lare di Allende, il « buon compagno » che ha creduto nella democrazia, nella libertà sino all’ultimo e non ha mai rinunciato alla legalità democratica. Anche quando lo strumentalizzato sciopero degli autotrasportatori 10 hanno messo in ginocchio, Allende ha difeso il diritto allo sciopero sempre anche in questa occasione, non lo si dimentichi. Dunque in Cile vi era un partito comunista che aveva scelto la via parlamentare ed aveva così realizzato un’alleanza di governo con i socialisti; un raggruppamento estremista alla sua sinistra che puntava ad un superamento rivoluzionario dei limiti istituzionali, tagliando alle radici 11 fragile alberello riformista che Allende si sforzava di far germogliare; una democrazia cristiana che, avviata ai tempi della prima presidenza Frei la riforma agraria, è poi ripiegata su posizioni più moderate, spaccandosi di conseguenza tra un’ala destra e una sinistra; un movimento fascista che puntava alla sovversione attraverso il terrorismo; infine un esercito di cui, non dimentichiamolo, fino all’altro ieri tutti esaltavano la » professionalità » e la « apoliticità ». Questo il quadro esterno, ma sotto quant'altro! Il Cile è parte di un continente « golpista », lo abbiamo visto in quadro geografico televisivo, dilaniato da profondissime differenze di classe e da ingiustizie sociali primitive, scosso da moti di rivolta, sottoposto per le sue stesse strutture economiche monoculturali (basti pensare al rame cileno) ai ricatti e alle pressioni economiche e politiche delle grandi compagnie e dello stesso governo americano (non dimentichiamo il complotto americano della ITT, il cinico taglio di ogni finanziamento della Banca Mondiale e del Fondo monetario ordinato da Washington, le mene della CIA). Dietro la sigla I.T.T. (International Telephone and Telegraph Corporation) si nasconde un impero economico la cui cifra di affari, 8556 milioni di dollari nel 1972, supera abbondantemente il prodotto nazionale lordo di Paesi come il Portogallo, Israele o il Kuwait, e che impiega in tutto il mondo 328 mila persone, di cui 200 mila in Europa. Gli utili del gruppo, che controlla almeno un migliaio di società impiantate in una settantina di Paesi e che lavorano nei settori più disparati, da quello telefonico a quello alimentare, assicurativo, alberghiero, edilizio, corsi di corrispondenza, petrolio ecc., sono valutati intorno ai 480 milioni di dollari. Fondata nel 1920 dai fratelli Benh cittadini americani, ma nati nelle Antille da padre danese e da madre francese, la società ha oggi rilevanti interessi in una diecina di importanti gruppi multinazionali: General Motors, Exon, Royal Dutch, Shell, IBM, Texaco, Mobil, Unilever, ecc. In Cile la società deteneva il 70 per cento delle azioni della principale Compagnia dei telefoni oltre a controllare la catena alberghiera Sheraton e molte altre società, anche al di fuori del settore delle telecomunicazioni. Considerata la ottava azienda americana per fatturato la ITT realizza metà dei suoi profitti in Europa. Come vedete un colosso che temeva la scelte popolari di Allende. Tutti i democratici del Sud America e di ogni parte del mondo hanno seguito e vissuto (noi con loro) momento per momento le vicende e le lotte al limite deN’eroismo, condotte negli ultimi tre anni dalla sinistra cilena e dal governo di unità popolare del presidente Allende, contro gruppi di destra reazionari e fascisti sostenuti ed aiutati dal capitalismo latino-americano e dai circoli imperialisti americani, impegnati con tutti i mezzi a fomentare e alimentare la guerra civile, la disobbe- 36 dienza, il sabotaggio economico, l'aggressione armata e il vandalismo, per cancellare in un clima di rabbiose aggressioni ciò che il popolo cileno aveva legalmente conquistato. Tutti abbiamo più volte visto esaminato e giudicato il comportamento di una grande componente politica di quel Paese: la DC cilena. Abbiamo osservato la sua lenta trasformazione che la imprigionava sempre più in una logica antipopolare e la allontanava dal ruolo di importante forza democratica che essa dall’opposizione o dal governo avrebbe potuto svolgere. Tutti abbiamo assistito a come la DC cilena si sia ridotta ad un gioco di rincorse sulla strada dell’intransigenza e dell’integralismo. Certo la DC di Frei si è assunta una pesante responsabilità spingendo i militari ad uscire dalla loro « professionalità » e non resta da augurarsi a questo punto che non si verifichi una analogia con il ’22 italiano, perchè sarebbe una assai amara consolazione per i cattolici cileni dover anch’essi celebrare un giorno assieme ad Allende anche un loro Don Minzoni. D’altro canto lo stesso « Popolo » di stamane sembra averlo avvertito pienamente con il netto distinguo di giudizio fra DC italiana e DC cilena (eccettuata la sinistra di Tornii). La presa di posizione dei vescovi. Opinione ribadita nella condanna del governo italiano del colpo di stato cileno. Presago degli orrori della guerra civile Allende aveva cercato di evitarla associando i militari al governo e offrendo alla democrazia cristiana la ripresa del dialogo per isolare l’estrema destra. Nenni a questo proposito ha detto: « L’insuccesso del suo tentativo non ha tolto nulla alla sua validità, il problema cileno rimane quello da lui impostato. La resistenza che nasce dal suo sangue e da quello dei primi caduti nelle fabbriche, nei campi e nelle università, lo risolverà e sarà tanto più presto quanto più piena e impegnata sarà la nostra solidarietà con il popolo cileno ». Un popolo che oggi combatte e muore. Nelle officine nei porti nelle case. Come Matteotti, oggi Allende è il simbolo e la bandiera di lotta. Allende ha creduto fino in fondo alla possibilità di una giustizia concreta qui da noi, su questa terra, nel suo Cile ed altrove, non si era appellato ai simboli del potere o della gloria, ma si era calato completamente nella sua funzione — laica — di dirigente socialista di un Paese di cui aveva accresciuto tutte le libertà. Accresciuto — ripetiamo non ridotto, nemmeno temporaneamente, nemmeno per esigenze tattiche: i cileni sono stati, durante i tre anni della sua presidenza, più liberi che in qualunque altro momento della propria storia. Hanno assistito alle trasformazioni che rendevano il loro Paese più moderno, più indipendente, più giusto, senza perdere il diritto di criticare, di partecipare o di dissentire. Ecco perché ad Allende non è stato permesso di durare fisicamente, di portare avanti con i propri collaboratori e con tutto il popolo con le forze che lo avevano eletto e che ne costituivano il governo, quella esperienza. Era una sfida troppo grande, per gli avversari battuti sul loro stesso terreno di « rivoluzione nella libertà », per gli attentatori fascisti ed i loro amici delle caserme e dei tribunali per i gruppi di pressione degli Stati Uniti che vogliono continuare ad ogni costo ad estrarre profitti daH'America Latina. Era bastato molto meno, era bastato l’accenno di un corso politico un po’ diverso, pur fra contraddizioni e cautele, per liquidare Kennedy nel 1963. E non si tratta di andare alla ricerca di altri paragoni, per questa 37