Come si può osservare lo schema presenta una successione di problemi definiti « oggetti » per ciascuno dei quali è prevista una struttura tecnica che diventa tecnicopolitica nella misura in cui si riterrà che di esse facciano parte dei politici (e ciò sarà indispensabile per quasi tutte) ed altresi perchè fa capo a specifici assessorati individuati sotto la voce • Competenze specifiche ». Sono inoltre previsti per ciascun oggetto la dimensione territoriale su cui operano nonché, in linea di massima gli atti operativi che dovranno essere effettuati e i tempi entro cui tali atti vanno collocati. Possiamo notare immediatamente che dalla lettura dello schema risulta evidente che la revisione del PRG è un elemento del discorso, anche se il più attuale e per il momento il più importante. Notiamo ancora che settori quali il Centro Storico, i piani particolareggiati, il piano per il commercio rappresentano momenti circoscritti nel tempo e che, se avranno un seguito esso potrà realizzarsi attraverso i normali strumenti deM'Amministrazione. Altri invece, come osservavamo più sopra, conosceranno in questa circostanza un avvio significativo e qualificante sul piano degli orientamenti e di poi dovranno articolarsi in uffici permanenti o in strutture similari per garantire che la futura attività del Comune si sviluppi sui binari tracciati, adeguando gli interventi alle nuove evenienze. Si avranno pertanto, per il piano comprensoriale gli organi del Comprensorio, per lo sviluppo industriale gli Organi del Consorzio, per la gestione del P.R.G. un ufficio del Piano che curerà sia gli aspetti urbanistici che quelli della programmazione in senso lato. Per taluni dei settori sopra descritti esistono già delle scelte di merito che gli atti deM'Amministrazione hanno configurato negli ultimi tempi e che vale la pena di esporre sin da ora, nella consapevolezza che si tratta di indirizzi generali che andranno precisati e articolati proprio in questa occasione. Per quanto si riferisce alla programmazione, a parte l'ovvia considerazione che la natura del lavoro che ci accingiamo a svolgere è tale per cui ogni decisione dovrà avere un riferimento al disegno generale, due settori ci appaiono di immediato Interesse di questo Assessorato e sono il Piano comprensoriale e lo sviluppo industriale. La dimensione comprensoriale è una precisa scelta che non ha bisogno di ampie giustificazioni e che risponde a criteri che possono essere per comodità brevemente così riassunti: le dimensioni del Comune non sono in grado di giustificare sul piano economico e sul piano organizzativo talune iniziative di ampio respiro nel settore dei pubblici servizi; il coordinamento con altri Enti terrtoriali è reso indispensabile dall'esistenza di strutture ed infrastrutture che per la loro natura esorbitano dai confini comunali (es. infrastrutture di trasporto); l'associazionismo degli Enti rappresentativi è garanzia di maggiore rispondenza degli interventi ai reali bisogni della popolazione. Naturalmente, come ho già avuto modo di dire In altra sede, pensiamo al Comprensorio come qualcosa di funzionale piuttosto che qualcosa di istituzionalizzato. Anche perchè una istituzionalizzazione rigida, tra l'altro difficilmente configurarle sul plano giuridico, temiamo che potrebbe Introdurre elementi e procedure formali poco adatte alla necessità di agilità che questo periodo di studio e di elaborazione richiede. Il procedere del lavoro consentirà di mettere a fuoco e di attivare fattori di coerenza sempre più spinti che condurranno alla fine alla realizzazione del Comprensorio vero e proprio. La struttura corrispondente deve prevedere in questa fase componenti politici, con apporto dei comuni del comprensorio, e componenti tecnici, incaricati soprattutto delle indagini e delle ricerche e da reperire in vario modo, non escluso quello che qui proponiamo come Idea embrionale consistente nell'Istituzione di borse di studio per studenti universitari che potrebbero in tal modo svolgere un'attività utile a sè stessi ed alla collettività. L'altro oggetto di specifico interesse dell'Assessorato per la programmazione è rappresentato dal discorso sullo sviluppo industriale. Nella prospettiva di una revisione del PRG che vuole essere soprattutto l'inizio, come già abbiamo detto, di un processo di pianificazione continua evidentemente teso alla promozione dello sviluppo economico, un discorso di questa natura, almeno per grandi linee è assolutamente indispensabile. Inoltre, e lo abbiamo detto ripetutamente, riteniamo che lo sviluppo economico di Mantova sia da ricercare essenzialmente nello sviluppo industriale. Ciò infatti è dimostrabile anche sulla base di alcune rilevazioni recentemente pubblicate e relative all'andamento del reddito nelle provincie italiane. La provincia di Mantova nel 1970 ha guadagnato rispetto al 1963 10 posti nella graduatoria del reddito pro-capite prodotto, ma compare nel numero delle provincie con le maggiori quote di partecipazione al reddito nazionale solo per II settore dell'agricoltura. AH’interno dei 410 miliardi circa di reddito lordo notiamo che quasi 93 vengono dall'agricoltura, 169 dall'industria e 140 circa dal terziario (pubblica amm.ne compresa). Più precisamente: Agricoltura 22,6% Industria 41,1% 12 Terziario 28,8% P. A. 7,5% In Lombardia abbiamo la più alta percentuale di reddito da agricoltura e la più bassa da industria (esclusa Sondrio). Rispetto alla media nazionale abbiamo un indice doppio per l'agricoltura, pressoché uguale per l'industria, di circa un terzo inferiore per il terziario. Il reddito prodotto per unità occupata è inferiore alla media nazionale mentre ne è superiore quello per abitante. Il che sta evidentemente a significare che la popolazione attiva è in percentuale maggiore che altrove, ma con remunerazione più modesta — considerazione questa che trova riscontro nella distribuzione del reddito per settori sopraccennata. Occorre quindi porsi l'obiettivo di riequilibrare la situazione attraverso interventi che incentivino le occupazioni a reddito maggiore riducendo l’occupazione in agricoltura per ottenere maggiori aliquote di reddito ed aumentando l’impiego nell'industria e nel terziario. Pertanto è il solito grave problema che ritorna: provocare l'aumento degli insediamenti industriali a Mantova. Osservavamo nella relazione al Bilancio 1972 che noi non abbiamo il potere di costringere le industrie a venire a Mantova. Esistono però due possibili azioni, una positiva e l’altra negativa che possono favorire questa evenienza. L’azione positiva deve conoscere almeno due componenti essenziali: la volontà di investire e le condizioni di favore che possono rendere razionale ed economico l'investimento. Ora per quanto riguarda la volontà di investire non possiamo fare a meno di notare che il mondo Imprenditoriale mantovano praticamente ha cominciato a muoversi in misura consistente solo all’inizio degli anni cinquanta. E' in quel periodo che finalmente si nota uno spostamento del risparmio locale ad attività non agricola. Purtroppo tale tendenza non ha avuto in seguito sviluppi notevoli e ciò probabilmente anche a causa di carenza di • imprenditori industriali » veri e propri come nota appunto una recente analisi compiuta dall'Associazione Industriali. In particolare non possiamo fare a meno di notare che nel momento in cui l'agricoltura ha cominciato a ridurre i ranghi non vi è stata una corrispondente offerta di lavoro neM'industria. Tale sfasatura ha prodotto l’emigrazione. Per quanto attiene invece la creazione di condizioni di maggiore appetibilità della nostra zona rispetto ad altre, questa occasione ci offre la possibilità di mettere in pratica quanto a grandi linee anticipato nella stessa nostra relazione al Bilancio 1972. Tali condizioni essenzialmente vanno individuate nei seguenti fattori: area, infrastrutture di trasporto, energia, possibilità di scaricare ed eventualmente di trattare in Impianti comuni gli effluenti. SI può ragionevolmente ritenere che le aree debbano avere i seguenti requisiti: estensione rilevante, prezzo contenuto entro limiti modesti, collocazione In zone ben servite dal punto di vista viario, dove le colture agricole non abbiano caratteristiche di eccezionale intensità e pregio e dove gli aspetti paesistici siano di scarsa rilevanza. Inoltre occorre che esse insistano in località dove l'esodo è più rilevante e dove sia possibile creare insediamenti residenziali di tipo economico ma pur sempre • abitabili ». In sintesi le aree dovranno essere convenienti dal punto di vista economico, da quello ecologico e da quello funzionale. Per quanto si riferisce alle Infrastrutture di trasporto occorrerà tenere conto di quelle esistenti ed occorrerà altresì prevedere i necessari raccordi con esse delle varie aree destinate allo sviluppo industriale. Il problema dell’energia non dovrebbe presentare aspetti particolarmente difficoltosi. Lo si accenna qui poiché non è da escludersi una possibilità di rivolgersi a fonti diverse da quella della energia elettrica con possibilità di intervento positivo anche ad esempio deM'Azienda Municipalizzata. Imponente è oggi, per i reali pericoli connessi e per la coscienza che attorno ad essi si è creata, il problema della difesa dagli inquinamenti. Il trattamento degli scarichi comporta investimenti rilevantissimi che in fase di impianto di nuove attività possono anche rappresentare notevoli remore. Questo sul piano economico, ma il problema ha anche un aspetto funzionale nel senso che. a parte i trattamenti, deve esistere la possibilità di scaricare. Ritengo che sotto questo profilo vi possano essere due tipi di incentivi, uno lecito ed uno no, ossia: esistenza, per quanto possibile, di servizi comuni in grado di eliminare una quota parte delle spese d'impianto, oppure (purtroppo) la benevola accondiscendenza di qualche autorità locale che finge di non vedere e che in tal modo rende non indispensabili tali spese. Noi evidentemente non possiamo avere dubbi sulla scelta della prima soluzione: essa dovrà conoscere come unico limite il confronto tra i benefici comuni derivanti