di almeno 3.100 milioni: questa è indubbiamente la strada sicura dell'insolvenza prossima e totale, pur contando sugli interventi statali per la copertura del 50% del deficit. come espresso dalla recente nota finanziaria del Ministero del Tesoro per 11 1974 Siamo perfettamente d'accordo sulle negligenze e sulle incomprensioni del potere centrale, cosi come siamo d'accordo sulle infingardaggini e sulle remore di una burocrazia troppo spesso disattenta ai suoi compiti ed ai suoi obblighi e troppo spesso alla ricerca di riassetti e di incarichi speciali. Siamo convinti che i contributi statali agli enti locali debbano cessare al più presto di essere confrontati con gli "assegnati" di Napoleone. E chiaro tuttavia che è necessario tornare indietro, ciascuno secondo i suoi mezzi, dal sicuro baratro dell'economìa nazionale: e ciò che forse era consentito Ieri non è più possibile ammettere oggi Ieri poteva trattarsi di ignoranza economica: oggi è certamente delinquenza e-conomica continuare ad ammassare debiti e passività senza una via d'uscita, senza possibilità di risoluzioni e senza avere autentici scopi. Se è vero che il Comune intende svolgere in maniera reale la sua funzione insostituibile di produttore e distributore di servizi sociali fondamentali per lo sviluppo non solo civile, ma anche economico e produttivo della collettività (pag. 4 - VI cap. -note politiche), è altrettanto vero tuttavia che non è possibile ricompensare prestatori di beni e di servizi alla collettività stessa. attraverso l'ente Comune, con pagamenti estremamente ritardati, sviliti dall'inflazione e rosi da tassi bancari esosi, ma che vengono esaltati proprio dalla ricerca spasmodica di credito che i debiti stessi degli enti provocano in via diretta ed in via indiretta. Tutto questo significa distribuire alle collettività sicura miseria e costituisce un vicolo cieco ed un pendio sempre più inclinato verso la rovina collettiva. E il Comune di Mantova, per continuare a distribuire beni e servizi, vuol continuare a far debiti? Ouesto è invece il momento doveroso dei ripensamenti e delle responsabilità che a ciascuno competono ed il momento dei sacrifici duri per tutti, ciascuno secondo le proprie possibilità e disponibilità, se vogliamo consentir» la stabilità del potere d'acquisto della lira e la possibilità per ciascun prestatore di lavoro di ricevere mercedi veramente adeguate al suo sicuro impegno ed alla sua operosità Non penso di dire co*« nuove, ma le situ» ziom presenti cl impongono di parlare chiaro e deciso al di fuori di consueti schemi di trite e consunte propagande di carattere più o meno populista, a meno che non si tenda lucidamente e deliberatamente raggiungere lo sfaldamento economico degli enti, a partire da quelli locali, per impedire il tentativo di riassetto generale e far precipitare nel marasma economico e quindi sociale e politico l'intera nazione: e Bologna. il Comune modello dei comunisti. Insegna! Nella solita oceanica manifestazione. infatti, il 27 febbraio scorso al Palazzo dello Sport, dopo la solita grandiosa e ordinata sfilata per le vie del centro con bandiere e cartelli. I comunisti hanno fatto il bilancio di cinque anni per la città. Il Sindaco Zangheri ha. tra l'altro, affermato: "Se ci quardiamo attorno, al di fuori delle regioni rosse, scopriamo i segni di un vasto cimitero". A parte il trionfalismo ricorrente, che ci fa "toccare ferro" per la sua somiglianza perfetta ad una esperienza del passato che speriamo non debba più ripetersi né nella forma né nella sostanza, intendo precisare che Bologna — Il Comune m» dello —. in cui i mezzi ditraaporto pubblici sono gratuiti, ha già superato i 30 miliardi di interessi passivi annui, con un tasso di Indebitamento prò • capite superiore del 20“« di quello mantovano. Aggiungo, per concludere, che l'assessore al bilancio del Comune di Bologna. Armando Sarti, già assessore ai tempi eroici in cui il bilancio bolognese era in pareggio ed in cui anche il partito comunista voleva la buona amministrazione, pochi giorni prima dell'adunata oceanica di cui sopra ha affermato che è necessario contenere il pericoloso aumento dei disavanzi pubblici che può rappresentare un elemento dirompente e decisivo per un'ulteriore spinta inflazionistica capace di divenire inarrestabile. Il radicale aumento della produttività pubblica. sia nell'organizzazione amministrativa ed istituzionale che in direzione dei servizi sociali e della produzione dei beni, il blocco qualificato della spesa pubblica corrente, una politica del credito e del risparmio finalizzata allo sviluppo ed alla ripresa e non alla copertura dei deficit della spesa corrente, sono le direzioni verso le quali si deve operare. Tuttavia, di fronte al manifesto scollamento fra affermazioni e fatti, in un teatro politico diretto dal partito comunista in cui nulla avviene per caso e tutto è accuratamente preordinato ad un ben preciso fine — oscuro solo a "bimbi”, anche se cresciuti —-, è chiaro che qualunque Ipotesi può ritenersi valida, comprese le deliberata ricerca dello sfondamento dei disavanzi pub bllci. da parte dei componenti del partito comunista, per evidenti e precise finalità ed opportunità socio-politiche, oggi più che mai contingenti E questa l'esplicita moti- 32 vazione politica per cui i liberali mantovani dichiarano la loro decisa opposizione al bilancio di previsione 1975 del Comune di Mantova •. Vincenzo Gianchino/P.R.I. • Sig Sindaco, sig ri Consiglieri, nell esaminare anche per sommi capi questo bilancio comunale che chiude con un disavanzo di S miliardi e 240 milioni, non posso non pensare ai quasi 22 miliardi del cumulo dei deficit degli enti locali territoriali, somma che fa rabbrividire anche chi. come me. poco s'intende di finanze la lievitazione di questo deficit globale non può non essere considerata con preoccupazione dal Partito Repubblicano a causa dei negativi effetti che essi procurano al sistema economico nazionale, in modo diretto. attraverso il contributo da loro fornito all’imponente inflazione interna che devono necessariamente essere adottate dagli organi competenti per combattere la veloce diminuzione del potere d’acquisto della moneta, che dai processi inflazionistici consegue e che colpisce duramente ed ingiustamente i redditi fissi e più modesti. Ma se preoccupazione desta questo processo. altrettanta preoccupazione deriva dal dislivello, che si è venuto a creare e che successivamente è stato accentuato dal citato processo inflazionistico, tra costi sopportati da parte dei Comuni per l'erogazione dei servizi pubblici e le risorse finanziarie messe a disposizione, localmente ed in sede nazionale, per il finanziamento dei servizi stessi E' una preoccupazione che assilla ormai tutti gli enti locali e che porta questi a "sindacalizzarsi" contro lo Stato ed a polemizzare con esso a volte In termini di vera e propria contestazione Noi repubblicani vorremmo che tale processo che va instaurandosi cessasse e «I restaurasse un dima di programmata collaborazione che vedesse, da una parte, lo Stato intenzionato a porre rimedio alle proprie gravi responsabilità derivanti dal man- cati interventi, dai facili trasferimenti di propri peculiari compiti, dalle insolvenze anche di carattere finanziario, e dall'altra, il Comune rigoroso amministratore del denaro pubblico, ma anche rigoroso esattore di tributi diretti, in una sfera apportuna-mente ampliata rispetto a quella attuale, limitata di fatto alla sola imposta sui redditi patrimoniali (ILOR) e sull'incremento di valore degli immobili (INVIM). Ouesto per esaltare nel Comune quell'autonomia di funzioni che tale non sarà mai se non vi è autonomia finanziaria. E qui potremmo fare un lungo discorso sul-l’ormai superata distinzione fra spese "obbligatorie" e spese “facoltative" e sulla riforma della legge comunale e provinciale che. abolendo tale distinzione e ridimensionando le funzioni originarie degli enti locali in rapporto ai nuovi compiti di programmazione assegnati allo Stato e alle Regioni, individui esattamente le funzioni peculiari residue del Comune, alle quali commisurare rigorosamente l’entità delle risorse finanziarie da destinare ad esso, sla per trasferimento dal bilancio statale, sia come gettiti tributari diretti, e che dia al Comune stesso, oltre la sufficienza delle entrate anche e soprattutto l'autonomia nella decisione sulle spese. Ritornando a questo bilancio che ci viene sottoposto per un giudizio, debbo rifarmi al discorso che noi repubblicani facciamo da sempre, e cioè al discorso dei conti consuntivi, dei quali purtroppo sembra proprio che si sia persa traccia o memoria, o quanto meno non siano mai stati analiliz-zati a fondo come si dovrebbe e posti al vaglio deH'opinione pubblica. Formulare pertanto un giudizio oltre che contabile anche politico, su un bilancio di competenza, senza sapere quasi nulla sulla gestione dei residui, è compito pressoché impossibile, se non si vuole limitare tale giudizio alle sole intenzioni che. come sempre. sono buone, come lo sono effettivamente quelle che emergono dai dati che ho potuto rilevare nel documento. Al di là dell'imponente disavanzo di oltre 5 miliardi, notiamo infatti un incremento percentuale del deficit contenuto ad un modesto 13%. un notevole e lodevole impegno nei programmi di edilizia scolastica ed infrastrutture urbanistiche; anche la dilatazione della spesa corrente ci sembra ragionevolmente contenuta per quanto consentito dall’ingente somma occorrente per il nuovo trattamento economico del personale Il mio giudizio, pertanto, su ouesto bilancio è di astensione, in attesa di verificare in concreto la realizzazione delie buone Intenzioni in esso enunciate •. 33