Noi tutti sappiamo che l’aspetto dominante degli anni '70 è ormai, nel nostro paese, lo sviluppo urbano. E’ in corso un processo di gravitazione urbana verso un ristretto numero di aree. Questo processo tende a svuotare ed impoverire il tessuto cittadino e la vita economica e sociale di vaste zone, e a creare condizioni di sovraccarico e di congestione nelle aree di afflusso. Lo stesso progetto ’80 prevede, proiettando nel futuro le attuali tendenze, che nel 1980 il 37% della popolazione italiana sarà concentrata in otto aree metropolitane (Milano, Napoli, Roma, Torino, Genova, Firenze, Palermo, Bologna) che rappresentano il 4% della superficie e che nel 2000 tale percentuale salirà al 45%. Per contrastare questo movimento centripeto è necessario che si proponga attraverso una attiva politica, di realizzare un nuovo tipo di civiltà urbana. Mentre sempre più inquietante si presenta il problema a carattere nazionale, anche per Mantova nella Lombardia vale lo stesso discorso, anzi esteso a livello interregionale, data la nostra particolare ubicazione geografica e funzione di cerniera interregionale. Ci pare che l'occasione migliore per iniziare concretamente questo discorso sia proprio la Revisione generale del Piano Regolatore e a maggior ragione oggi con l'istituzione delle Regioni e i poteri delegati alle stesse. Potremo dire con chiarezza e con fermezza quali sono i nostri indirizzi, non tanto e non solo nell’applicazione dell'attuale legislazione in materia, ma soprattutto in previsione della futura auspicabile legge urbanistica regionale. Se l'indirizzo a lungo periodo sul piano nazionale dovrà essere quello di una serie di « Sistemi di città », i quali dovrebbero presentare proporzioni e dimensioni non molto diverse l’uno dall'altro, coprire l'intera area urbanizzata, assicurare al loro interno una ripartizione e organizzazione dello spazio e dei servizi tali da consentire a tutti i cittadini facili e rapidi accessi alle attività di lavoro e di tempo libero. Rispettare e valorizzare le caratteristiche differenziali storiche, tradizionali e culturali del territorio. Anche a livello interregionale e regionale i sistemi metropolitani non devono essere intesi come aree urbanizzate compatte, disposte attorno ad un unico centro, ma come strutture articolate e policentriche. Ciascun sistema dovrà comunque presentare certi requisiti e misure fondamentali riguardanti la consistenza demografica minima, i tempi di percorrenza massimi all’in-terno di ciascun sistema, la presenza di una organizzazione economica complessa e differenziata, capace di offrire possibilità di lavoro in un'ampia gamma di attività produttive, la presenza di un minimo di istituzioni e attrezzature e servizi civili, sociali e culturali; la disponibilità di spazio per II tempo libero. E' necessario quindi, anzi indispensabile, distinguere i sistemi fondati sulla base delle attuali principali aree metropolitane, dai sistemi di rieliquillbrlo e dai sistemi alternativi. Al riguardo, l'Intervento dovrà essere rivolto principalmente alla decongestione e ni decentramento Interno, contrastando le tendenze all'ulteriore concentrazione. Ed ò proprio da qui che noi dovremo proporre un tipo di città a dimensione com prensoriale capace di Inserirsi a livello regionale come momento e strumento di riequl-llbrlo territoriale. Mantova e II suo hinterland potrà organizzare oggi, con la revisione del P.R.G., il territorio, puntando decisamente al decollo sostanziale sul piano economico - sociale e culturale pur mantenendo ferma l’esigenza di una città a dimensione deH'uomo, una città dal volto umano. E' chiaro però che tutto questo non può rimanere una pura astrazione ma deve invece rappresentare un costante Impegno per una rinnovata volontà politica e programmatica per il rilancio di Mantova nel contesto provinciale e regionale. Dobbiamo assicurare un ruolo preciso per Mantova, quel ruolo che le spetta e che possiede solo sulla carta: la funzione di capoluogo quale polo di attrazione e di sviluppo degli interessi provinciali sul piano culturale, commerciale, e più in generale sul piano economico e sociale. Dobbiamo vagliare a fondo tutte le possibilità insite nel territorio. Orientare con una energica azione, non certo vittimistica grossi investimenti che possono essere effettuati dallo Stato e dalla Regione. Senza per questo limitarsi ad attendere questo tipo di interventi, ma bensì provocare immediate risposte nel territorio. Del resto, I maggiori centri della Provincia, eccentrici rispetto al capoluogo: Ser-mide, Castiglione delle Stiviere, Viadana. Suzzara ed altri, finiscono per gravitare sui capoluoghi delle Provincie limitrofe. Questo avviene anche a causa delle carenze di strutture e di infrastrutture della nostra città. Mantova per assumere il ruolo di capoluogo dovrà divenire un centro di scambi interprovinciali nel quadro di quella funzione cerniera interregionale che è una delle vocazioni più valide della nostra città. Il miglioramento delle condizioni di un centro come il nostro, che ha sempre avuto caratteristiche prevalentemente agricole e di 4 1 città « isolata », dovrà far sì che Mantova diventi una vera città, con adeguati servizi e moderne strutture economiche (leggi processo di industrializzazione) affinchè diventi competitiva rispetto ai capoluoghi di altre Provincie. Lo stesso discorso vale per il sistema dei trasporti al servizio del capoluogo Mantovano. Il problema ha due aspetti: collegamenti con i grandi centri urbani extraprovinciali e collegamenti interni con i centri mantovani. Il discorso riguarda anche il miglioramento della rete viaria, ferroviaria e un servizio di trasporto pubblico, automobilistico al servizio di tutta la Provincia e non solo come è attualmente, al servizio della città. Appare inoltre indispensabile un coordinamento degli interventi tra il modello di programma e i vari Enti che operano a vari livelli: ANAS, ENEL, FERROVIE, ed altri. Noi siamo certi che nulla ci verrà concesso, ma che ogni passo avanti dovrà essere conquistato giorno per giorno. E’ una battaglia politica che intendiamo fare fino in fondo. La nostra vigile attenzione verrà rivolta alla Regione che ancora oggi non offre nessuna garanzia di volontà politica tesa al riequilibrio ed a una corretta politica di programmazione. L’impegno nostro dovrà essere quello di proporre un programma e un modello di sviluppo e di assetto territoriale, da noi creato e costruito quale tessei a di un mosaico già in grado di concorrere concretamente all'inversione di tendenza in atto, e che nonostante alcune apprezzabili affermazioni di principio a livello regionale, nei fatti, dobbiamo registrare ancora il sempre più preoccupante congestionamento delle zone congestionate e l'altrettanto continuo impoverimento delle zone depresse. Ritengo del tutto inutile dilungarmi nel sottolineare la ormai indispensabile esigenza di procedere alla revisione del Piano Regolatore Generale. Le motivazioni contenute nella relazione accompagnatoria della stessa richiesta di revisione che molti consiglieri ricorderanno, indipendentemente da ogni giudizio di merito circa la validità o meno del P.R.G. vigente, considerava la revisione necessaria come un primo passo indispensabile verso quel tipo di * pianificazione continua » auspicato dalla più illuminata cultura urbanìstica. Quindi, non interventi parziali, ma un procedimento organico, quale verifica generale delle vocazioni territoriali del Comune neM'ambito di una visione comprensoriale capace di promuovere un tipo di sviluppo al di fuori di anacronistiche formule campanilistche. La rchiesta di revisione oltre alla stessa età del piano evidenziava anche i punti di maggiore conflitto tra la situazione della strumentazione urbanistica e la situazione reale cercando di individuare le principali motivazioni a sostegno della richiesta, suddividendole secondo tre ordini di elementi: 1) ELEMENTI DI ORDINE ESTERNO AL PIANO e cioè di quel parametri che II P.R.G. al momento della sua redazione non poteva prevedere in quanto derivanti da nuove disposizioni legislative, da nuove Infrastrutture territoriali, ecc. 2) ELEMENTI DI ORDINE INTERNO AL PIANO sono state esaminate in questo campo le caratteristiche proprie (premesse, impostazione, dati tecnici) del P.R.G. In relazione alla loro presente opportunità eH attualità. 3) ELEMENTI DI ORDINE SETTORIALE individuabili in quelle particolari aree del territorio comunale in cui si è palesato urgente un intervento esecutivo che, alla luce della situazione attuale, comporterebbe una variazione della destinazione urbanistica. Appare chiaro tuttavia che oggi, più che mai, la revisione che ci accingiamo ad avviare con l'affidamento dell'incarico, travalica i limiti di correzione e di aggiornamento del vecchio piano per divenire l’occasione di pianificazione e gestione del territorio comunale ed extracomunale (comprensorio), nel quadro generale di una politica di programmazione. Nella stessa relazione al bilancio del 1972 è precisato l’impegno di dare il via a questo processo di assetto territoriale con la Revisione del P.R.G. che organizzi i territori non solo del Comune di Mantova ma anche dei Comuni del comprensorio. Da molto tempo si parla di comprensori, e solo ora, almeno per Mantova, si va definendo in una cerchia di Comuni confinanti che finora hanno retto abbastanza bene il livello demografico con aumento di popolazione per riflesso immediato della vicinanza col capoluogo, e in una ulteriore cerchia di Comuni che invece denunciano la flessione demografica per effetto dell’esodo dell’agricoltura. 5