stiere sono le quattro divisioni cui naturalmente si riduce ogni sistema educativo, ma tutte insieme formano un’unità che è l’unità della personalità che si sviluppa armoniosamente. L’educazione per il Read è dunque preparazione per attività in comune e la miglior educazione, dal punto di vista della società, è quella che fa dell’individuo una unità liberamente cooperante nel gruppo. Lo scopo dell’educazione è dunque quello di creare il senso della mutualità. Nell’ultima parte dell’opera del Read si evidenzia maggiormente la lezione schil-leriana che il nostro ha tratto dalle Lettere sull’educazione estetica. Perciò i limiti che sono posti all'opera schilleriana riguardo al fondamentale panestetismo sono validi anche per il nostro. E’ ancora dunque solo attraverso la « porta aurorale » dell’arte che si può penetrare nella conoscenza. L’uomo nella sua interezza deve porsi di fronte al mondo sensibile perchè è persona e bisogna che sia persona perchè un mondo sensibile gli è di fronte. La definizione ultima della bellezza in Schiller, come vita che diviene forma e una forma che si fa vita, ci pare si possa ritrovare nella volontà di dar forma propria del Read, e sulla quale il nostro fonda il principio di una integrazione raggiungibile attraverso l’educazione estetica. Nella volontà di dar forma propria del bambino e quindi dell’uomo in genere e dell’artista si integrano la sensibilità e la ragione in un rapporto di libero gioco, senza inopportuna prevalenza dell'una o dell’altra. Bisogna superare l’antinomia tra intelletto e sentimento, cioè quella antinomia che Eliot ha definito « la dissociazione della sensibilità ». Riguardo alla possibilità di un’educazione estetica, Schiller tuttavia sembra essere meno fiducioso (del Read), quando pone qualche esitante speranza « in una classe di persone che siano attive senza lavorare e sappiano idealizzare senza fare stravaganze ». Schiller in fondo non trova una classe capace di nuove istituzioni nè una classe aperta a riceverle. Il Read non parla volutamente di classi sociali, sostenendo di essere nella lotta mondiale dalla parte della libertà e di credere che la società debba essere diretta da leggi naturali e non dal dogma di una razza o di una fede particolare; di credere anche che sia possibile organizzare una società sulla base dell’associazione volontaria e del reciproco aiuto. A questo punto ci sembra necessario sottolineare come il carattere della società ideale prospettata dal Read non possa rientrare in una sigla democratica, ma piuttosto in una anarcoide, dal momento che non si intende come sia possibile organizzare una società sulla base dell’associazione volontaria al di fuori di una prassi politica particolare. In ogni caso oggi si tratterebbe di rovesciare poco generose fedi ideologiche proprio per attuare la società indicata dal Read. Ci si chiede dunque come si possa scardinare una particolare situazione sociale assolutamente concreta senza proporne una diversa, ma altrettanto concreta e precisa storicamente. Giulio Carlo Argan nella prefazione a Educare con l’arte pone la domanda intorno all’opera del Read « miraggio utopistico o profezia apocalittica? ». Si ha una facile risposta dalle parole stesse del Read. Le traiamo dall’ultimo capitolo dell’opera: « E’ il primo giugno 1942. Gli alberi di citiso lasciano cadere una pioggia d’oro su una siepe di vivide foglie di faggio. Tutto è fresco e dolce nell’aurora. E poco fa ho sentito che durante il giorno festivo hanno avuto luogo i più grandi bombardamenti aerei della storia. Sopra la città di Colonia, dove giacciono i resti di undicimila vergini martiri, la nostra aviazione domenica mattina, ha gettato quasi un pari numero di bombe. Ascolto assorto, i suoni che mi raggiungono qui - il cinguettio degli uccelli e le voci dei bambini che giocano nel giardino - e cerco di afferrare il senso di quegli eventi lontani. Sulle pianure dell’Ucraina due armate immense hanno combattuto per un temporaneo possesso, ed ora contano i morti e i feriti. In Libia centinaia di carri armati, trionfo della tecnica umana, manovrati da tecnici accuratamente educati per fare un lavoro costruttivo, giostrano nella sabbia e nel calore torrido in una furia di reciproca distruzione ». Se noi personalmente oggi, 1964, dubitassimo del tutto della possibilità di avere un giorno un’umanità migliore, non ci impegneremmo a lavorare come meglio possiamo; tuttavia non sappiamo accettare 1 1