riequilibrio nell’ambito regionale, di valorizzazione della città e dell'occupazione dei giovani, se il Piano Regolatore tace e se nel suo silenzio restano bloccati anche I Piano Particolareggiati e quindi lo sviluppo della città. È questa indubbiamente una secca cronica della dirigenza socialista del Comune di Mantova, alla quale unicamente si deve il mancato realizzo di tutte quelle legittime aspettative che sono state così enfaticamente enunciate. Ecco perché riteniamo superfluo addentrarci in questa specifica disamina. Concludendo quindi, noi siamo fermamente convinti che anche accordare avallo al al trasformismo socialista, è assecondare l'insidioso piano di penetrazione comunista, accettare come corrette e pertinenti le valutazioni economico-politico-sociali e-nunciate dal Sindaco e che abbiamo fin qui criticato e denunciato. E allora non appaia contraddittorio, ma invece logica conseguenza alle premesse sopra espresse, che da parte nostra, al di là dei contenuti e dei problemi nonché di astratte considerazioni di diverso schieramento, si debba dire no ai progetti e agli intedimenti della Giunta socialcomunista, perché come abbiamo più sopra chiarito, non concordiamo né nella diagnosi né nella terapia dei mali, che affliggono la nostra società in genere e la comunità mantovana in particolare ». Alberto Ruberti/P.S.D.I. « Sig. Sindaco, Sigg.ri Consiglieri, non possiamo tacere l’impressione negativa che ha suscitato in noi la lettura delle note politico-amministrative presentate al Consiglio Comunale dal sig. Sindaco. Esse infatti sono cosi permeate di retorica, di grosse ed altrettante inutili parole, di atteggiamenti demagogici che fanno di queste note un tipico esempio di letteratura politica italiana. Si inizia infatti col dire che la città “ha colto il senso della svolta operata”. Si fa ovviamente riferimento alla recente formazione della giunta frontista. Orbene la città avrebbe colto il senso di questa svolta e l'avrebbe approvata, in quanto la nuova giunta ha portato il bilancio 1975 all’esame dei Comitati di quartiere, ricevendone, come risposta, la presenza, fra i 68.000 mantovani, della sparuta schiera di 500 persone fra i quali la maggior parte, si può ragionevolmente prevedere, siano attivisti dei partiti che costituiscono la nuova maggioranza. Ci saremmo quindi aspettati un senso di rammarico e di delusione per il mancato successo di una iniziativa che pure nelle intenzioni era lodevole, ed invece (ecco l’irrefrenabile impulso alla retorica, il che significa, in ultima analisi, deformazione della verità) si trasforma l'insuccesso in successo, mentre proprio l’esiguità del numero dei cittadini che si sono recati alle riunioni promosse dalla Giunta testifica, se mai, l'ostilità ed il dissenso nei confronti di tale svolta. Le note del Sindaco proseguono poi con un fiorire di espressioni tipo "nuovo modo di porsi di fronte ai problemi” - "superamento dell'Italia dei notabili" - "superamento del momento illuministico” - con “l’avvio al momento rivoluzionario autentico perché partecipativo", ecc. ecc. incolla aria fritta. E perché diciamo aria fritta? Perché quando noi passiamo alle cose concrete e ci inoltriamo neH'esame del bilancio 1975, ci rendiamo conto che nulla è cambiato rispetto al bilancio 1974, mentre pochissimo è cambiato rispetto al bilancio 1973, e molto poco è cambiato rispetto al 1972; o meglio, sono cambiate le spese che il Comune deve sopportare, in misura molto maggiore, ma i problemi concreti che affliggono la città sono sempre lì, irrisolti, né saranno risolti neM'anno di grazia 1975 che pure avrà la "fortuna di avvalersi della gestione socialcomunista". Ora io so bene che non si può accelerare l'intera responsabilità delle mancate realizzazioni all Amministrazione comunale, so bene quali siano le difficoltà di ordine finanziario in cui il Comune si dibatte e si è sempre dibattuto, conosco bene le mille pastoie, della vecchia anacronistica legge comunale e provinciale, assolutamente inadeguata rispetto alla nuova realtà socio-economica, ma allora perché tediarci con la retorica, perché infastidirci con la demagogia, perché, soprattutto, deformare la verità a proprio consumo? La domanda ha una risposta fin troppo evidente. Si vuole in buona sostanza giustificare l’operazione politica voluta dal P.S.I. mantovano che ha visto I rappresentanti del P.C.I. riguadagnare, dopo 12 anni, gli scranni della giunta comunale. E così le note proseguono con l'elencazione dei guai che affliggono l’Italia dalla crisi energetica alla crisi economica, dalla 38 rabbia dei giovani (che tuttavia nella misura del 44% aspirano al posto sicuro nell’ente pubblico, più agnelli dunque che leoni) alla crisi dell’ordine pubblico (ma guai parlare del fermo della polizia). Non si vede bene quale relazione vi sia fra questi problemi ed ii nostro bilancio comunque tali problemi servono per giungere alla conclusione secondo il Sindaco, che la situazione è tale per cui sarebbe ridicolo parlare ancora di • cronista, di cavalli bianchi, di delimitazioni, di scomuniche ». È chiaro il riferimento alla delimitazione della maggioranza che noi socialdemocratici abbiamo sempre preteso per la costituzione del centro-sinistra. Ecco dunque che si arriva al nocciolo della questione: per il P.S.I. mantovano, me forse non per tutto il P.S.I. mantovano, i guai del Paese si risolvono soltanto con l'ingresso del P.C.I. nell’area del potere: se così è per l'intero Paese (vuol dire il Sindaco), così deve essere anche per la città di Mantova: senza i comunisti i problemi mantovani non potranno trovare soluzione: con i comunisti le fognature solcheranno il sottosuolo - il P.R.G. avrà la sua definitiva approvazione - la casa - la salute - la scuola - l'occupazione - la produttività - il commercio - i trasporti - l’ecologia - il tempo libero - la cultura - tutti questi problemi, avranno definitiva soluzione. il fatto è che questa è, per fortuna, zelo del P.S.I. mantovano, poiché la linea politica di questo partito, in sede nazionale, è ben diversa, se non addirittura contraria, il che, come abbiamo avuto già occasione di sottolineare, rende ancora più ingiustificabile la scelta dei socialisti mantovani. Ma veniamo più specificatamente al bilancio: il giudizio che complessivamente ne possiamo dare e che esso ricalchi fedelmente il bilancio dello scorso anno, e che il maggiore disavanzo di oltre 700 milioni, non dipenda da iniziative nuove e più avanzate, ma semplicemente dall'aumentato costo di molte voci del vecchio bilancio. E allora tutti i grossi discorsi cadono miseramente. Valeva la pena allora di promuovere la crisi, paralizzare l'attività amministrativa per oltre due mesi per di più, in momenti tanto delicati e difficili, alimentando in tal modo la sfiducia dei cittadini, perdurando ulteriormente di credibilità nei confronti della pubblica opinione? E dire del P.C.I.? Per anni e anni lo abbiamo sentito tuonare contro l'attività amministrativa della Giunta di centro-sinistra, accusare quegli amministratori di mancanza di volontà riformatrice, addirittura di incapacità a compren- dere i problemi della collettività e, in particolare dei lavoratori, per anni e anni abbiamo sentito accusare il centro-sinistra di fare della ordinaria amministrazione anziché programmare autentiche riforme che risolvessero alla radice i problemi mantovani; lo abbiamo sentito parlare di amministrazione superficiale, approssimativa, inefficiente. Orbene, ora che siedono sui banchi della giunta tutto questo ardore riformatrice, tutte queste promesse di novità, di efficienza, di capacità amministrativa, dove sono andate a finire? Nel bilancio 1975 che ci è stato presentato! Insomma la montagna ha partorito il topolino. Ancora una volta, si dimostra come sia facile fare della retorica, riempire l’aria di parole, difficile, molto difficile, tradurre le parole in fatti quando si abbiano le mani legate dalle ristrettissime finanziarie. La serietà di un partito sta proprio in questo: sapersi sottrarre alla facile retorica e dire le cose come stanno in realtà: nel promettere soltanto ciò che si può mantenere, in sostanza nell’evitare di ingannare la pubblica opinione. Non possiamo dire che il P.C.I. mantovano abbia dimostrato di possedere questo tipo di serietà. Orbene, noi socialdemocratici vogliamo essere amministratori seri e nel mentre ribadiamo la nostra netta opposizione alla giunta socialcomunista, non vogliamo nasconderci dietro tale dissenso squisitamente politico per bocciare un bilancio che avrebbe trovato la nostra approvazione, vivendo ancora il centro-sinistra. Ci rendiamo conto che questo nostro atteggiamento può essere equivoco: preferiamo tuttavia correre questo rischio pur di essere seri e coerenti. È pur vero che un bilancio di previsione è un atto pubblico, ma è anche vero che esso riguarda la gestione della cosa pubblica, è anche vero che esso tende alla soluzione di determinati problemi, non tutti purtroppo, della nostra città, ed infine è anche vero che questo bilancio 1975 riflette nella sostanza, quelle impostazioni politico-amministrative che furono mostre. Noi socialdemocratici, quindi, ci asterremo. La nostra astensione non significa assolutamente appoggio, nemmeno indiretto dell'attuale giunta, non significa in alcun modo collusione e confusione di maggioranze spurie, vuole al contrario significare e sottolineare l'incongruenza e la contradditorietà del P.S.I. e del P.C.I. mantovani che hanno cambiato il volto della Giunta, 39