ra di studi d'insieme, di storia della Resistenza italiana (Battaglia, Ragghianti, Salvadori, ecc.), la creazione di Istituti storici e di Musei relativi all’età contemporanea. Il che portava con sé il progressivo ampliarsi della « querelle » sulla storiografia del nostro tempo, il superamento della « pura memoria », l'individuazione di alcuni filoni di ricerca-studio, validi .ancor oggi, anche se erano largamente caduti lo spirito e le speranze (o illusioni) del '45 e non erano ancora venute in superficie altre speranze o prospettive politiche. Soltanto da una ventina d’anni ha preso avvio la ricerca a livello provinciale e regionale, attuata con rigore scientifico, che si intreccia con la riscoperta della interdipendenza tra storia nazionale e di altri paesi (alleati o avversi), con lo studio di temi d’ordine più generale: i partiti tra il '43 ed il '45, il C.L.N. con le strutture politiche amministrative; i rapporti tra paese, alleati, e Corona; la dominazione tedesca nelle varie zone ecc. Se per Roma, città aperta, sono fonda-mentali le relazioni tra S. Sede, autorità politiche e militari germaniche, l'attività diplomatica di ambasciatori e inviati, l'azione cospirativa e di lotta, per il Veneto risultano particolarmente importanti altri problemi: il confine orientale e i rapporti con gli slavi, la formazione del Voralpen-land (Belluno, Bolzano, Trento), la resistenza militare, l'Università di Padova, la stampa clandestina, il comportamento del cleio ecc. Pel Veneto manca tuttora una visione organica che, al di là del momento eroico della lotta contro lo straniero, riesca a dare il senso preciso del progressivo formarsi e consolidarsi della Resistenza come ideale civile e politico, che nel Veneto, in Emilia-Romagna, in Toscana e altrove, congiunge il carattere della spontaneità del moto con la convinzione della necessaria unità, della lotta comune per la liberazione: liberazione dallo straniero e da quel tanto di estraneo e di negativo che è annidato in ogni uomo. Tralasciando di sottolineare il nesso esistente tra politica attiva e storiografia (abbastanza evidente nei protagonisti delle vicende: Valiani, Battaglia, Longo, Cadorna ecc.), è da dire che la crisi della Resistenza, il susseguirsi delle varie interpretazioni di questo « fatto » italiano ed europeo (che in varie direzioni e in differenti modi ebbe influenze sulle generazioni degli anziani e dei più giovani), il moltiplicarsi di studi e raccolte documentarie indicano da un lato un approfondimento in sede storiografica, e dall'altro una ricerca delle origini morali e civili di una « re- sistenza », che non è soltanto militare ma si precisa nelle dimensioni politiche, ideologiche, religiose, anche durante il regime, in Italia, nelle carceri, all’estero. Dopo il 1953/55 dunque, si colloca la seconda ondata di saggi, volumi di memorie, con riferimento ai grandi temi o alle vicende politico-militari nelle diverse province dell'Italia; neH’ambito della storiografia regionalistica, proprio per la notevole differenza di condizioni economiche sociali delle varie zone e regioni, risultarono degni di studio — al di là di formule e miti di ordine generale — i caratteri specifici o i momenti più singolari della Resistenza; così che vennero studiati la resistenza nelle fabbriche, gli scioperi nel triangolo industriale, l'opposizione tenace e articolata nelle campagne venete, o toscane, la guerriglia nelle valli piemontesi, il fenomeno della diserzione dei giovani di leva e così via. Anche per l'età a noi così vicina, avviene qualcosa di simile a quel che è accaduto per la storia del Risorgimento che, visto dai contemporanei soprattutto sotto il profilo di patriottismo, cospirazione, lotta per l'indipendenza ecc., è stato di recente studiato in termini in parte differenti, col dare risalto all’intero processo storico e alle forze rivoluzionarie e conservatrici, con l'analizzare strutture e ordinamenti dei vecchi regimi, con il valutare in modo organico i diversi fattori della passata realtà. Trasferendo ora tali concetti, con le dovute cautele critiche, al nostro tempo, è da dire che, specie negli ultimi anni, gli storici hanno largamente applicato proposte e suggestioni provenienti dalla storiografia economico-sociale di scuola francese (Annales), o anglosassone, o del materialismo dialettico, da un lato scavando in profondità (nella scia deM'insegnamento di Chabod con le lezioni alla Sorbona del 1950) sulle reali condizioni di vita e di lavoro delle diverse classi sociali all’indomani della prima guerra mondiale o nel successivo ventennio, e dall altro prendendo in esame opinione pubblica, stampa, comportamento di singole personalità, di ceti o di classi sociali nell'arco di 60/70 anni, dall'età giolittiana in avanti. Gli scritti di Roveri sul Ferrarese, di Michele Fatica sul Napoletano, di Vaini sul Mantovano, di Piscitelli e di Gambino sulla resistenza romana, su Parri e sulla origine della Repubblica costituiscono una riprova ulteriore deM'importanza assunta dall'indagine intorno alle classi sociali, mentre lo studio delle strutture istituzionali e costituzionali, degli ordinamenti amministrativi, politici, giuridici ecc. continua ad impegnare storici del diritto, dell'economia, della dottrina dello Stato. 12 Ma un aspetto ancora merita un momento di riflessione: la letteratura della resistenza e sulla resistenza. La resistenza italiana prima ancora che contro i tedeschi fu contro il fascismo; e la libertà per cui lottò non tanto significava la liberazione del proprio paese dall’occupante, quanto piuttosto il riacquisto della libertà e dignità individuali, l’instaurazione di una nuova realtà, morale e sociale. Non si può dunque ridurre la resistenza al solo periodo deH'insurrezione armata; ma ampliandone il concetto, bisogna identificarla con quel moto di opposizione anzitutto morale e ideale al fascismo che, delineatosi fin dal sorgere di questo, venne con gli anni, in Italia o in esilio, scoprendo e acuendo i suoi mezzi di lotta, ingrossando le proprie fila. Fissato questo concetto, rientrano allora nella letteratura della resistenza tutte quelle opere e quegli scritti in cui si sono venuti esprimendo tale opposizioni e tale anelito alla libertà: da Croce a Gobetti, da Ginzburg a Rosselli, da Salvemini a Lussu, da Gramsci a Pintor; anzi, proprio gli scritti di Pintor (// sangue d'Europa) 0 di Perotti [Tra littorio e svastica) possono essere una guida preziosa per intendere lo spirito di quei giovani della generazione ultima che trovavano un incentivo alla ribellione della cultura medesima, che il regime non era riuscito ad intaccare nel profondo. Non si trattava di andare alla ricerca di una via di « salvezza » individuale, fine a sé stessa, ma ci si orientava per la scelta di un'azione collettiva, rispondente alle esigenze di rigenerazione, tale che facesse dello scrittore un uomo tra gli uomini. Dalla letteratura alla politica, dunque, non intesa come attività a se stante (in questo o quel partito), ma nel senso pieno ed alto, di coscienza storica, di fede concreta nella vita, nel progresso umano e sociale; in tal senso è da accogliere l’invito del grande storico francese Marc Bloch, caduto nella resistenza: « ciascuno dica francamente quel che ha da dire. La verità nascerà da queste verità convergenti ». Il che, se è permessa una esemplificazione, risulta chiarissimo nel volume del veronese Berto Perotti (Tra littorio e svastica, Firenze, 1971), il quale scrivendo per sé, per gli uomini del suo tempo e per 1 giovani d'oggi, allarga la tematica della resistenza dal mondo italiano al tedesco, dalla non-violenza all'opposizione, e ripropone intorno all'arco della sua vita, il viaggio attraverso il fascismo, ed una saldatura di tipo nuovo tra gli ideali e le ideologie dell'800 ed il ripensamento di quei valori e la elaborazione di nuovi significati di vita e di lotta, per gli anni tra il 1943 e il 1945. E il volume non tratta solo di un viaggio attraverso due fascismi; riguarda anche la storia esemplare di una generazione che, per vivere, dovette esiliarsi dal suo tempo in una sorta di insistente ricerca letteraria, religiosa, spirituale, oppure calarsi nella lotta clandestina secondo orientamenti etico-politici, o sociali o cristiani; sullo sfondo della tragedia di due nazioni, la testimonianza non assurge (né lo vuole) a indagine storica, ma è rievocazione affettuosa di amici e compagni caduti, fedeltà ad una presenza civile nel momento più aspro della lotta, scavo entro il profondo dell'animo scevro di profezie e di passioni; come quando, si colloca all'interno delle situazioni ed offre la sua sofferta visione di questo inferno terreno, o del purgatorio (come egli lo definisce) del Lager di Bolzano, dove è rinchiuso tra il febbraio e l'aprile del 1945, e del quale un diario minuzioso e attento (inedito e degno di pubblicazione) traccia il diagramma della vita » segreta » di un campo di prigionieri politici. Il senso di questo rinnovato interesse verso la storia contemporanea, nella quale si annidano i motivi di molte situazioni odierne da valutare in sede storica prima che in sede politica, si ritrova non solo nel moltiplicarsi di iniziative editoriali per la divulgazione e l’eventuale dibattito di argomenti e problemi politicoeconomici relativi all’Italia o ad altri paesi del vecchio, nuovo e terzo mondo, ma soprattutto alla assegnazione di tesi di laurea nelle Università, alla impostazione a livello scientifico di convegni storici concernenti il nostro recente passato e l'età contemporanea. Per citare solo alcuni, testé conclusi o in programma nei prossimi mesi, vai la pena di rammentare: 1) un Convegno a Ferrara sul « Movimento cattolico italiano tra la fine del-I'800 e gli inizi del '900 », organizzato dal Centro Don Minzoni; 2) il Congresso promosso a Reggio Emilia dall'istituto Alcide Cervi sul tema: « Antifascismo, resistenza, contadini », con relazioni di Giarrizzo, Barberis, De Feo (la società rurale, i moti contadini, la condizione dei lavoratori agricoli dell'età giolittiana alla Costituzione repubblicana); 3) il Convegno di studi promosso a Bologna dalla regione emiliana sul tema: « L'Emilia-Romagna nella guerra di liberazione » (con relazioni di Guazza, Bergon-zini, Collotti, Arbizzani, Raimondi ed altri su aspetti militari, politici, gli ebrei, il clero, la cultura ecc.); 4) un Convegno a Belluno sul tema: « Società rurale e resistenza nelle Venezie », che studierà le campagne venete, i rapporti tra clero e contadini dalla crisi del 1930 alla liberazione; l’azione armata tra il '43 e il '45;