mento per Carnevali, si ferma alla sita nuda possibilità di dichiarare, non diventa essa stessa con i suoi contorcimenti e le sue invenzioni, sostanza di un processo evolutivo. Tutti i vocaboli comuni, frusti, disadorni, sono ancora pieni di potenziale esplosivo, sono ancora pregnanti e comunicativi, anzi proprio questi hanno possibilità di comunicare con tutti, di rendere la poesia un "pane" per tutti. I suoi versi cominciano a popolarsi dei paesaggi della campagna, dei personaggi quotidiani del paese', operai, contadine, ragazzi selvatici e vitali, pescatori del Mincio. « Stamattina gli operai / gli stessi operai degli altri anni / stendono la ghiaia; / cose vecchie. / ...E se, per fortuna, / capitate in una giornata di sole / i badili certo brilleranno: / brillavano così le armature / che rendevano forte, / il petto dei più forti./ C’è in questi versi il pericolo dell’oratoria, della retorica di un'epica operaia, ma se osserviamo bene la cadenza, l'andamento prosastico, gli inceppi e le cadute di ritmo, avvertiamo nello sforzo di contenere il largo del sentimento, una sicura garanzia di verità. Ma è nelle composizioni più asciutte, tanto semplici da parere scialbe, che si sente la compiuta funzione del linguaggio, la sua essenzialità di segno, la comunicazione'. Qui da noi / il compleanno / è una festa... / dopo cena, / con le mani stese sulla tavola / vuota di vino e di candeline. / Qid da noi / si serba il fiato per la fine / o nelle aperture sentimentali sempre contenute: Potremo finalmente / nascere bambini / e avere una stanza / con pupazzi / e sarà un ricordo / l’odore... / ... di cotogne irraggiungibili / a maturare sull'armadio. / si annida la vena di Carnevali, dibattuta tra l’amore della sua terra e della sua gente, delle sue usanze e la fiducia nel divenire necessario del mondo: Ai miei tempi / dietro il campanile / cresceva un albero di noci; / anch'io in tre riprese / potevo raggiungere la cima. / Ora l'albero è cresciuto... / ... ieri ho scorto / tra il fogliame estremo / un ragazzo di quinta / che rompeva noci... /. Nella figura di questo ragazzo, con la precisazione tanto scarna e oggettiva " di quinta", da parere ironica, è tutta la speranza nella giovi- nezza del mondo, nella sua carica ancora vitale e inespressa, lo slancio plebeo necessario. Non mancano nelle poesie di Carnevali momenti più inquieti, oggetti che assumono coloriture che vanno da un domestico simbolico ad un espressionismo sempre attentamente sorvegliato, come in Casa di campagna con quegli "scorpioni che escono / dalla loro crosta di calce" e lo spaventapasseri "buffo crocifisso / sopra un calvario a zolle;/ ma se dovessimo cercare necessariamente il legame di questa poesia nata sulle rive del Mincio, con le correnti del novecento europeo è ancora a Brecht che dovremmo ricorrere, soprattutto nelle liriche brevi, assai vicine nella maniera al Breviario Tedesco per quel sarcasmo che le pervade, per il gusto della battuta di un umorismo risentito e cosciente che non ha niente da spartire con l’ironia addomesticata di molti poeti italiani. La giovane età e l’autodittatismo hanno permesso a Carnevali di superare indenne la polemica post-ermetica, di presentarsi indenne da contaminazioni letterarie, gli hanno garantito una libertà di espressione che, se può talvolta sembrare reazionaria di fronte alle innovazioni formali di una avanguardia naufragante nelle involuzioni critiche della sua stessa intelligenza, testimonia tuttavia una solida ed onesta necessità di scrivere versi che trova la sua tradizione nel legame con la campagna, la sua coscienza nella lucida e critica rappresentazione- "la vita che rimane / sbadiglia vicino al fiume”. Carnevali è lontano dalle tentazioni formalistiche, dalle contaminazioni di lessico oggi così "a la page", rifiuta ogni aristocrazia della condizione di poeta, si definisce in una intersoggettività classista. In un momento nel quale l’area di operazione per i poeti risulta sempre più ristretta, il "realismo critico” viene attaccato da più partì e mostra cedimenti considerevoli sul piano teorico, nella confusione di un mondo che pare diventare o addirittura essere assurdo per una proliferazione abnorme e malata fuori dal giro semplice della realtà, la "controcorrente" di Carnevali anziché mostrarsi nei suoi limiti assume il valore di un tentativo coraggioso, di un recupero necessario delle mai sufficientemente sfruttate poetiche della letteratura della Resistenza. 17