Essi sono per ora: il capoluogo, Bagnolo S.V. - Bigarello - Borgoforte - Castelbelforte Castel d'Ario - Castellucchio - Curtatone - Goito - Marmirolo - Porto Mantovano - Rodigo — Roncoferraro - Roverbella - S. Giorgio - Villimpenta - Virgilio. Nella dimensione comprensoriale, in questo nuovo modo di pensare, i Comuni nella loro piena autonomia saranno i protagonisti del processo di ricerca dello sviluppo economico - sociale e culturale capace di mettere in movimento il decollo delle nostre terre sottosviluppate, in una provincia più volte definita con crudo realismo « la cenerentola della Lombardia ». La formula del piano intercomunale, già sperimentata da altri Comuni, quasi sempre con risultati negativi, appare senz’altro inadatta per le difficoltà che tutti conoscono di una legge Urbanistica che risale al 1942. Noi riteniamo invece di adottare uno « schema di piano comprensoriale » per linee essenziali, ma tuttavia sufficienti per tracciare gli indirizzi di un assetto territoriale che i mantovani dovranno individuare, prevedere e organizzare. Il piano dovrà assumere carattere « strumentale » rispetto al processo di analisi, scelta e verifica delle direttrici di sviluppo del territorio. Esso si potrebbe configurare meglio in una successione di schemi spaziali (dall’assetto territoriale del Comprensorio ai piani particolareggiati) visualizzanti le scelte connesse ai reali programmi di intervento In funzione della gestione e dell’intervento attuativo, il piano sarà temporalizzato e distinto in programmi operativi a breve, medio e lungo termine individuanti i successivi strumenti per il conseguimento di finalità precise e definite nel campo degli interventi strutturali ed infrastrutturali. La zonizzazione ed ogni criterio vincolistico passivo potranno essere intesi ed usati come strumenti di salvaguardia in funzione degli interventi, ma non come cristallizzazione del destino delle varie particelle di territorio. L'intervento pubblico, sia nel campo dei servizi ed infrastrutture, sia nel campo della casa (intesa come servizio sociale) sia nel campo del controllo, incentivazione, intervento diretto, per gli insediamenti produttivi, è lo strumento prioritario di attuazione del Piano nella prospettiva di una reale gestione pubblica del suolo. Il piano comunale del Capoluogo deve necessariamente integrarsi ad uno schema di assetto territoriale del comprensorio predisposto di concerto con gli altri comuni in particolare per quanto riguarda: viabilità, trasporti, insediamenti produttivi, salvaguardia, valorizzazione artistico-am- bientale e servizi sociali. Il lavoro di predisposizione del piano deve costituire già fase di gestione e di pianificazione continua, attraverso la costante integrazione fra dato tecnico, scelte politiche e successive verifiche. In questo senso dovrà innescarsi fin dall'Inizio un processo di partecipazione, e di non mera consultazione, di tutte le forze Interessate a tutti I livelli. Livelli di lavoro e di dibattito da attivare contemporaneamente: — Livello di ricerca ed aggregazione dei dati, di individuazione problematlva del prin- cipali nodi inerenti al territorio e della loro posizione sotto forma di modelli alternativi; — Livello di dibattito a vasta partecipazione per le scelte orientative fondamentali: — Di individuazione delle scelte politiche determinanti, in relazione agli strumenti ed ai programmi di intervento operativo; — Livello di predisposizione di piano settoriali attuativi (piani particolareggiati, 167: interventi infrastrutturali, ecc.) In stretta connessione con le prime indicazioni dei dibattito generale sul piano e come verifica di determinate scelte. I punti fondamentali intorno ai quali si può iniziare il processo contemporaneo di ricerca e di dibattito sono: il COMPRENSORIO — esperienze conoscitive ed aggregazione dei dati inerenti II territorio; — individuazione dei fatti omogeneizzanti degli strumenti attuativi; — rapporti tra P.R.G. e piano comprensoriale; — rapporti con la Regione. I PIANI PARTICOLAREGGIATI — compatibilità della loro elaborazione nella fase preparatoria del P.R.G.; — individuazione delle aree di intervento prioritario e compatibile; — verifica costante con le indicazioni provenienti dal lavoro per il Piano; — CASE E 167 — legge sulla casa come strumento prioritario per l'attuazione del Piano; 6 — conseguente revisione del P.E.E.P. e programmazione degli interventi: — LAGHI — integrazione fra il problema specifico e quello più generale delle scelte territoriali alla luce della variante già approvata, per la salvaguardia ambientale delle sponde. Affermazione del principio del rapporto inscindibile città-laghi che rappresenta un tutt’uno storico, culturale, ambientale. — CENTRO STORICO — inteso non come settore particolare, ma come la citta in cui è connaturato il carattere di C.S. Informazione continua sullo studio urbanistico in atto da intendersi non come prodotto finito ma come stimolo e indicazione per le scelte di piano. Il completamento dello studio in atto al fine di avere la conoscenza completa dal punto di vista quali- tativo del patrimonio monumentale storico e ambientale, attuerà una visione globale delle caratteristiche e dei problemi dei Centro storico di Mantova. La revisione del P.R.G. interesserà in modo rilevante anche il centro storico inserendolo nel contesto generale, individuandone chiaramente il ruolo e le funzioni neH’ambito comunale e comprensoriale, favorendo le attività compatibili e scoraggiando quelle in contrasto con le caratteristiche fisiche, formali e socio-econo-miche. E' chiaro che, affinchè la revisione del P.R.G. sia in grado di fare delle scelte adeguate, è indispensabile la perfetta conoscenza degli elementi della situazione esistente; questa conoscenza, per quanto riguarda il tessuto urbano entro le mura, è fornita dallo studio urbanistico sul centro storico. — VIABILITÀ' E TRASPORTI — politica del traffico non attraverso soluzioni tecniche co- stose o inattuabili, ma attraverso strumenti di politica urbanistica. — indagini, in accordo con la Provincia su: intensità dei flussi, origine e destinazione, utilizzazione patrimonio esistente, modelli alternativi, bilancio costi benefici. — ZONE INDUSTRIALI — politica a livello comprensoriale estricantesi in programmi di intervento e non in generiche destinazioni. — STANDARDS URBANISTICI E SERVIZI — superamento della concezione del minimo inderogabile e ricerca della effettiva possibilità di fruizione dei servizi da parte della popolazione. — Attrezzature integrate ed efficienti, gestite dal basso e non dimensionate sulla carta con un destino di degradazione e non-uso — IL QUARTIERE — Il quartiere inteso come prodotto della politica speculativa degli anni 50 e ora come momenti di rivendicazione e di presa di coscienza della base. — Superamento della concezione rlvendicatlva del servizio. — il quartiere come struttura organica della città nella visione comprensoriale: ruoli e funzioni. L’affidamento deN'incarico per altro dovrà essere strettamente legato ad una struttura organizzativa sul piano tecnico-politico quale metologia da seguire costantemente, il prospetto allegato ne è la sintesi e vuole fugare ogni possibile preoccupazione di eccessiva burocratizzazione, ma garantire invece la indispehsabile continua verifica fra dato tecnico e scelta politica. La relazione che presentiamo al Consiglio rappresenta una base per la discussione che non può e non vuole certamente essere la conclusione, ma soltanto l'inizio del già citato processo di pianificazione continua da costruire giorno per giorno. L’incarico per la Revisione del P.R.G., sarà il primo importante passo avanti a conferma deM'impegno e della volontà di realizzare quanto abbiamo detto nelle linee di indirizzo generale. FRANCO AMORI Assessore all'Urbanistica 7