sizione delle zone più depresse del nostro Paese e fra queste è Mantova e provincia. Si tratta di definire e cementare un rapporto nuovo fra agricoltura, impianti di trasformazione e di commercializzazione nel mantovano. L'Assessore allo sviluppo economico parlerà di questi e di altri aspetti nel suo intervento ai capitoli di bilancio preposti, sottolineando l'esigenza di un coordinamento fra iniziative degli enti con particolare riguardo alle prospettive che si aprono ad un grande mercato ortofrutticolo alle porte della città. Alla Regione poniamo il quesito preciso ed incalzante di interventi determinati ad invertire uno stato di cose che rende fra l’altro irrazionali ed improduttive le concentrazioni per gli oneri sociali e finanziari che esse comportano nel nord della Lombardia, sia per il pendolarismo che per la dilatazione di città che nulla più hanno in chiave di dimensione umana. In un incontro con il Presidente della Provincia nei giorni scorsi, abbiamo avuto modo di sottolineare come le collettività mantovane siano già creditrici nei confronti di altre zone della Lombardia, della preparazione delle forze di lavoro costrette all'emigrazione. Ci siamo domandati se non è venuto il momento di porre in termini sostanziali richieste quantificate e tempestive di interventi nel settore della « pianificazione territoriale ed industriale ». La FIN - Lombardia da poco realizzata, dovrà al più presto mettersi in movimento, poiché essa può essere uno strumento di eccezionale importanza strategica fondamentale vista la forza economica e politica che dispone per la presenza dell’I.M.I. e di tre grandi istituti di diritto pubblico. La FIN è lo strumento capace di realizzare l'obiettivo del riequilibrio. Il tema dell'occupazione dunque è un tema fondamentale, al quale vogliamo portare il nostro contributo di idee, di iniziative e di sollecitazioni, che non può essere semplicemente risolto con un crescente aumento del terziario nella nostra città. Ma contemporaneamente intendiamo portare avanti il discorso dello sviluppo sociale del nostro Paese: quello che va sotto il nome di un nuovo modo di vita. Ecco perché nel 1975 si è ulteriormente accentuata la volontà di presenza del Comune nel settore dell'ediUzia scolastica. Il compito dell'Istruzione è di stretta competenza dello Stato, ma la stragrande maggioranza dei nostri impegni nel settore scolastico è avvenuto anche al di là dei contributi trentacinquennali a ripiano parziale degli interessi. Il primo piano quinquennale dell'edilizia scolastica, la famosa legge 641 del 1967, è spirato nel 1971 e malgrado le pressioni esercitate in Parlamento ci si è ben guardati dal rifinanziarlo. Ecco perché di fronte alle carenze ed alle insufficienze abbiamo ritenuto di proporre investimenti notevoli nel bilancio '75. Circa un miliardo e mezzo nel settore della scuola Media (Te Brunetti, ex Caserma Pastrengo, ripristino del Liceo Classico) a dimostrazione completa della volontà di tener conto dell'indagine compiuta sulla situazione scolastica nella nostra provincia e soprattutto delle esigenze sottolineate dai Consigli di Istituto, testé eletti con una così larga partecipazione di votanti, genitori e studenti. La presenza popolare ulteriarmente solleciterà precise risposte che il Comune intende dare completando fra l'altro interventi di sistemazione e di realizzazione nel settore degli asili nido a Borgo Chiesanuova, della scuola materna a Cittadella, della palestra di Via Chiassi e della palestra di Frassino da realizzarsi d'accordo con l’I.A.C.P. 8 Mentre vengono affrontati i grossi problemi della revisione del Piano Regolatore, con il già approvato Piano di Variante per il recupero degli standards dei servizi sociali pregressi, stanno per venire in Consiglio i piani particolareggiati di alcuni quartieri della città atti a prefigurare la rivitalizzazione di certe zone con l'obiettivo di mantenere, oltre che l'ambiente, anche il tessuto sociale che sarebbe totalmente alterato dalla speculazione se non potremo intervenire così come ci prepariamo a fare, con il contributo della Regione in via sperimentale e come stazione appaltante con gli I.A.C.P., nella zona di Porta Giulia. La decisione governativa di affidare in appalto ai grandi monopoli dell’edilizia industrializzata la costruzione di 100 mila alloggi per risolvere la carenza di abitazioni popolari ci vede particolarmente guardinghi, visto che il Governo si è opposto proprio in questi giorni alla approvazione di una proposta unanime delle Commissioni Lavori Pubblici e Bilancio della Camera per la concessione di 50 miliardi alle Cooperative ed agli I.A.C.P., finanziamento necessario per portare a termine l'appalto di 43 mila alloggi economici. Abbiamo il timore che si voglia bloccare l'edilizia economico-popolare, usando i Comuni e le Regioni soltanto in funzione subordinata. Ecco perché la Giunta di sinistra sta predisponendo l'acquisto di 150 mila metri quadrati di terreno nella zona di Frassine in accordo con gli I.A.C.P.; acquisizione che in parte sarà finanziata con apposito stanziamento già definito e che sarà proposta nel quadro di realizzazione del piano particolareggiato del Frassino come intervento capace di determinare una reale disponibilità di area per l'edificazione di case popolari. Contemporanea mente l'Amministrazione ha deciso di dare priorità, nel momento della ces sione delle aree dell’ex Macello comunale in Corso Garibaldi, alle richieste dell'I.A.C.P. per un intervento atto ad integrare le iniziative private. Il costo della casa ha raggiunto prezzi esorbitanti. L'edilizia pubblica nel nostro Paese ha da troppo tempo un rapporto percentuale irrisorio e ridicolo se confrontato ad esempio con quello della Francia e dei Paesi Bassi. Ecco perché Regioni e Comuni non possono accettare uno stato di cose che impedisce l'acquisizione di uno dei beni primari dei cittadini lavoratori: una casa, degna di questo nome. Ma la casa va inserita in un ambiente. Da qui l'esigenza di una difesa del territorio, difesa dagli inquinamenti ed a questo proposito vediamo con soddisfazione, sia pure dopo un lungo ritardo dagli accordi stabiliti, l'inizio dei lavori di pulizia della zona del Lago Inferiore coinvolta negli scarichi di mercurio della Montedison, mentre continuiamo aperta la nostra opposizione a quelle iniziative a monte come quelle legate alla liberazione delle acque di rifiuto dei paesi rivieraschi del Garda, che secondo una prima ipotesi si volevano convogliare nel Mincio e quindi nei tre laghi attorno alla città. Nel quadro degli investimenti pubblici atti a risollevare l’economia ed a dare una risposta alle esigenze della collettività mantovana, si colloca il progetto del lotto dei lavori della fognatura cittadina che interesserà circa 15 mila cittadini da Corso Garibaldi alla Destra Rio, progetto approvato e sul quale attendiamo che la CARIPLO ci passi, su decisione già espressa della Regione Lombardia, il contributo. Crediamo che la realizzazione di questa grande opera, attesa da centinaia di anni, non possa più ulteriormente essere procrastinata e ci preoccupa la serie di rinvìi che rendono impossibile l'appalto dei lavori. 9