quello della determinazione dei fini, momento essenzialmente politico; quello della formulazione del « modello» che consente il confronto e la verifica dei fini rispetto alle risorse disponibili, infine la messa in movimento degli strumenti che consentono — o che si ritiene consentano — il raggiungimento dei fini. Si tratta quindi di fare delle scelte politiche, si tratta di prefigurare quale vogliamo che sia Mantova nel prossimo futuro, quali caratteristiche vogliamo che si conservino e quali altre vogliamo siano modificate. Il programma dell’alleanza di Centro Sinistra che il Consiglio comunale ha approvato all’atto della elezione della Giunta, consente l’individuazione di alcuni obiettivi, o meglio di alcune finalità di carattere generale che possono essere così esposte: a) riscatto e rilancio di Mantova sul piano sociale ed economico per contribuire ad un diverso e più ordinato equilibrio dell’area lom- barda e padana; b) aumento del reddito individuale e globale dei cittadini e migliore distribuzione dello stesso tra impieghi privati e sociali per la creazione di più civili e gratificanti condizioni di vita per tutti; c) elevazione del livello di democrazia sostanziale dei nostri istituti attraverso una intensificazione della partecipazione popolare alle decisioni. Come è evidente tali finalità sono, ripeto, di carattere generale, anche se non generiche. Ora hanno bisogno di una maggiore specificazione, hanno bisogno cioè di un « modello » che trasformi tali finalità in « traguardi », a scadenze più ravvicinate, che individui e scelga le variabili in gioco, che le organizzi in sistemi suscettibili di elaborazione. Talune di queste variabili sono già individuate, e meglio ognuno di noi sa quali debbono essere: si tratta ad esempio del tipo di economia che vogliamo dominante a Mantova, o meglio della proporzione tra i vari settori economici che riteniamo debba esserci; ancora si tratta delle dimensioni che I mantovani intendono debba avere la loro città; e poi del tipo di rapporti da tenere con i vicini, ossia del ruolo che vogliamo per Mantova. Questo materiale dovrà essere elaborato dalla Commissione consiliare che già si è messa al lavoro, e dovrà poi ottenere la sanzione del Consiglio comunale e delle forze sociali della cittadinanza così come di coloro che saranno chiamati, assieme a noi, a realizzare il programma. Anche ovviamente la scelta degli strumenti e delle modalità di intervento dovrà essere fatta dalla Commissione tanto più che tale scelta è necessaria conseguenza delle prime, tuttavia alcuni dati di fatto sono di tale evidenza che possono essere assunti sin d ora come impegnativi. Anzitutto il problema della occupazione che, in questi tempi si mostra come il problema della difesa dell'occupazione. Dati recenti infatti ci dicono che se è vero che gli iscritti alle liste di collocamento aumentano di poco — ma aumentano — rilevante appare il fenomeno della sottoccupazione quale si manifesta dall’anda-mento degli interventi della cassa integrazione guadagni. L'analisi poi degli stessi dati ci dimostra quanto l'edilizia sia la più toccata dal fenomeno, e non solo per ovvi motivi di ordine stagionale, ma anche per la flessione che si è riscontrata in sede di progettazione 32 e di inizio dei lavori, flessione che supera quella media lombarda e nazionale. In questa direzione hanno senso le esposizioni di Bilancio che si ripromettono di assecondare sforzi altrui tesi a creare occasioni di lavoro per i nostri edili. Mi riferisco al miliardo di mutuo per le spese di urbanizzazione primaria di zone comprese nella « 167 ». Esso non è tanto un aiuto diretto all’edilizia, dato che solo in parte, e piccola, si tratterà di lavori edili, ma costituisce una condizione perché altri facciano lavori per tre miliardi. Una tipica azione promozionale è rappresentata dalla richiesta di mutuo per il finanziamento degli investimenti per l’Urbanistica. Si tratta cioè di garantirci finanziamenti per la redazione dei piani particolareggiati, che comunque siamo intenzionati a fare, e che possono costituire la condizione per investimenti di buon livello per costruzioni entro la cerchia cittadina. Ma è evidente che una struttura economica che vede l'edilizia quale attività industriale prevalente non è equilibrata in quanto l’edilizia è più esposta di altri settori alle difficoltà congiunturali. Occorre un'attività industriale più solida e continuativa, meno sensibile alle fluttuazioni e in grado di offrire un ventaglio più ampio di occasioni ai giovani i cui interessi e le cui inclinazioni sono molteplci e variate. Per evitare quindi che le fluttuazioni congiunturali abbiano un peso eccessivo sulla occupazione, occorrono modificazioni strutturali. Occorre in sostanza un ampliamento dell'attività industriale manifatturiera che sia di stimolo al potenziamento di altri settori economici. Noi non abbiamo il potere di far venire qui le industrie; non ce l’ha nemmeno la Regione e, in fondo, non l’ha nemmeno lo Stato ed è bene che sia così perché l'autonomia imprenditoriale è una componente dello sviluppo cui non si può rinunciare. Ma lo Stato opera, o si propone di operare attraverso quella « contrattazione programmata » in cui farà valere tutto il peso del proprio potere contrattuale che non è poco, dato che va dal credito ai contributi, agli sgravi fiscali, alla creazione di infrastrutture, per l'aspetto positivo e dalla possibilità di negare l’autorizzazione ed insediamenti non opportuni fino alla creazione di vincoli, sul versante negativo. Diciamo qui in sostanza che crediamo alla « contrattazione programmata » come metodo che responsabilizza entrambe le parti, ma diciamo anche che siamo consapevoli che lo Stato può e deve operare anche al di fuori di essa, quando questa non dia risultati soddisfacenti e ciò perché lo Stato ha per sua natura una visione globale e superiore che tiene conto di elementi in gioco che non sono solo quelli, pure legittimi, legati alle finalità economiche delle aziende. La concentrazione degli insediamenti produttivi che si è sino ad ora verificata, e contro la quale abbiamo levato la nostra protesta, ha, come ognuno sa, delle giustificazioni di ordine economico che difficilmente possono essere totalmente negate, ma ha anche dei costi sociali tanto elevati per cui la collettività deve opporsi, deve sapere dire di no. Intendiamo dire che se è giusto, ed è giusto, che la collettività offra strumenti per agevolare l’insediamento e l’esercizio di nuove attività economiche al fine di avere poi i vantaggi della crescita dell'occupazione e del reddito, è pure giusto che tali strumenti li offra alle condizioni che ritiene più opportune affinché i costi non vanifichino i vantaggi. Le prime notizie che si hanno sul programma economico nazionale 33