attraverso la fortezza di Piacenza, coadiuvato a Sarmato dal Sig. Gu-glielminetti, fino a che munito il profugo di larghi sussidi potè spingersi a Genova, poscia a Nizza. A Bibbiano (km. 17 da Reggio Emilia) il Comune nel Novembre 1912, commemorando il concittadino Giambattista Venturi, scoprì una lapide con la seguente iscrizione: « Il dott. Giambattista Venturi, cultore deM’arte e degli studi fautore di libertà - tenne nascosto due giorni - ed una notte nell'aprile 1856 - Felice Orsini - fuggito dal Castello di Mantova ». Questa sosta dell’Orsini a Bibbiano non è ricordata dagli storici che indagarono sulla trafila deN’Orsini. Così pure Paolo Mastri nei « ricordi di Felice Orsini a Meldola » scrisse che: « dopo la fuga di Mantova, Orsini venne a Meldola, suo paese di nascita, e trovò fraterna ospitalità in casa di un giovane ingegnere Michelacci. Il trovarsi a Meldola, suo luogo di nascita, in quel momento, mostrava l’arditezza dell’uomo avvezzo a sfidare tutti i pericoli. Egli era ancora zoppicante, perchè fuggito da poco dalle carceri di Mantova. Dal Michelacci furono in quell’occasione invitati a pranzo alcuni fidati amici patriotti, dicendo loro essere necessaria grande riservatezza, perché si aveva in casa e a pranzo una persona che nessuno doveva sapere si trovasse colà. Nessuno certo avrebbe fiatato, perché la Romagna è rinomata per questi silenzi fatti di lealtà. Il giorno dopo Orsini non si vide più in casa Michelacci. Dove era andato? Scrive il Mastri. Aveva mutato indirizzo, come prudenza consigliava? Aveva abbandonato il paese? Nessuno lo dimandò, né si doveva dimandare. Questa circostanza lascia un po’ perplessi, su quanto ha raccontato nella lettera l’Avv. Faruffini, di cui si è parlato sopra. Su quanto il Mastri scrive e le testimonianze da lui citate, resta da domandarsi come mai l’Orsini nelle sue « Memorie » non accenni a questo suo viaggio in Romagna. Nel cap. XI delle sue « Memorie » l’Orsini dice: « posto i piedi in Genova, vi rimasi oer quindici giorni, ed ebbi ricovero da alcuni ottimi amici e generosi Lombardi. Poi ristabilitomi sufficientmente e tale da reqqermi in piedi, partii per la Svizzera, ove trovai ospitalità a Golra dall’ottimo Jo... (?) e contrassegni di leale e buona amicizia da altri ». « Pervenuto a Zurigo, stetti dalla Signora Emma Herwegh. Rividi Pietro Gironi e conobbe meglio chi si era adoprato a suo favore durante la sua priqionia. Da Zurigo, dice, mi posi in comunicazione con lo zio Orso ed il fratello, residenti ad Imola, che mi spedirono il danaro necessario per ridurmi in Inghilterra al più presto possibile ». Secondo quanto asserisce il Mastri l’Orsini recandosi a Meldola ha seguito un’itinerario diverso da quello che gli storici raccontano e come lui stesso non dice. Il desiderio di rivedere e riassicurare lo zio Orso ed il fratello, il piacere di rivedere gli amici di Romagna, deve essere stato grande. Forse ritenne prudente tacere. Ed allora come raggiunse Genova? Dalla Toscana, o fu a Prato forse che Incontrò l’amico Gironi e non in Isvizzera? Certamente se Orsini fosse vissuto di più (due anni dopo fu giustiziato a Parigi) si sarebbe saDuto di più, una volta libera l’Italia, da luì medesimo sulla trafila che lo portò in salvo. Si sarebbe pure potuto sapere chi fosse quella meravigliosa o quasi leggendaria figura di donna col nome O’ Meara che insediatasi a Mantova, per vegliare su Orsini, con la sua astuzia femminile e la sua intelligenza ed audacia, riuscì perfino a cattivarsi le simpatie del- 34 l’inquisitore Kraus e fornire mezzi, danaro e viveri all’Orsinì per preparare la sua fuga. Gli storici non riuscirono ad individuare questa donna. Forse qualche traccia si sarebbe avuta nei « Diari del Grassi », che però andarono distrutti. Una testimonianza ingenua, orale della moglie del secondino Frizzi, affermava di avere rivisto Orsini e la 0’ Meara a Novara, ove erasi la Frizzi trasferita, mentre il marito doveva scontare la pena inflittagli dal Tribunale per negligenza o favoreggiamento per la fuga di Orsini a Mantova. La 0’ Meara era forse una piemontese? Vi è da supporre che essa a Mantova abbia agito per conto dei patrioti piemontesi? Od era essa vincolata da amicizia sentimentale ad Orsini? Fatto si è che l’Orsini trasferitosi a Londra, con l’incontro col Mazzini, con la pubblicazione delle sue « Memorie », con le numerose conferenze tenute per propaganda per la liberazione della sua patria dallo straniero, accumulò consensi, incoraggiamenti ed anche aiuti in danaro. Purtroppo la diatriba sorta fra lui ed i Mazziniani, piuttosto denigratoria ed umiliante, l’indusse a troncare con loro ed a distaccarsi dal Maestro (Mazzini) senza però venir meno ai suoi doveri verso la patria. Il contrasto sorse anche per vedute diverse sul metodo di azione di Mazzini, non più condiviso daH’Orsini, che riteneva giunto il momento di condurre un'azione indipendente più efficace per liberare l’Italia. L'Orsini stesso nelle sue « Memorie » spiega le ragioni per cui si distaccò dal Mazzini. Il cappotto di Mazzini, che aveva servito aH’Orsini durante la sua prigionia a Mantova, cogli aiuti materiali e morali avuti dal Maestro, avrebbe dovuto servire a rinsaldare l’unione fra questi due grandi italiani, che avevano assieme combattuto oer la Repubblica Romana nel 1848, sofferto Der la sua caduta, causa nrincipalmente l’intervento di Napoleone III a favore del Panato, anziché seDararlì, con arave danno per la causa italiana e se ciò non fosse stato forse l’Orsini avrebbe evitato l’errore dell’attentato di Pariqi. Non passarono due anni dalla fuga di Mantova, che l’Orsinl, per l'attentato a Napoleone III, saliva sul patìbolo a Parigi e la nhialiottina gli stroncava la sua bella testa e la sua coraqalosa anima di patrlotta Però la sua ultima lettera a Napoleone III perchè aiutasse l’Italia ed il suo ultimo grido, prima di salire sul capestro: - Viva l’Italia, Viva la Francia! » servì a scuotere Napoleone III e la pubblica opinione internazionale e a decìdere col Piemonte l'intervento francese in Italia. Purtroppo l’idea basilare di Mazzini e dì Orsini di unire l'Italia con costituzione repubblicana non sì verificò. Solo dopo un secolo, attraverso lotte, avventure, lavacri dì sangue e sofferenze, la Resistenza la realizzò. Penso che se questa realizzazione fosse avvenuta quando fu proclamata la Repubblica Romana, sotto l’emblema della libertà e basata sui princìpi morali dei suoi grandi uomini, l’Italia sarebbe stata ora la Nazione più democratica d'Europa. NICOLA RIVA (1) Il Montazio assicura che l’Orsini portò a Mantova bell’e finito, il manoscritto di un romanzo storico, che sarebbe poi andato smarrito nelle perquisizioni fatte dalla polizìa Inglese nel gennaio 1858. Il presente articolo è stato pubblicato sul settimanale • Il pensiero romagnolo » - Forlì 16-10-1971. 35