LE DICHIARAZIONI DI VOTO DEI CAPIGRUPPO CONSILIARI Pietro Mastruzzi/P.L.I. “ Esporrò la netta opposizione del gruppo liberale al bilancio di previsione 1975 per due distinte articolazioni: per motivi tecnici, in primo luogo, e per motivazioni politiche secondariamente. Un bilancio finanziario di previsione, infatti, relativo ad un certo periodo di esercizio — solitamente un anno —, parte dall'esame delle disponibilità iniziali, si sviluppa attraverso disponibilità ulteriori, eventuali e successive, per sfociare nel confronto dei mezzi e degli scopi e per stabilire il criterio delle compatibilità generali nell'ambi-to delle scelte e delle priorità che si vogliono affermare e stabilire nel bilancio stesso. Dalla relazione finanziaria al bilancio e dagli altri documenti allegati, si rileva, per la parte economica, che, a fronte dei 4.818 milioni di entrata, sono iscritti 10.550 milioni di uscita, con un disavanzo pertanto di 5.600.000. Questa è la proposta del bilancio economico per il 1975 del Comune di Mantova, al di fuori di voci patrimoniali — ancora in essere sia in entrata che in uscita — e che potremmo chiamare le buone intenzioni deH'Ammlnistrazione. Se poi vogliamo proseguire nella distinzione assoluta, non più contabile, fra pura gestione 1975 e voci di precedente derivazione — spese patrimoniali e gestionali —, possiamo scorporare interessi per L. 1.960.000 e rimborso capi- tale per L. 550.000.000; rimangono pur sempre 3.100.000 di perdita di pura gestione 1975. Chiediamo, a questo punto, quali sono le concrete azioni che la Giunta social-comunista intende effettuare, onde iniziare il doveroso risanamento del bilancio dell'ente ed apportare così il proprio contributo per il superamento della crisi economica non a chiacchere, ma con i fatti. Ritengo sia ormai acciarato che i debiti puramente gestionali di qualunque ente operativo pubblico o privato sono la causa prima di disastrose situazioni inflattive di cui proprio le categorie economicamente meno forti — disoccupati, sottoccupati e pensionati — subiscono ovunque le conseguenze più dure. Penso che, al di là delle solite affermazioni volontaristiche di socialità e di solidarietà, proprio per imporre un nuovo modo di amministrare e gestire la città, la giunta frontista dovrebbe veramente impegnarsi al risanamento del disavanzo economico. La cattiva gestione ha logorato le strutture e, al di là degli slogans tendenti ad un cambiamento o ad un nuovo modello, occorre dare un significato concreto alle parole perché non restino sterile esercitazione culturale di fronte ad una realtà che non può essere affrontata con divagazioni, ma con atti coraggiosi, con volontà costruttiva e con la netta capacità di tagliare ciò che è inutile e superfluo, dannoso ed improduttivo, inquinato ed inquinante, secondo quanto scritto nella nota politico-amministrati-va alla proposta di bilancio in esame. Tuttavia, se tale è il punto di partenza e le premesse, è chiaro che, di fatto, nulla cambia; ciò che cambia è unicamente l'assessore che distribuisce caramelle ai bambini o il vice Sindaco alle inaugurazioni: ritengo che questo sia poco e, soprattutto, che conti poco, per imporre "un nuovo modo di amministrare e di gestire la città in maniera partecipata e decisamente progressista" (pag. 3 - IV comma - delle note politicoamministrative). Tornando alle cifre ed al disavanzo economico, il Comune di Mantova, a nostro avviso, serve anzitutto a se stesso secondo lo schema corporativo di molti enti in Italia, togliendo — oltre che dalle sue naturali sia pur scarse dotazioni — dalle disponibilità della collettività ben 3.100 miliardi, pari a L. 50.000 annue per abitante mantovano. Continuando nell'esame tecnico della proposta di bilancio, è necessario prendere in considerazione il consolidato delle passività del Comune a lungo e a breve termine. L’esame dell'allegato 7/A "Prospetto di mutui e debiti a lunga scadenza in ammortamento” e del fascicolo "bilancio di previsione", pag. 144, ci consente di affermare che la somma dei debiti a lungo e a breve termine ammonta a L. 19.155.000.000 più i debiti verso terzi — fornitori di beni e servizi —, che ormai chiamerei commercialmente "insoluti”, relativi a spese ed impegni afferenti ai precedenti esercizi e non ancora assolti al 31-12-1974; valutando questi ultimi ad un miliardo circa, l'indebitamento complessivo ammonta a L. 20 miliardi circa. Peraltro, i due miliardi di interessi passivi che troviamo nella proposta di bilancio in oggetto richiamano ampiamente il debito capitale (per inciso, tale importo di debito comporta un'afferenza di lire 330.000 per ogni abitante del Comune di Mantova). Soltanto questa situazione globale e complessiva può rendere valido il riferimento alla situazione creditizia che il Comune vanta nei confronti dell'Amministrazione centrale per ritardati incassi di contributi. La Giunta frontista non ha mancato di sottolineare e giustamente lamentare questo credito nei confronti dello Stato, sia in quest'aula che nelle numerose e ricercate occasioni, commissioni, comitati vari in cui è stato esposto il bilancio di previsione — peraltro, secondo la ben nota tecnica della ricerca del consenso più o meno qualificato e pertinente —. Tralasciamo comunque le considerazioni sulle noiose ripetitività e sulla mancanza di fantasia della pragmatica comunista in genere e ritorniamo alla sostanza delle cose e delle cifre, sostanza che si identifica nell'ingente disavanzo economico; è questa forse la vera e completa situazione che la Giunta frontista avrebbe dovuto annunciare, quale posizione crediti-debiti, nelle suddette commissioni, riunioni e comitati? Per dare un concreto ordine di grandezza e ricordando l’odierno onere annuo di inte-resi di circa due miliardi, il Comune di Mantova potrebbe azzerare i suoi debiti se nell'arco di circa quattro anni spendesse tutti i suoi introiti a pura risoluzione debitoria capitale e relativi interessi, senza pagare un soldo di stipendio o di altra attività. Il Comune di Mantova parte con il primo gennaio 1975 con un preventivo di deficit 31