Casa di Via F.lli Bandiera. Dopo il restauro. L'ampia gronda lignea, sapientemente ricostruita in parte, ridona all’edificio l'antico equilibrio che il tempo e l’incuria degli uomini avevano compromesso. Questo lodevole restauro è dovuto soprattutto all'iniziativa degli attuali proprietari cioè l’AMPRICA ed il sig. Gino Ruggeri gestore della trattoria « da Gino » ed è stato abilmente condotto dall'impresa edile Gobbi e Ratti sotto la direzione dell’ing. Ottorino Pavesi per quanto riguarda la parte muraria mentre per il salvataggio dei lembi pittorici, il delicato intervento è stato affidato al noto restauratore concittadino Assirto Coffani. Le testimonianze romaniche sulla facciata deM’Archivio di Stato in via Ardigò Pure nel 1970 è anche il clamoroso rinvenimento delle rilevanti testimonianze romaniche sulla facciata dell’Archivio di Stato in via Roberto Ardigò consistenti nell’arco con doppia ghiera in profondità di una finestra del periodo pre-gotico, di una parte di arco ribassato, elemento superstite di un pubblico passaggio, ed infine di due splendide bifore romaniche perfettamente integre le cui parti in marmo appaiono incredibilmente conservate. Un avvenimento che possiamo definire senza tema di smentita appunto clamoroso per gli appassionati cultori della Storia-Patria, e l’eccezionaiità è costituita soprattutto dalle due bifore le quali, complete in tutte le loro parti, divise da colonnine con capitello a gruccia e con archi bordati da una sequenza di piccole tesserine in cotto unite per gli spigoli, non solo formano un elemento positivo nel profilo del- 36 Casa di via F.lli Bandiera. Altro particolare. l'indagine storica, ma rappresentano soprattutto l’unico esempio attualmente conosciuto di architettura romanica civile nella nostra città. Infatti per similitudine, il confronto di queste due pregevolissime aperture, collocabili per la durezza delle linee verso il secolo XI, può avvenire soltanto con le celle campanarie delle chiese di S. Gervasio e di S. Leonardo. Fra gli edifici che compongono l’antichissima via Ardigò, il complesso che ospita l'Archivio di Stato è senza dubbio dei più notevoli. Per la storia, nel secolo XIII qui sorgevano le proprietà dei Gam-bulini e dei Saviola, ed è perciò allettante presumere che gli elementi sopra menzionati, sopravvissuti ai vari rifacimenti, possano identificarsi nei resti delle dimore di queste antichissime famigle patrizie mantovane. L’arco a tutto sesto, pur essendo legato a permanenze dell 'architettura romanica, risente debolmente degli albori delle discipline gotiche. Potrebbe perciò essere definito d'epoca di transizione tra i due periodi. E d'altra parte, appartiene ad un corpo di fabbrica visibilmente aggiunto successivamente al nucleo romanico e che può forse trattarsi della dimora dei Saviola. Circa le due bifore romaniche, trovandosi queste in una certa simmetria rispetto all’arco sottostante, testimoniano un costrutto a se stante, indipendente ripetuto più tardi in forme più solenni e maestose nel cosiddetto Arengario del Comune. È interessante notare inoltre la differenza di livello tra queste due finestre e la ghiera a tutto sesto. Una differenza che può attestare la sensibile sopraelevazione del piano stradale avvenuta forse nell’inter-correre tra ¡’una e l’altra costruzione. La portata del rinvenimento conduce di riflesso alla mostra « Mantova una città da salvare » nella quale appunto l’edificio dell’Archivio 37