Onorevoli Consiglieri, nel presentare il Bilancio del Comune per il 1972, la Giunta Comunale, riconfermando l’ispirazione originaria del centro sinistra ribadita dagli accordi sottoscritti nel 1970 all’atto della costituzione dell attuale maggioranza, non può non fare riferimento ad una situazione particolare esistente nel Paese e cioè alla presenza di una diffusa e voluta reazione alla politica delle riforme e alle conquiste dei lavoratori. Mentre si stanno svolgendo le trattative per la formazione del governo, la Giunta afferma la necessità che uno dei cardini che dovrà caratterizzare il programma del futuro governo dovrà essere la salvaguardia della legalità repubblicana contro tutti gli attacchi o le insidie da qualsiasi parte dovessero provenire e coerentemente con quanto testé affermato la Giunta ritiene, inoltre, che lo Stato dovrà essere in particolare fermamente difeso dagli inquietanti attuali rigurgiti fascisti, per la tutela dei valori essenziali contenuti nella nostra Costituzione repubblicana, frutto della volontà comune delle forze della Resistenza. Pertanto l’antifascismo rimane impegno politico e civile delle scelte sociali che caratterizzano l’Amministrazione. Un antifascismo non celebrativo, ma attuale, vigile e attivo contro le spinte e la tendenza verso destra. Questa tendenza, la Giunta e le forze che la compongono si sentono impegnate a contrastare e a condannare. Non diversamente potrebbe essere inquadrata la nostra azione tesa a contribuire alla salvaguardia della politica delle riforme e al rinnovamento delle strutture dello Stato. Caratterizzeremo sempre più la nostra azione dando priorità nel nostri programmi ai provvedimenti sociali che tutelino il potere d acquisto dei salari, che anticipino gli indirizzi delle riforme non ancora attuate, in un contatto stretto con tutta la popolazione, in modo particolare con le organizzazioni sindacali e con i Consigli di Quartiere, mantenendo un rapporto dialettico e aperto verso le opposizioni. Il Bilancio ’72 nelle sue cifre rappresenta la cruda e drammatica situazione del nostro Comune; situazione non nuova ma certo aggravatasi e deterioratasi nel tempo. Da anni insistiamo sulla necessità di un riequilibrio tra compiti crescenti degli Enti Locali e le sue possibilità, le sue capacità di spesa; ma questa esigenza che è uno dei più grossi problemi del nostro Paese è ancora disattesa, come del resto tanti altri pure importantissimi. E’ il costo delle riforme non ancora attuate, o attuate solo in parte e anche queste con ritardi e distorsioni rispetto alle premesse originarie. Talvolta il ruolo dell’Ente Locale ne è uscito menomato nella sua autonomia. Attendiamo con preoccupazione gli effetti dell’entrata in vigore della riforma tributaria sulle nostre capacità di spesa. Attendiamo con più fiducia, ma sempre con vigile attesa la reale messa in moto delle Regioni dopo le recentissime deleghe. Rapporti con la Regione e massima occupazione L’obiettivo della piena occupazione resta oggi come per il passato la maggior preoccupazione dell Amministrazione. L’esodo dalla campagna con le varie conseguenze che comporta, non può essere visto come un fenomeno storico fatalistico. La Regione ha portato di nuovo e propotentemente alla ribalta questo problema. Un rigetto di mano d'opera dalle campagne, non accompagnato da una maggior potenzialità dell'occupazione nel settore industria, e dall’inevitabile sovraccarico nel settore terziario definisce oggi esattamente la nostra situazione di depressione e di squilibrio economico. Resta perciò valida la valutazione che abbiamo fatto o suo tempo in occasione della visita a Mantova della Giunta Regionale. Valutazione che doveva essere ripresa dal Consiglio comunale, che è stata rinviata di mese in mese e che riteniamo trovi la sua giusta indilazionabile collocazione nel discorso sul Bilancio. Il riequilibrio interno della Regione non è un discorso demagogico, quindi non può essere definita una richiesta campanilistica il decentramento industriale lombardo come fonte di occupazione che riequilibri l’economia della Regione a favore delle zone depresse. Abbiamo chiesto la reale, vera, sincera nelle intenzioni, disincentivazione del triangolo industriale che ha nella metropoli lombarda ed aree adiacenti il suo più grosso e vistoso vertice. Le stesse condizioni ecologiche, le scarse riserve idriche, gli inquinamenti dilaganti, le condizioni prevedibili della vita dell’uomo, denunciano la follia di questa tendenza. Per contro abbiamo le zone di ristagno come la nostra, col rigetto di braccia dalle campagne, l’esodo dalla città di cervelli giovani, una assorbibilità nella industria locale in stagnazione e un limite pressocché invalicabile di assorbimento da parte del terziario. L’esodo è soprattutto nelle forze attive e giovani e la popolazione tende ad invecchiare. In provincia su 370 mila abitanti circa si registrano (dati deli'I.N.P.S.) 85 mila pensionati. Questo il discorso di allora, nella sua dura sintesi, ma tuttora valido. E le tendenze dell’industria ad investire nel triangolo hanno quasi sempre la loro ragion d'essere al servizio deM'accumulazione del capitale e contrastano con la riaffermata necessità di riequilibrio dei vari'territori nell’interno della Lombardia. Alla classe dirigente lombarda noi chiediamo questo sforzo di valutazione in prima istanza, e il conseguente comportamento nella individuazione dei punti chiave dove si può operare realisticamente e concretamente la disincentivazione e il conseguente decentramento di nuove attività industriali. Già da allora noi li avevamo individuati in alcuni uffici degli stessi Enti Locali delle zone congestionate, purtroppo sempre disponibili a rilasciar permessi e autorizzazioni anche quando si travalicano i limiti della tollerabilità, ma soprattutto gli uffici del potere centrale con le faticose e stentate deleghe alla Regione. I decreti delegati sono tuttavia una realtà che andrà in vigore con la data del primo aprile e dovranno sostanziarsi in precisi stanziamenti da dedicare a tutta la regione e alle zone depresse come la nostra. In modo particolare ci interessa la ripartizione e la localizzazione degli interventi finanziari per l'edilizia ai sensi della nuova legge per la casa, ripartizione e localizzazione che saremo quanto prima chiamati a discutere. Deleghe e trasferimenti di potere che costituivano una battaglia per la Regione, delineano ora anche la nostra battaglia, perché per queste vie passa un nostro possibile futuro interesse, ancora tutto da conquistare. Per la verità gli uomini della Regione che abbiamo avuto occasione di sentire, sembrano sinceramente convinti di questi valori, e della validità di questa battaglia; ma non siamo certi che siano stati individuati i momenti, i livelli, gli uffici che possono mettere l’alt a successive dosi di concentramento e congestione, che possono invertire la tendenza e iniziare un processo di decentralizzazione industriale, favorevole alle zone depresse nelle quali, oltre al sud, si trovano le zone lombarde da riequilibrare economicamente. Con la Regione, con la parte più avanzata della Regione noi dobbiamo condurre la nostra battaglia politica, e contro coloro che in ogni 5