do affermò, attraverso il proprio capogruppo, che « sarebbe stato possibile amministrare nel vero senso della parola solo quando le disponibilità finanziarie degli enti locali saranno pari agli oneri che gli stessi devono sopportare a fronte dei tentativi di svuotare di altri compiti e poteri gli enti locali stessi — compiti in materia di edilizia scolastica, ad esempio, e di altre opere pubbliche affidati alle grandi aziende di Stato o, meglio, ai loro capi, ai cosiddetti « Grandi Feudatari » del XX secolo —, a fronte della dilagante e spesso strumentale sfiducia negl' istituti democratici, a fronte edl pericolo che la Regione ripeta a Milano il deprecato ed ottuso centralismo romano e a fronte quindi dei grandi pericoli che corrono le autonomie locali, la nuova Giunta di sinistra ha fatto a Mantova una scelta politica, a nostro avviso, esemplare, vale a dire la chiamata a raccolta della città attorno al suo presidio democratico di base: il Comune. Non si tratta di un discorso retorico, ma di un discorso che ha una sua validità ed una sua funzione straordinaria importante in una democrazia partecipata. Cosi la partecipazione dei quartieri, dei sindacati e delle organizzazioni sociali alla discussione del bilancio in esame rappresenta un fatto politico che, al di là del numero dei partecipanti — da alcuni valutato con altezzosa sufficienza —, assurge a simbolo di un nuovo metodo, profondamente democratico, e di una svolta radicale del modo di porsi deM'Amm/ne comunale verso i cittadini. Il nostro gruppo non può che essere lieto di veder finalmente applicato questo principio di partecipazione attiva dal basso anche a Mantova. I Comitati di quartiere sono in tal modo passati da una fase pioneristica alla fase di partecipazione alle scelte più importanti e prioritarie della città. Tale principio partecipativo deve essere esteso, a nostro avviso, a tutte le implicazioni del decentramento democratico. Infatti, la gestione sociale farà finalmente ingresso negli asili nido e nelle scuole materne, nelle strutture comunali sportive del tempo libero, nelle biblioteche di quartiere e nei centri sociali. L'anno 1975 pertanto, dopo le molteplici discussioni degli anni scorsi, seguirà in concreto per Mantova l'avvio del decentramento democratico di cui i Consigli di quartiere saranno la struttura portante. Ouesto è un merito a nostro avviso estremamente importante che la Giunta ha acquistato al suo attivo In questo breve periodo di lavoro. Ma il risalto e l'impegno dato dalla Giunta alla vita democratica di base della nostra città non poteva non trovare logica continuità nell'affrontare l’insieme dei problemi della comunità mantovana, al di là delle cifre esposte in bilancio, pure molto importanti, abbiamo trovato nella relazione al bilancio medesimo, oltre all’impegnato e qualificato sforzo personale del Sindaco e al contributo della Giunta, non tanto una dettagliata esposizione di scarni provvedimenti finanziari, quanto una puntuale e rigorosa sintesi dei problemi della nostra città, inquadrati nella prospettazione di soluzioni avanzate e progressiste capaci di segnare una tappa nel progresso di rinnovamento della comunità. Non mancano altresì nella relazione del Sindaco, i riferimenti alla situazione politica ed economica generale, quanto mai opportuni per comprendere e le difficoltà e gli impegni che abbiamo di fronte e per adottare scelte adeguate. Senza tali riferimenti, infatti, discorsi come quello sull'occupazione — problema tanto urgente e dramamtico anche per la nostra città — non sarebbero comprensibili. Il problema dell'occupazione ha per una provincia come la nostra, ancora più che per altre, due aspetti fondamentali: un a-spetto congiunturale — strettamente legato alla crisi economica generale in corso ed al suo superamento — ed un aspetto strutturale che, pur riguardando l’intero paese, interessa Mantova in particolare poiché dalle sue deficienze strutturali è derivato il drammatico esodo degli anni scorsi e deriverà quello degli anni a venire se non daremo alle migliaia di giovani mantovani adeguati sbocchi occupazionali. Il prossimo giugno, circa tre milioni di nuovi giovani eserciteranno il loro diritto al voto. In questa direzione, una prima battaglia per estendere il voto ai diciottenni è già stata vinta: contiamo di vincere anche la seconda battaglia tendente a permettere agli stessi di esercitare il voto alla prossima scadenza elettorale. Ma questi giovani attendono anche di esercitare anche un altro diritto fondamentale e costituzionale: il diritto al lavoro; e i giovani mantovani attendono altresì di non essere costretti ad emigrare, rompendo ed abbandonando saldi legami sociali ed affettivi per andare allo sbaraglio verso realtà così diverse e talora traumatizzanti. Il Comune fa e farà la sua parte, ma il discorso è rivolto sopprattutto al governo centrale ed alla Regione e riguarda in particolare il nuovo modello di sviluppo da dare al nostro Paese ed alla nostra Regione, affinché l'economia cresca in modo più equilibrato, secondo i dettami nln solo della produttività aziendale, ma anche delle esigenze sociali e non, come avvenuto nel passato, secondo vocazioni clientelar!. 44 A quest'ultimo proposito, desidero fare u-na precisazione. Quando in Italia si parla di « potere », esercitato dal partito della D.C., ci si può riferire a quello inerente agli enti pubblici istituzionali; ma ci si può riferire altresì — secondo l'accettazione corrente nel Paese — a quel potere arrocato, ad esempio, nelle cosiddette « aziende di Stato ». È sull’esercizio di tale potere che sorgono oggi le discussioni più vivaci, secondo le quali si auspica che lo stesso venga ricondotto al potere pubblico rappresentato dal Parlamento che deve svolgere il controllo necessario. È di questi giorni infatti la polemica sul-l’E.GA.M. che ha acquistato dimensioni internazionali e che ha visto due ministri democristiani su posizioni contrapposte. In sintesi, il potere, nella sua attuale struttura. è un potere di tipo feudale nei confronti del quale il potere politico centrale non ha più nessuna possibilità di controllo e di gesione. il potere economico si è suddiviso nel Paese fra diversi grossi potentati che finiscono per influenzare direttamente od indirettamente il potere politico. Che la predica moralistica sul potere e sul suo esercizio venga effettuata dalla Democrazia Cristiana, è veramente sbalorditivo! Da quale pulpito viene la predica! Certamente, oggi la Democrazia Cristiana è in preda ad un grosso e profondo travaglio poiché comprende di non poter più esercitare in Italia il potere con le stesse modalità del passato. Parlare di ciò, pertanto, non deve suscitare scandalo poiché proprio i problemi sollevati costituiscono i nodi di fondo che impediscono che in Italia venga operata una politica economica diversa dal passato, una politica economica che non corrisponda alle scelte di alcuni potenti economici, privati, pubblici o semipubblici, ma alle esigenze della collettività. Tornando al discorso relativo all'occupazione, il Comune deve agire in termini promozionali, secondo l'indicazione del capogruppo comunista in riferimento al comprensorio. Anche noi riteniamo che il comprensorio sia una sede che possa svolgere una funzione essenziale al fine di dare la possibilità alla nostra città di riproporsi come polo, fulcro e forza trainante dello sviluppo economico-sociale non solo del suo interland, ma dell'intera provincia. La nuova legge regionale sui comprensori — come ricordava alcuni giorni fa il Presidente Golfari — costituisce uno stimolo importante che offre grandi possibilità per avviare in concreto il lavoro che siamo chiamati ad affrontare. Il problema dell’occupazione e del nuovo tipo di politica economica da farsi in Italia ed il problema che dalla crisi economica che travaglia il nostro paese esca un assetto diverso dell’economia e della società del Paese stesso travalicando le possibilità ed il ruolo dell’ente locale per diventare il tema di fondo del dibattito politico oggi aperto in Italia. Dobbiamo purtroppo che forze ottuse e conservatrici rispondano alla volontà che viene da tutte le forze attive e progressiste del paese in modo inadeguato alle richieste, quando addirittura non rispondono con la criminalità politica. Il tema deH'ordine pubblico è uno fra i più drammatici e non può certamente essere esaurito in poche parole. La criminalità politica non è nata per caso negli anni '70 ed è sorta con una strategia della tensione tendente a produrre una svolta elettorale a destra. Il tentativo di rispolverare la teoria degli opposti estremismi — ormai sepolta dopo i fatti di Brescia — è veramente scoraggiante e manifesta il tentativo o di non affrontare risolutamente il problema 0 di porsi su una strada pericolosa. D’altra parte, in ordine al presente tema, non può la D.C. accusare altri partiti di lassismo ed incapacità quando essa stessa ha voluto tenacemente gestire per trent’ anni in qualsiasi coalizione il Ministero degli Interni. Anche in una discussione come l’attuale, relativa al bilancio, riteniamo che i diversi gruppi politici debbano esprimere il loro pensiero e si pronuncino nel senso di un impegno per la difesa dell’ordine democratico e per il rafforzamento dell'autorità degli istituti costituzionale del Paese; ma 1 vari gruppi politici devono altresì pronunciarsi contro ogni tentativo autoritario che sarebbe la negazione dello sviluppo democratico. Noi riteniamo che nel trentennale della resistenza, il presente tema debba essere posto al centro dell’attenzione delle forze democratiche, mobilitate nell'occasione non per svolgere cerimonie, riti o parate, ma per l'autentico progresso del paese u-scito dalla resistenza e che si trova oggi ad un nodo politico ed economico quanto mai difficile. Per concludere questo intervento, desidero fare alcune osservazioni in ordine al Piano Regolatore. Si è parlato della sua importanza e della necessità della sua celere attuazione; certamente lo stesso porta il peso delle crisi della precedente Amministrazione, crisi di lunghi mesi. Per quanto riguarda I piani particolareggiati, credo che la Commissione consiliare proprio oggi ne abbia discussi alcuni e che altri saranno al più presto inseriti nell'o.d. g. del Consiglio Comunale. 45