PREMESSA La formazione di un bilancio di previsione che è in sostanza un piano di lavoro annuale, mette in gioco tutte le caratteristiche personali e collegiali degli Amministratori e tutti i meccanismi a livello metodo-logico e contabile che ne conseguono. La fantasia unita all’equilibrio, l’iniziativa unita alla collaborazione, la capacità di guardare avanti con realismo, ma con coraggio sono la matrice su cui si forma un piano di lavoro. Diremo qui che cosa abbiamo inteso e come siamo giunti a condensare il tutto in questo documento cercando di riempire con queste note che integrano la relazione presentata dal Sindaco a nome della Giunta, gli spazi tra le righe del bilancio. Ci pare opportuno iniziare con una breve nota metodologica ben consapevoli del suo valore puramente strumentale. FORMAZIONE DEL BILANCIO Nella relazione di questo Assessorato che accompagnava il Bilancio 1971 si faceva cenno a possibili iniziative orientate a rendere il Bilancio stesso, oltreché un riferimento per la attività dell’Ammini-strazione, uno strumento di lavoro, per quanto possibile, anche per i funzionari. L'intento, evidente e dichiarato, era ed è quello duplice di associare più strettamente i funzionari alle vicende del Comune, aumen- tandone per quanto possibile la responsabilità professionale, e di liberare la Giunta Municipale dalla troppo gravosa trattazione di prati- che modeste quanto numerose. Per la prima parte, quella relativa alla partecipazione dei funzionari nella formazione del Bilancio 1972 si è tentato un esperimento che è riuscito solo parzialmente, ma che ha posto le basi per un più significativo intervento il prossimo anno. Si è chiesto cioè ai Capi Ripartizione di formulare essi stessi le previsioni relative al Bilancio ordinario ed un primo esame dello stesso è stato effettuato collegialmente con essi dalla Giunta. E' stata una specie di collaudo che ha dato buoni risultati anche se inevitabilmente parziali. Sulla base di questi risultati l’esperimento verrà ripreso ed ampliato in sede non solo di formulazione del bilancio, ma anche in sede di gestione mediante l’attuazione di periodiche riunioni dei capi ripartizione già iniziate e solo temporaneamente sospese. Per quanto si riferisce invece all’attività della Giunta contiamo di giungere, a Bilancio approvato, alla discussione collegiale, approfondita e responsabile dei programmi di attuazione dei singoli Assessorati per poi affidare in pratica la gestione delle rispettive parti del Bilancio agli Assessori competenti restituendo la Giunta alle sue funzioni di studio e propulsione dei problemi comuni e di interesse più generali. ALCUNE CIFRE SIGNIFICATIVE Veniamo alle cifre del Bilancio e parliamo del disavanzo per il quale il mutuo a pareggio passa da 1 miliardo 636.176.470 approvato nel 1971 a 2.565.000.000 con un aumento di 928.823.530 lire. Si tratta 26 di una somma imponente, si tratta di una situazione che si perpetua e sulla quale già molte parole si sono spese in passato perché ora valga la pena di ripeterle. Tuttavia non si può fare a meno di insistere su un concetto che abbiamo già esposto negli scorsi anni e che configura il disavanzo come non solo inevitabile ma addirittura doveroso nelle nostre condizioni. Non dobbiamo infatti dimenticare che Mantova è sostanzialmente al centro di una zona depressa, della quale sopporta tutte le caratteristiche negative in termini di limitatezza delle attività e quindi del reddito prodotto ed in termini di richiesta di servizi da parte della cittadinanza. Questa situazione ci impone, per rispetto della nostra funzione di organo essenzialmente erogatore di servizi, di chiedere che lo Stato ci offra, anche in termini puramente finanziasi, ossia mediante il mutuo per il pareggio del Bilancio, la possibilità di non mancare ai nostri compiti. Naturalmente, stanti così le cose è certo che le sollecitazioni che la legge per la riforma tributaria ci rivolge a ridurre progressivamente il disavanzo ed a riportare il Bilancio in pareggio hanno modeste possibilità di essere accolte in quanto a fronte di un sostanziale futuro blocco delle entrate l'unico mezzo per un risanamento sarebbe costituito da un contenimento delle spese, contenimento che, data la naturale lievitazione dei costi, si tradurrebbe in pratica in una progressiva riduzione di attività, e di servizi. Crediamo che nessuno possa responsabilmente auspicare che i servizi erogati dal Comune debbano ridursi quantitativamente e qualitativamente, in una situazione sociale in cui giustamente si reclama che taluni bisogni essenziali siano soddisfatti dalla organizzazione collettiva. Riteniamo però che qualche cosa si debba fare. Porsi il problema di un risanamento del Bilancio non significa inseguire il mito di un pareggio fine a se stesso ed assolutamente problematico. Significa invece allontanare lo spettro di una materiale impossibilità, in un prossimo futuro, di fare alcunché di significativo ed allineato con i tempi. Il problema non è quello di ridurre le spese ma quelle di ridurre i costi che è cosa ben diversa. In sostanza non si tratta, come dicevamo più sopra, di rinunciare ad erogare dei servizi, bensì di qualificare la spesa in modo che attraverso una maggiore produttività della stessa si ottenga una riduzione dei costi. Perché occorre ricordare ancora una volta che, in termini economici, la funzione fondamentale di una pubblica amministrazione è quella di spendere e non di incassare. Dover proporzionare le spese alle entrate è certamente un saggio principio economico che però nel nostro caso rischia di vanificare in gran parte la funzione di servizio che l’Ente pubblico ha preminente. D’altra parte portare le entrate al livello richiesto dalle spese è operazione altrettanto difficile dato che le capacità contributive dei cittadini hanno un limite. L'imposta di famiglia nel Bilancio '72 raggiunge un livello mai toccato (600.000.000) ed è una esposizione molto realistica, in pratica garantita. Ciascuno si rende conto che anche volendo spremere ulteriormente, le risultanze non sposterebbero granché l'attuale situazione. Ma dal prossimo anno anche questa possibilità di operare sulle entrate tributarie non vi sarà più, almeno per la parte più significativa e consistente. La situazione sarà quindi la seguente: entrate sostanzialmente