forma consiste in una attività esclusiva-mente istintiva. Si comprende come per il Read l'estetica sia una scienza empirica che si polarizza in due aspetti: « uno di ordine soggettivo o psicologico, che è accessibile solo per introspezione; e uno di ordine razionale, comparativo, su cui stabilire una scienza dell’arte ». Si comprende ancora come per il nostro lo studio delle proporzioni, della prospettiva, in una parola lo studio della tecnica sia solo di ordine secondario. Fondando perciò il lato emozionale dell’esperienza estetica, il Read definisce l’opera d’arte come schema animato dalla sensibilità ed in una ulteriori definizione la forma di un’opera non è niente altro che la sua figura, la disposizione delle sue parti, il suo aspetto sensibile. Insiste perciò il Read sulla disponibilità completa dello spettatore, sulla necessità di uno stato d’animo appropriato per arrivare alla fruizione dell’opera. A questo proposito accenna alla teoria dell’Einfühlung che definisce il più idoneo veicolo per giungere all’opera. Dall’ accettazione dell’ Einfühlung alla concezione dell'arte come liberazione della personalità, dei sentimenti che sono in noi inibiti e repressi il passo è ovvio. Altrettanto facile è da parte nostra considerare tale aspetto catartico dell’arte come romantico-decadentista, in anacronistica polemica contro la logica, romantico-decadentista nel senso proprio di quel Nietzsche che affermava che perchè vi sia arte è indispensabile una condizione fisiologica preliminare: l’ebbrezza. Infatti il Read afferma chiaramente che l’arte è liberazione come fonte di energia. Di questo passo la fruizione estetica è unicamente emozione istintuale, e tutta l'arte è sviluppo di relazione formale. Al che Panofski obietterebbe: « In una opera d’arte la forma non può essere disgiunta dal contenuto; la disposizione delle linee e del colore, della luce e dell’ombra, dei volumi e dei piani, per quanto incantevole come spettacolo, dev'essere intesa come portatrice di un significato che va al di là del valore visivo » (9). Si è visto sopra come per Read il dar forma consista in una attività esclusiva-mente istintiva, affermazione che contraddice quanto il nostro sostiene più innanzi, e cioè che un artista è tanto più grande quanto più vasta è la sua intelligenza. Contraddizione che si acutizza maggiormente quando il nostro afferma che l’artista vede e sente non solo l’oggetto che gli sta dinanzi, ma vede questo oggetto nelle sue implicazioni universali; vede l'uno nei molti, e i molti nell’uno. Il capitolo ventesimosesto è forse il fulcro di tutta l’opera. E’ il luogo in cui il Read sostiene che il problema della forma, come assetto dell’opera, implica problemi di carattere metafisico; non accenna a problemi di carattere tecnico. Le forme realizzate da opere artistiche sono, egli dice, di due tipi: un tipo di forma architetturale, e un tipo di forma simbolica, cioè astratta. La forma architetturale può essere chiusa (concezione piramidale - classica) o aperta (il barocco, che rappresenta stati spirituali, o, come dice Robert Fry, volumi psicologici). Fatta la distinzione nell’ambito del tipo architetturale, il Read afferma che nel costruire la sua composizione, l’artista procede intellettualmente o istintivamente, o più spesso in parte con un metodo, in parte con l’altro. A questo punto si desidererebbe dal Read una posizione più precisa, cioè meno affidata alla alternativa di usare un metodo o l’altro. E’ appariscente la confusione derivante dalla equazione in Read tra istintivo e intuitivo. Fin dall’inizio il nostro ha affermato che il concetto di intuizione in Croce si è dimostrato molto più illuminante di ogni teoria precedente, tanto che il Read ne accetta l’uso. Ma, ci si chiede, l'istinto, cioè il terreno in cui comprendiamo tutti quei processi psichici, della cui energia il conscio non dispone, l'istinto come s’incontra con l’intuizione crociana? (10). Insomma a noi pare che il termine istinto sia ancora una eredità tra vitali-stica ed esistenziale, che disordina e mai ordina. Continuando il suo esame, il Read sostiene che la forma di tipo simbolico si dovrebbe fondare sugli schemi dell’inconscio, magari dell’inconscio collettivo dello Jung (11). Dunque ci si ritrova di fronte alla componente istintuale, la quale rappresenta ora l'aspetto della forma simbolica, mentre più sopra l’abbiamo vista appartenere alla forma architetturale aperta. E’ evidente che nel Read di questa prima 5