mortamente», sono valutati attorno ai 1.500 miliardi. Comuni, Province e Regioni non possono essere predeterminati a gestire un processo economico riduttivo, ma debbono invece gestire il rinnovamento e la ripresa economica e sociale. Questo ruolo può essere prefigurato solo accentuando la presenza degli Enti Locali nel processo di formazione e di distribuzione del reddito. Dagli Atti del Convegno di Viareggio e nel documento del Comitato d’Intesa sono indicate delle proposte per arrestare il deterioramento finanziario degli Enti Locali e il conseguente insopportabile indebitamento ed avviare il risanamento ed il riequilibrio finanziario. Si è riscontrata carente, infatti, l'azione delle autonomie anche nel recente prelevamento straordinario attuato dal Governo non solo nella qualità dei modi del prelevamento, quanto neM'impiego delle risorse che si sono rastrellate e In una loro destinazione concordata con le istituzioni decentrate. E’ per queste ragioni che le proposte del Convegno di Viareggio vanno integrate sul piano immediato da questi obbiettivi: 1) assegnazione agli Enti Locali del gettito deM'imposta locale sui redditi (I.L.O.R.) anticipando al ’75 i termini previsti dalla riforma tributaria. 2) riassetto complessivo della Finanza Pubblica e quindi anche della Finanza Locale sulla base di una nuova strutturazione di tutte le fonti del prelievo che preveda una contestuale partecipazione dello Stato e degli Enti Locali alla fase di accertamento dei tributi. Più globalmente si richiede: a) il rafforzamento del ruolo dei Comuni neM’accertamento e nella gestione dell’anagrafe tributaria: b) la costituzione di un Comitato Regionale nel quale siano presenti anche i rappresentanti dei Comuni, delle Province e delle Regioni; c) la promozione di conferenze conoscitive annuali a livello regionale suN’andamento del gettito e sui programmi di accertamento e di lotta all’evasione. Quantificata l’entità del gettito, anche alla luce delle esperienze acquisite dopo l’introduzione della riforma tributaria, ripartizione del medesimo tra Stato, Regione ed Ente Locale sulla base di una programmazione regionale e nazionale che tenga conto di un nuovo assetto dei compiti e delle funzioni attribuite a ciascun Ente; 3] in conseguenza di questo riassetto, definizione di piani di risanamento dei Bilanci economici dei Comuni volti all'obiettivo fonda-mentale del pareggio economico dei Bilanci deficitari nel quadro di una rigida programmazione anche a livello regionale della spesa pubblica; 4) determinazione di programmi regionali che individuino i settori di intervento, le entità di competenza comunale, le quantità di fabbisogni finanziari necessari in un quadro di rigorosa priorità. È indispensabile andare rapidamente a una « rifondazione dello Stato » attraverso gli organi locali. In questo quadro la gestione sociale del Bilancio deve rappresentare un contributo al superamento della posizione di subordinazione, di inferiorità del cittadino nei confronti del potere pubblico. La partecipazione alle scelte e alla loro gestione, se concretamente attuata, può rendere i cittadini diretti protagonisti, può coinvolgerli in quella lotta e azione contestatrice che gli 20 Enti Locali oggi si trovano a dover svolgere pena il loro totale decadimento, pena una loro totale paralisi. Il cittadino deve come noi essere preoccupato di fronte all'inarresta-ta crescita del disavanzo pubblico, di fronte al costo degli Enti inutili, delle strettoie e doppiezze burocratiche gravanti in percentuale troppo alta sul Bilancio dello Stato. Tra l’altro, è doveroso ribadirlo e sottolinearlo ancora una volta che la riforma della pubblica amministrazione è una delle riforme che non costa farla. Anzi costa enormemente non farla! DISAVANZO ECONOMICO Il progetto di Bilancio preventivo 1975 presenta un disavanzo, da ripianarsi con un mutuo di L. 5 miliardi 242.000.000 rispetto alla richiesta di L. 4.638.368.800 del 1974, con un aumento di L. 603.631.200 pari al 13,015%. Le entrate del Bilancio economico passano da L. 4.344.224.114 del '74 a L. 4.818.322.102 con un aumento in valore assoluto di L. 474.097.988 pari al 10,91%. A fronte di queste entrate, non più espressione di una autonomia del Comune, si manifesta un incremento rilevante della spesa. La spesa complessiva del Bilancio economico passa da L 9.146.472.994 del 1974 a L. 10.214.352.182 del '75 con un aumento di L. 1.067.879.188 pari aH’11,67%. Gli incrementi di spesa più rilevanti si hanno nei settori: — dell’istruzione e della cultura con una cifra di oltre Lire 300 milioni; — negli interventi in campo sociale con una cifra di circa Lire 500.000.000; — nelle opere di manutenzione ordinaria degli stabili con una cifra di L. 10.000.000. Complessivamente il movimento finanziario per il 1975 è di Lire 24 miliardi 617.038.882. La spesa corrente prevista, unitamente al piano di investimenti (Titolo Il - Spese in conto capitale) è di Lire 19.585.381.952. Un raffronto sui disavanzi economici ammessi dalla Commissione Centrale Finanza Locale, mette in risalto una concezione di estrema rigidità finanziaria, particolarmente negli anni 1972, 1973 e 1974, mentre è incontestabile l’aumento notevole dei costi di gestione di questi anni, a cui va aggiunta la svalutazione della lira (ottobre 1973 -ottobre 1974: 23% = ipotesi giugno 1974 - giugno 1975: 26%). A questo punto crediamo sia lecito affermare che le premesse non sono certamente incoraggianti per il 1975. Il mutuo a ripiano del disavanzo economico rapportato alla popolazione residente è di circa 78.639 Lire per abitante. Alla data del 1° gennaio 1975 i cespiti delegabili, escluso il mutuo a ripiano del 1974 (perché non ancora definitivamente determinato dal Ministro dell'Interno) erano di Lire 905.708.489 in grado di permettere, con il costo del denaro di oggi di contrarre nuovi mutui per l’importo di 5 miliardi, circa. Pertanto, sarà quanto mai problematico assicurare con garanzie tradizionali il finanziamento del » Piano di investimento » se non richie- 21