TRA POCO E’ crollata la muraglia che serviva agli avvisi funebri. Ora gli operai sono al lavoro, sono molti e presto finiranno. Poi si saprà chi è morto. L’ARMATURA NUOVA Stamattina gli operai gli stessi operai degli altri anni, stendono la ghiaia; cose vecchie. Un tappeto per nascondere le ultime ore dell’inverno; cose completamente inutili. Ma se vi capita di passare accanto non trascurate il rumore della ghiaia; merita attenzione: un semplice rumore in breve tempo si trasforma in voce. E se, per fortuna, capitate in una giorna di sole i badili certo brilleranno: brillavano così le armature che rendevano forte il petto dei più forti. SERE FA Sere fa con l’aiuto della luna ho scritto sul muro: « Morte al padrone di casa ». La legge mi ha assolto ma tutti sanno che quella sera non ero ubriaco. QUI AL PAESE Qui da noi il compleanno è una festa che sfugge come l’altre, oppure si festeggia piano, dopo cena, con le mani stese sulla tavola vuota di vino e di candeline. Qui da noi si serba il fiato per la fine per un attimo di proroga; quel poco che basta per pulire la barca e legarla come sempre al salice sulla riva. ANCORA UN ATTIMO Abbiamo portato altrove le colombe e recisi gli ulivi e appena il fuoco sarà tremolante sull’ultimo sterpo dalla cenere ancor calda si leverà una città per noi. Potremo finalmente nascere bambini e avere una stanza con pupazzi e sarà un ricordo l’odore di muffa, di vecchia biada e di cotone irraggiungibili a maturare sull’armadio. CASA DI CAMPAGNA Scarso odore di biada d’altri tempi e penombra e scorpioni che escono dalla loro crosta di calce: casa di campagna. La vita che rimane sbadiglia vicino al fiume. L’uomo di paglia, buffo crocefisso sopra un calvario a zolle, mi saluta monotono spaventando uccelli immaginari. Qualcuno guarda mia madre prima di chiudere nel fiasco questo giorno e riportarlo quasi vuoto tra il fogliame verde della vigna.