Renzo Margonari Xilografie di Dino Villani Malgrado Mantova non disponga delle strutture necessarie per uno svolgimento normale dell’attività culturale nel campo delle arti figurative, non mancano le occasioni per segnalare avvenimenti artistici di particolare risonanza, come la mostra delle xilografie di Dino Villani attualmente allestita alla Casa del Mantegna. La xilografia ha avuto il suo massimo sviluppo, nell’arte contemporanea, presso gli espressionisti tedeschi ed in particolare ad opera di Ernst Barlach, Erich Heckel, Ludwig Kirchner, August Make, Otto Miil-ler, Max Pechstein, che vi si dedicarono con insistenza. Ma l’esperienza non ebbe seguito degno di nota ed oggi, se togliamo il connazionale Luigi Spacai, che si dedica con interesse esclusivo alla xilografia ed una recente mostra di Picasso, non si segnalano casi degni di nota. Assume un valore particolare, pertanto, la raccolta delle xilografie di Villani anche per l'insolito mezzo espressivo u-sato, mezzo di faticosa realizzazione e di particolare aridità « tonale ». A questo punto occorre opportunamente richiamare alla schiettezza ed alla semplicità dell’uomo Villani che si è dedicato alla realizzazione di questo ragguardevole complesso di legni con umiltà di intenti, ma che proprio per questo lasciano trasparire, nella maggior parte dei casi, un autentico anche se sommessamente espresso messaggio poetico che supera il patetismo del bozzetto di genere per centrare la Padania attraverso i suoi tipi umani, il suo paesaggio, le sue singolari possibilità di stabilire, ancora, un contatto sensibile tra uomo e ambiente. Dino Villani ha realizzato questi legni senza soluzione di continuità tra gli anni 1928 e 1935 quando l’incisione faceva furore sulle pagine del « Selvaggio », di Maccari e sembrava affacciarsi (speranza delusa!) alla ribalta delle arti figurative come una autonoma voce nazionale, particolarmente adatta com’era ad offrire agli spiriti mordaci (come appunto il Maccari prima ed il Longanesi poi) un mezzo efficacissimo ed immediato di comunicazione, che raggiungesse pratica-mente tutti i livelli per la sua semplicità ed essenzialità e fosse diffusibile in un notevole numero di opere. La mostra di Dino Villani, presentata da Zavattini il quale usa un linguaggio che si armonizza perfettamente con le opere, ha parecchi dei pregi cui sopra ci siamo richiamati. Sarebbe anzi opportuno e non troppo azzardato, ci sembra, accennare alla particolare significanza contenutistica di queste opere che per i temi affrontati, ma soprattutto per la particolare iconografia anticipano quelli che saranno gli stilemi della scuola neo-rea-lista. E’ questo comunque un discorso che meriterebbe uno svolgimento ben più ampio di quanto non ci si prefigga in questa breve nota: ci basta di segnalarne la possibilità, che non ci pare speculativa. Sorretto da una capacità dì disegnatore davvero notevole. Villani è giunto alla sintesi. Queste xilografie hanno il raro merito di introdurci direttamente negli ambienti descritti, siano essi l'interno dell’osteria coi suoi avventori o la riva del Po in piena. Si potrebbe stabilire addirittura se certe figure sono state ritratte d'inverno o d’estate e giungere persino a decidere l’ora nella quale sono state colte. 14