La fine del primo conflitto mondiale trova Mantova in una difficile situazione economica; alla quasi totale mancanza di industrie, può infatti solamente opporre discreti ma insufficienti risultati in campo agricolo. La gran massa degli occupati (oltre il 55%) è costituita da giornalieri, ma sono pure presenti affittuari, salariati, mezzadri e coloni; la generalità di questa gente ha trovato da tempo nel Partito Socialista un punto di arrivo e di riferimento. Il blocco moderato di ispirazione liberale raccoglie i suoi favori specialmente nel Medio Mantovano dove esistono discrete estensioni latifondiste, mentre i cattolici uniti nel Partito Popolare, sorto a Mantova nel marzo del 1919, cercano di penetrare nella piccola proprietà contadina dell’Alto Mantovano. Le elezioni politiche effettuate per la prima volta col sistema proporzionale nel novembre 1919, dimostrano la forza e l'influenza del Partito Socialista che ottiene 48.049 voti contro i 13.563 del Blocco e gli 8.616 dei popolari. L'ambiente politico mantovano è scosso poco dopo dallo scoppio delle « giornate rosse »; in seguito all'aggressione subita a Roma dai suoi parlamentari, il Partito Socialista proclama uno sciopero generale. A Mantova la protesta degenera nell'assalto alle prigioni dove un soldato rimane ucciso, in una sassaiola contro il comando del presidio o nell'occupazione della stazione ferroviaria. I gravi fatti al di là di contemporanei provvedimenti legislativi (censura imposta per alcuni giorni sulla stampa, trasferimento del prefetto e del questore), mettono maggiormente a fuoco l’orientamento del vari partiti. I socialisti pur sconfessando all'unanimità i disordini avvenuti, continuano a registrare al loro interno un acceso dibattito fra la corrente massimalista e quella riformista; i popolari che fin dal loro sorgere, a causa della forza socialista e della particolare struttura economica della provincia, avevano intrapreso una politica conservatrice, accentuano maggiormente il distacco e l'avversione verso i socialisti rafforzando i sindacati bianchi raccolti neH’Unione del Lavoro; il Blocco infine venendo a mancare di una base popolare, ripiega su posizioni autoritarie e nazionaliste. il 1920 è caratterizzato da un lato da imponenti scioperi nazionali al quali non partecipano i sindacati cattolici e dall'altro dall'occupazione delle fabbriche, fenomeno che tuttavia interessa solo marginalmente la nostra provincia. Nell'ottobre dello stesso anno si tengono le elezioni amministrative che confer- LE ORIGINI DEL FASCISMO A MANTOVA mano la schiacciante maggioranza del Partito Socialista che conquista 59 dei 68 comuni delia provincia, così come ottiene a Mantova 38 consiglieri su 40. Da questo momento tuttavia inizia il declino del socialismo mantovano, incapace com’è, di dare una risposta valida e costruttiva a tutto il favore che si leva nei suoi riguardi e fiduciosi altresì neM'awento ineluttabile della rivoluzione. La reazione fascista colpisce quindi un movimento ormai statico e stanco. A Mantova il fascio di combattimento nasce il 14 aprile 1920, circa un anno dopo la costituzione di quello milanese e quando anche quelli di Bologna, Ferrara, Modena, Verona hanno raggiunto una precisa fisionomia. Generalmente nei fatti di Bologna (assassinio del Giordani, novembre 1920) e di Ferrara (aggressione fascista a un circolo socialista che provoca due morti per parte, dicembre 1920) si Indica la trasformazione del fascismo da movimento rivoluzionarlo In movimento d’ordine, cioè l'inizio dello squadrismo agrario. SI può quindi affermare che nella nostra provincia solo in questa seconda fase la reazione fascista abbia trovato appoggi e protezioni consistenti e determinanti. Se è tuttavia facile indicare negli agrari i maggiori finanziatori e mandanti dello squadrismo, questo può agire Impunito per favori e connivenze che gli derivano da altre parti. I popolari anzitutto, sorti col preciso impegno di opporsi allo strapotere socialista vedono inizialmente di buon occhio le aggressioni e gli omicidi perpetrati dai fascisti: fino all’estate del '21, allorché sono praticamente distrutte tutte le cooperative e i circoli socialisti (nonostante la sofferta resistenza e il coraggio dei lavoratori inermi contro milizie armate dello stato), I popolari rimproverano velatamente ai fascisti solo il metodo con cui impongono le loro idee. A tale proposito basterà ricordare che il segretario del PPM alla vigilia delle elezioni dichiara esplicitamente di non considerare avversari i fascisti ed esalta «que- sto travolgente movimento di giovinezza che ha offerto la sua vita sprezzantemente per ridare alfine a questa nostra patria avvilita e abbattuta sotto il dominio asiatico, la libertà ». Non a caso inoltre nelle elezioni politiche II PPM rifiuta il candidato ufficiale Guido Migliori, l'esponente più significativo della sinistra cattolica e preferisce dar luogo a una lista autonoma sotto l'egida dell'Unione del Lavoro, dove trova posto anche l'Ing. Scarpari, uno dei fondatori del fascio di Ouistello. Solo successivamente, quando si capisce che il fascismo non è disposto a scendere a patti e che anzi attacca anche le organizzazioni bianche, con il cambio del dirigenti Inizia una vera opposizione al fascismo che troverà la maggior resistenza nella primavera del '22 a Volta Mantovana. Uguali perplessità desta l'atteggiamento delle forze dall'ordine: esisto un corto fi-Mesciamo fra la truppa dopo anni di scontri non duri ma faticosi e snervanti con Il movimento operalo e contadino; ma è altresì Innegabile che, almeno nella nostra provincia, complicità e connivenze a più alti livelli abbiano consentito al fascismo di operaie indisturbato. Dalla ricca documentazione presente nell'Archivio Centrale di Stato di Roma troviamo numerosi e pressanti richiami da parte del Ministero degli Interni specie tramite il sottosegretario Corradini al Prefetto di Mantova perché « non dimentichi di adottare tempestivamente in via preventiva e di applicare poi all'occorrenza con energia tutti i provvedimenti necessari ». In realtà le forze dell’ordine, quando non favoriscono sfacciatamente la reazione fascista, si limitano a cercare una formale mediazione che in realtà, tollerando l'imposizione della forza, finisce per assecondare i reati e i delitti compiuti. In tal modo già nell'estate del '22, la provincia di Mantova è pressoché completamente nelle mani dei fascisti, con il consenso delle autorità. V. MONDADORI 5