non poteva uscire che contraffatto e manchevole il profilo del cantore degli « Orfici ». Equilibrio che non significa evidentemente fusione delie antinomie, ritrovamento d’un'impossibile unità. Significa più semplicemente aver considerato la figura di Campana nella integralità dei suoi motivi. Che poi le conclusioni critiche abbiano colto determinati punti morti, relegato gran parte della poesia campaniana nella sfera delle intenzioni motivando con una documentazione precisa ed inoppugnabile le ragioni di una indisponibilità campaniana in questa direzione, è tutt'altro discorso. Non è colpa della critica se la poesia di Campana non giunge a comporsi in unità, o per dirla con il Contini, Campana non è riuscito a formularsi uno stile. L’importante è non essersi lasciati prendere la mano dalle rigide cristallizzazioni antino-miche, aver indagata la parte ritenuta più invalida, per verificare sia il suo peso nei confronti del resto dell’opera, sia le possibilità che ha Campana, anche all’interno di questa disposizione eminentemente intenzionale, di giungere sia pure per rapide fulgurazioni alla poesia. Per questo abbiamo ritenuto conclusivo il saggio di Bonalumi, dove gli echi di Bo e Contini, Longobardi e De Ro-bertis, vengono ripresi e composti alla luce di una nuova sintesi in cui la figura di Campana, svestita d'ogni patina mitica, si colloca in una dimensione ben più equilibrata e imparziale. * * * Con il saggio di Bonalumi si affossa definitivamente il mito di un Campana stretto parente del Rimbaud delle « Illu-minations ». All’esame più approfondito della critica, le linee oscillanti e turbinose di questo fantasmagorico poeta non hanno saputo resistere, scomponendosi in un fragile universo di frammenti, da cui sprigiona soltanto a tratti il vivido bagliore della poesia. Una volta scandagliato, il mistero di quei versi allucinati e convulsi si è mostrato di ben scarsa profondità, le sue sue radici come i suoi fiori essere troppo abbarbicati alla terra, intrisi ancora dell’umidore della vita che li aveva generati. Troppe volte il preteso assalto all’Assoluto, il dramma che dal contingente dovrebbe far scaturire l'Eterno, rimane fermo alla sola carica espressiva, s’aggroviglia e s'attorce sulla parola, che prolifera se stessa ingigantendosi sino a soffocare. E ne escono versi come al VI paragrafo di « Genova »: « Come nell’ali rosse dei fanali / Bianca e rossa nell’ombra del fanale / Che bianca e lieve e tremula salì... / Troppe volte dietro la spuria cortina del simbolo par fuori il dato biografico, la supposta intemporalità, sfrondata dei suoi paludamenti, mostra la polpa della più banale realtà quotidiana, svariante per lo più nel vicolo dell'avventura amorosa. E la frattura s'avverte manifesta, la pagina paga il tributo all’epoca e si vena d’un simbolismo popolato di figurazioni vacue, si gonfia d'un linguaggio magniloquente e fumoso d’impronta segnatamente dannunziana: « E così lontane da voi passavano quelle ore di sogno, ore di profondità mistiche e sensuali che scioglievano in tenerezze i grumi più acri del dolore, ore di felicità completa che aboliva il tempo e il mondo intero, lungo sorso alle sorgenti dell’Oblio » (12). Inevitabile allora lo scacco cui va incontro quest’anima di poeta afflitta dal « mal di vivere », quando la sua febbre di ulissismo vuol placare nell'immobilità equilibratrice dell’arte, nella creazione d'universi sovrumani fuori del tempo e della storia, e vi vuol giungere in maniera tutta esterna, pervenendo a un’atmosfera senza vita nè anima, dove il momento biografico spare e dispare indeciso fra il palpito carnale che lo trattiene e l’arte che lo vorrebbe dissolvere. « Ed il mio cuore era affamato di sogno, per lei, per l’evanescente come l’amore evanescente, la donatrice d’amore dei porti, la cariatide dei cieli di ventura. Sui suoi divini ginocchi, sulla sua forma pallida come un sogno uscito dagli innumerevoli sogni dell’ombra, tra le innumerevoli luci fallaci, l’antica amica, l'eterna Chimera teneva fra le mani rosse il mio antico cuore » (13). Con tutto il peso della terminologia diradata ed arcana, Campana non riesce 29