lasciano sperare che le nostre preoccupazioni costantemente espresse abbiano qualche possibilità di ridursi. Naturalmente si tratta ora di vedere quale parte intende recitare la Regione cui sono commesse grandi responsabilità. La Regione ancora non parla, ma non può continuare a tacere e soprattutto deve cominciare ad agire. Nella relazione al Bilancio si parla di primi lineamenti di piano entro l’estate 1972. Ci auguriamo che sia vero e che finalmente si esca dalle secche di questo rodaggio che la Regione sta vivendo, certo con le difficoltà innegabili date dalle resistenze romane, ma anche, evidentemente con qualche elemento di inerzia e di contraddizione interna. Non possiamo fare a meno di notare che la Finanziaria regionale, ad esempio, che neM'incontro con la Regione qui a Mantova aveva conosciuto una prefigurazione di un certo tipo, ora appare assumere un carattere esclusivamente metropolitano, ignorando la periferia e contribuendo in sostanza a rafforzare quel tipo di concentrazione industriale che abbiamo condannato. Comunque ci prepararemo a questa scadenza discutendo qui, in Consiglio comunale, oltreché in Commissione la posizione che anche, a seguito dei propositi enunciati dai programmatori centrali, elaboreremo e presenteremo alla Regione nel momento in cui comincerà a parlare di piano lombardo, affinché le attese di Mantova che si collocano in una moderna interpretazione dell’attività economica trovino la loro giusta rispondenza. Abbiamo detto delle possibilità che ha lo Stato nei confronti delle imprese; al Comune gran parte di questo non è concesso. Tuttavia qualche possibilità esiste anche per noi e si identifica sostanzialmente con la messa a disposizione di infrastrutture utili e di servizi collettivi in grado di sollevare le aziende da talune preoccupazioni in sede di costi d’insediamento, che sono le più rilevanti. In questo senso intendiamo procedere. Intendiamo dar vita, ed ho già avuto modo di dirlo, ad un consorzio per la zona industriale, un consorzio cui concorrano gli Enti Pubblici interessati ed organizzazioni private e di categoria partecipi del sistema economico mantovano. Le basi per tutto ciò stanno per essere poste. La Commissione consiliare sarà quanto prima investita del problema ed immediatamente si procederà anche per utilizzare quanto lo Stato e la Regione intendono mettere a disposizione. Infatti la legge 20 ottobre 1971 n. 912, che affida alle Regioni la delimitazione delle zone depresse del Centro Nord e la realizzazione delle conseguenti opere straordinarie di pubblico interesse, ci rimette in corso per l’acquisizione a Mantova dei benefici da cui siamo stati esclusi al tempo della «614 ». Si tratta, com’è noto di opere relative alla viabilità, alle fognature ecc. nonché di possibilità relative alla fondamentale infrastruttura ossia l’area su cui insediare la zona industriale. Inoltre la relazione del Presidente della Regione Lombarda che accompagna il bilancio 1972 promette interventi di sostegno finanziario agli Enti Locali per la realizzazione di opere pubbliche essenziali per la difesa dell’ambiente, ossia inceneritori di rifiuti solidi e installazioni di depuratori per le acque. Tutte queste sono frecce che potremmo avere al nostro arco nel momento della « contrattazione programmata » con le imprese. Non possiamo certo noi manovrare il credito, ma se convinceremo 34 gli Istituti appositi a far parte del Consorzio, esso avrà in sé la forza e le possibilità di darsi una conveniente struttura finanziaria. Naturalmente tutto ciò non potremo e non dovremo farlo da soli, ma dovremo ampliare il discorso al comprensorio del quale intendiamo promuovere la costituzione quanto prima. Il problema dello sviluppo industriale infatti non è problema solo di Mantova, è problema di tutta la Provincia ed in particolare del nostro comprensorio di cui la città è polo. Il Consorzio dovrà preoccuparsi di definire le esigenze particolari in materia di infrastrutture soprattutto di trasporto. E' noto infatti che se tali infrastrutture non sono completamente determinanti è pur vero che costituiscono quel « quinto fattore » della produzione cui oggi non si può rinunciare. Si tratta di definire il ruolo che vogliamo assegnare all'Autobren-nero, ormai conclusa e che non deve restare solo una bella strada da ammirare. Si tratta ancora di far in modo che le ferrovie siano adeguate al prospettato, e in gran parte già attuale, recupero della loro importante funzione. Ma, le infrastrutture si giustificano se le strutture le richiedono e la struttura che abbiamo va modificata e resa più attuale. Vi è un’industria da potenziare nel comprensorio e nella provincia, ma vi è anche un artigianato da sostenere e qualificare. Vi è poi un terziario da esaltare e da qualificare perché ora è saturo ma non è sufficiente come articolazione, in quanto Mantova è capoluogo di provincia e deve porsi come centro di servizi per tutto il suo territorio in ogni aspetto della vita sociale ed economica. Nel Bilancio in esame vi è traccia di quanto sopra. Infatti le esposizioni relative alla partecipazione al Consorzio per lo sviluppo della zona industriale comprensoriale (150 milioni); gli investimenti relativi alla viabilità e all’urbanistica, la partecipazione del Comune agli oneri per la acquisizione pubblica dei servizi di trasporto extra urbani (100 milioni) e i 30 milioni (che proponiamo, come emendamento della Giunta, di portare a 50) per il potenziamento dell’Aeroporto, si iscrivono appunto in questo disegno cui le discussioni e gli incontri che si avranno entro tempi sufficientemente brevi, conferiranno connotazioni più precise e concrete. QUARTIERI Una esposizione di un certo interesse, dopo le discussioni avute in Consiglio comunale e fuori di esso, è quella relativa al funzionamento dei centri civici di quartiere e dei servizi decentrati (10 milioni). Essa rappresenta evidentemente qualcosa in più di ciò che la stringata dizione del Bilancio esprime. Questi 10 milioni costituiscono una prima traduzione dell’impegno che l’Amministrazione si è assunto, di attuare il decentramento amministrativo attraverso l’istituzione dei consigli di quartiere. Una proposta di Regolamento è già all'attenzione dei componenti la Commissione consiliare preposta al problema. Una volta abbozzato tale regolamento sarà passato ai Comitati di Quartiere esistenti per un loro indispensabile parere. Infine il Consiglio comunale sarà chiamato a vararlo e si darà inizio alla costituzione dei Consigli di Quartiere. I dieci milioni ci aiuteranno a mettere detti Consigli in condizione 35