artisti mantovani Roberto Pedrazzoli 40 Agitazione e sospensione delle immagini di FRANCESCO BARTOLI Gioco come funzione estetica, innocenza totale, accumulo fantastico di elementi, invenzione positiva della realtà. Ed anche: gioco come infrazione della presenza, impertinenza e negazione esercitate sul mondo esistente. Serietà del gioco, ma anche messa in gioco della serietà. Tra questi due poli si muove l'immagine di Pedrazzoli, inteso a scavare il vuoto là dove il terreno dei valori sembra più solido, e volto contemporaneamente a sondare la regione deN’imprevisto e del possibile. Ne risulta un movimento iconico difficile, connesso com’è all’ipotesi che i contrari (la figura falsa e quella vera delle cose) possano coabitare insieme. Qualcosa andrà infatti concesso alla lingua sul versante della gravità e qualcos’altro su quello della leggerezza, anche se per via di spostamenti e di oscillazioni si tenta di non privilegiare nessuno dei due a-spetti. L’operazione è condotta su una sola garanzia, quella del gioco appunto, che permette di eludere i significati convenzionali dei segni e li costringe a scommettere su se stessi accettando una partita fatta di continui rilanci in cui l’incognita si presenta sempre più irriducibile ad ogni passaggio. Si aggiunga che lo stesso giocatore scopre via via la perversità di quel procedimento ludico che potrebbe risolversi nel più puro dei godimenti, se la tensione venisse allentata. Malizia necessaria perchè l'immagine è stata deliberatamente scelta nel territorio dell'obsolescenza quotidiana e cioè di quella storia odierna che non si può facilmente esorcizzare con una semplice sottrazione morfologica nè con una diretta denuncia di falsità. Va osservato che la prima deviazione dalla normalità del materiale iconico si manifesta attraverso l'uso di un'immagine mentale della cosa più che mediante l'impiego di una particolare figura della comunicazione corrente. Quando Pedrazzoli concentra la sua attenzione su un tema, è all’« idea » generale di quel tema che si rivolge, non a questa o quella declinazione speciale, sicché oggetto del suo trattamento diventa l’archetipo figurale che sta al fondo della memoria collettiva. Albero, foglia, paesaggio, monumento, giardino sono categorie ricorrenti nella sua tavola della classificazione nominale. La seconda trasgressione è di tipo combinatorio. Frammenti di icona vengono « agitati » insieme, ritagliati e composti in modo da dar vita ad una pagina-mosaico-rebus. I pezzi si incastrano a scacchiera, combinano e aderiscono in modo così stretto da provocare l’impressione di un corpo solidale e compatto, provvisto di una coerenza formale altrettanto vera e incontrovertibile quanto quella di un bricolage spontaneo. Non restano spazi da riempire che dichiarino la violenza della lacerazione poiché è stata posta la massima cura nel procedimento di ricucitura delle parti, così come il filo di bordatura segue un andamento accattivante che fa pensare ad uno scorrimento di superfici piuttosto che ad una cruda mutilazione. Una operazione indolore che non risana 41