Dove tutti si dedicano alla ricerca di trovate più o meno intelligenti tese unicamente a stupire, Villani tratta ancora la sua materia di ispirazione secondo una ricetta antica quanto infallibile. Zavat-tini doveva proprio dire che « hanno il sapore del pane ». L’autore si è accostato con amore ad una realtà che non lo vede freddo spettatore o archeologo alla ricerca del « colore locale », ma uomo partecipe che ha vissuto e si è nutrito in questo ambiente delle sensazioni che da esso ha tratto. In definitiva, è proprio la sincerità con la quale egli si è accostato ad una realtà del resto ben conosciuta, che ha favorito tanta dovizia di sentimento, ed il suo trasparire è in misura diretta con la immediatezza o la freschezza con la quale questo sentimento è trasposto nell’opera. Facilità, anche probabilmente: ma facilità di eseguire derivata dalla conoscenza del mezzo tecnico, non certo dalla superficialità, che là dove l'impulso del fare non è retto da un autentico bisogno di espressione sfiora il calligrafismo e la stereotipia. Villani, contrariamente a quanto egli stesso si premura di asserire, è nella xilografia un artista vero, completo di pregi e difetti: un artista che ha però il merito di non travestirsi di grottesche maschere intellettualistiche per apparire più interessante, e che cerca di trasmettere con semplicità la sua devozione al paesaggio ed alla gente dell’Oltrepò. 15