Le Zone industriali con una politica a livello comprensoriale estrinsecantesi in programmi di intervento e non in generiche destinazioni. Gli Standards urbanistici e servizi prevedere il superamento della concezione del minimo inderogabile e ricerca della effettiva possibilità di fruizione dei servizi da parte della popolazione. Attrezzature integrate ed efficienti, gestite dal basso e non dimensionate sulla carta con un destino di degradazione e non uso. Il Quartiere ii quartiere inteso come prodotto della politica speculativa degli anni 50 e ora come momento di rivendicazione e di presa di coscienza della base. Superamento della concezione rivendicativa del servizio di quartiere solamente. Ma il quartiere come struttura organica della città nella visione comprensoriale: ruoli e funzioni. In questi ultimi tempi si è seguita la strada di un concreto rilancio della politica urbanistica perché siamo convinti che può rappresentare il volano per mettere in movimento un processo globale di iniziative e interventi capaci di dare slancio e scuotere la « bella addormentata » mettendo in azione le potenzialità esistenti e non. Lo studio urbanistico sul Centro Storico già realizzato per 2/3 da un gruppo di architetti esperti e che dovrà essere completato al più presto. La variante al P.R.G. sulle sponde dei laghi per la salvaguardia ambientale. L’affidamento e già avviato studio di 5 piani particolareggiati in varie zone della città: zona ex Ghetto - S. Leonardo - Formigosa Castelletto Borgo - Lunetta Frassino - Borgochiesanuova. La revisione generale del Piano Regolatore che oggi stiamo discutendo, dicono chiaramente dell'impegno e della volontà del Comune di portare avanti con efficacia una politica che dia una svolta decisiva alla nostra città coinvolgendo la stessa intera provincia. Mantova, (il suo hinterland) potrà organizzare oggi, con la revisione del P.R.G., il territorio, puntando decisamente al decollo sostanziale sul piano economico-sociale e culturale, pur mantenendo ferma l’esigenza di una città a dimensione dell’uomo, una città dal volto umano. Noi vogliamo però che tutto questo non resti una pura astrazione ma deve invece rappresentare una rinnovata volontà politica e programmatica per il rilancio di Mantova nel contesto provinciale, regionale e interregionale. Dobbiamo assicurare un ruolo preciso per Mantova, quel ruolo che le spetta e che possiede solo sulla carta: la funzione di capoluogo quale polo di attrazione e di sviluppo degli interessi provinciali sul piano culturale, commerciale, e più in generale sul piano economico sociale. Dobbiamo vagliare a fondo tutte le possibilità insite nel territorio. Orientare con una energica azione non certo vittimistica, grossi investimenti che possono essere effettuati dallo Stato e dalla Regione. Senza per questo limitarsi ad attendere questo tipo di interventi, ma bensì provocare immediate risposte nel territorio. Del resto i maggiori centri della provincia, eccentrici rispetto al Capoluogo: Sermide, Castiglione delle Stiviere, Viadana, Suzzara ed 18 altri, finiscono per gravitare sui capoluoghi delle province limitrofe. Questo avviene anche a causa delle carenze di strutture e infrastrutture della nostra città. Mantova per assumere il ruolo di capoluogo dovrà divenire un centro di scambi interprovinciali nel quadro di quella funzione cerniera interregionale che è una delle vocazioni più interessanti della nostra città. Il miglioramento delle condizioni di un centro come il nostro, che ha sempre avuto caratteristiche prevalentemente agricole e di città « isolata » dovrà far sì che Mantova diventi una vera città, con adeguati servizi e moderne strutture economiche (leggi processo d’industrializzazione) affinchè diventi competitiva rispetto ai capoluoghi di altre province. Lo stesso discorso vale per il sistema dei trasporti al servizio del capoluogo mantovano. Il problema ha due aspetti: collegamenti i con i grandi centri urbani extraprovinciali, collegamenti interni con i centri mantovani; a questo proposito con l'avvenuta pubblicizzazione dei trasporti nella nostra provincia (che salutiamo con estremo favore) pensiamo si possa realisticamente fare un discorso di notevole interesse. Il discorso riguarda anche il miglioramento della rete viaria, ferroviaria e un servizio di trasporto pubblico, automobilstico al servizio di tutta la Provincia e non solo al servizio della Città. Appare inoltre indispensabile un coordinamento degli interventi tra ii modello di programma e i vari Enti che operano a vari livelli: ANAS -ENEL - Ferrovie ed altri. L’impegno nostro dovrà essere quello di proporre un programma e un modello di sviluppo, di assetto territoriale, da noi creato e costruito, quale tessera di un mosaico già in grado di concorrere concretamente all'inversione di tendenza in atto a livello regionale e che nonostante alcune apprezzabili affermazioni di principio, nei fatti invece, dobbiamo registrare ancora il sempre più preoccupante congestionamento delle zone congestionate e l'altrettanto continuo impoverimento delle zone depresse. Sappiamo che sarà una battaglia difficile, poiché siamo certi che ogni passo avanti dovrà essere conquistato giorno per giorno. E' però una battaglia politica che intendiamo fare fino in fondo per affermare non certo campanilisticamente l'esigenza che la Regione nella quale abbiamo fiducia e speranza, imbocchi concretamente la strada tesa al riequilibrio e ad una corretta politica di programmazione. Per concludere questa breve introduzione ribadiamo anche a noi stessi che occorre il contributo di tutte le forze sociali, economiche e culturali della nostra città e dei comuni interessati. Occorre un impegno culturale, tecnico e un impegno politico capaci di portare a quella sintesi positiva fra dato tecnico e scelta politica, capaci di portare ai risultati di cui la nostra città ha bisogno. Su questi indirizzi di massima che rappresentano certo un punto di partenza; sui problemi che verranno illustrati e trattati dal prof. Silvano Tintori e dai suoi collaboratori noi auspichiamo che si sviluppi un dibattito proficuo. Direi che l’incontro di oggi, al quale altri ne seguiranno, dovrà aprire la strada ad un processo continuo di approfondimento a tutti i livelli, immaginando una sorta di conferenza aperta, una palestra per dibattere democraticamente i problemi delle nostre terre e delle nostre genti. FRANCO AMORI 19