gono le meno conosciute. Se si cerca la chiave delle cose, la si trova certo in quelle più frequentemente ripetute » (20). La nuova iconologia, amore arcadico: « ecco allora, dice il Dorfles, come co-desti oggetti - trovati, inventati, manipolati - acquistano una nuova « funzionalità » che ovviamente non potrà essere che di carattere formativo e metaforico: gli oggetti divengono a un tempo « simboli di se stessi » e simboli della esistenzialità da cui sono tratti » (21). « Oggi c’è una coscienza dilacerata, un mondo fatto di forze in contrasto, di immagini distaccate dalla realtà, di concetti distaccati dalle sensazioni, di logica distaccata dalla vita ». Queste parole scrive Herbert Read in Educare con V arte nel 1943. Proprio in questi anni il critico inglese stendeva la sua opera più impegna? ta, in cui poteva rigorosamente affermare fin dall’inizio: « Sia ben chiaro che non alludo solo ad una educazione artistica, come tale, che potrebbe più propriamente chiamarsi figurativa e plastica; la teoria che proporrò abbraccia tutti i modi dell’espressione dell’io, letteraria e poetica non meno che musicale o uditiva, tale da chiamarsi educazione estetica, o educazione dei sensi sui quali si fondano la coscienza, e in definitiva, l’intelligenza e il giudizio dell’individuo ». Polemica, la sua, contro ogni pedagogia che proponesse un criterio logico di educazione, polemica soprattutto contro il feticcio di una logica a cui s’era voluto ridurre il comportamento. Si tratta di attuare, egli dice ancora, un’educazione che avvii sì alla individuazione, ma soprattutto all’integrazione del singolo nella unità sociale in cui si vive tutti. Ecco perchè occorre salvaguardare l’intensità naturale di tutti i modi di percezione e di sensazione, a cominciare dall’educazione del bambino, col seguirlo cioè nei processi in cui le sue percezioni divengono immagini, le sue sensazioni si traducono in sentimenti. Un’istruzione rivolta esclusivamente al pensiero logico ha prodotto fino ad oggi tipi incapaci di attività immaginativa e di piena vita sensoriale. Occorre riconoscere dunque la funzione educativa dell’arte in quanto que-st’ultima, per il bambino, è il più naturale modo di integrazione e quindi un'esperienza completa. Fondandosi sulle esperienze della psicologia il Read insiste sulla necessità di prolungare fino oltre l’adolescenza la disposizione eidetica del bambino, in modo che la estrinsecazione dell’immagine attraverso il disegno, il colore, permetta al bambino l’integrazione di percezione e di sentimento: e ciò con lo scopo non di produrre un maggior numero di artisti e di opere d’arte, ma di educare degli uomini e delle società migliori. Si comprende come il nostro prenda alla lettera la proposta pedagogica di Platone allorché afferma che la vita stessa, nelle sue più segrete ed essenziali sorgenti, è estetica: cioè che essa è solo in quanto « l’energia si materializza in una forma non soltanto materiale, ma estetica ». E maggiormente perspicuo si presenta l’eco di Schiller nelle parole in cui il nostro asserisce che la base dell’educazione debba essere l’armonia che pervade tutto, armonia che è il vero principio della coerenza dell’universo. Contrapponendosi ulteriormente ad u-na pedagogia prettamente razionale, il Read propone un modo visivo di pensare, capace di « rendere il bambino cosciente di quell’istinto di relazione che, anche prima dell’intervento della ragione, gli permetterà di distinguere il bello dal brutto, il buono dal cattivo ». L’educazione deve quindi fondarsi sulla comprensione delle differenze dei temperamenti; da qui la necessità di classificare i tipi psicologici, le cui caratteristiche si presuppone siano conosciute. Il Read, u-sando da una parte la fisiologia e dall’altra la psicanalisi, propone la classificazione in tipo introverso ed estroverso dello Jung, tenendo però presente che gli schemi della introversione e della estroversione solo raramente si trovano allo stato puro in un qualche individuo. Quindi il nostro, dopo aver messo in valore l’oggettività e la soggettività di tali schemi, prende in considerazione le funzioni basilari degli individui: cioè la riflessione, il sentimento, la sensazione, l’intuizione, mostrando come nell’arte moderna alla funzione della riflessione corrisponda il realismo, al sentimento il surrealismo, alla sensazione l’espressionismo, e all’intuizione l’astrattismo. Per suggestione dello Jung il Read ac- 9