori, ci si trova di fronte ad un grazioso giardinetto — tanto caro al compianto conte Alessandro Magnagutti, discendente della famiglia Andreasi ornato da un tipico pozzo e da un pregevole portico a tre arcate sostenute da colonne, i cui capitelli recano, in bassorilievo, lo stemma di famiglia. 27