vagazioni estetiche. Basti pensare alla complicata classificazione etica dei « modi » greci, alla catarsi aristotelica e alla somma di responsabilità morali, educative ed ontologiche di cui si gravavano in epoca classica le spalle della musica, che dovevano oltretutto essere allora assai fragili, a giudicare dal poco che ce n’è rimasto. La fortuna incontrata da simile tesi è testimoniata dal suo perdurare, in forma più o meno inconscia, e dalla reviviscenza che ha registrato in talune modernissime teoriche degli elettronici. L’altro atteggiamento rappresenta indubbiamente una maggiore maturità di giudizio nei confronti della musica, che abbandona la solita e banale funzione di esprimere pensieri ed affetti definibili in sensi verbali, tradotti non si sa tramite quale dizionario e con un processo di accentuazione sul pentagramma. Uno dei primi a mettersi sulla via di una più netta indipendenza musicale era stato Kant, che aveva intuito la piena autonomia della forma sonora rispetto a quella linguistica, definendo la musica come gioco di sensazioni auditive strutturate dall'elemento matematico. Ma una simile riduzione unilaterale dell’ ufficio espressivo della musica, pur analizzata sotto un profilo di più impegnato rigore critico, portava alla conclusione che la musica è « piuttosto godimento che cultura » e, giudicata dalla ragione, si trova qualche gradino più sotto rispetto alle altre arti. Risultato insoddisfacente, che non convince di più nelle recenti riprese dell’assunto kantiano, tipica quella strawinskiana. E fermiamoci qui, nella nostra rapidissima ricognizione, per tentare di fissare, nelle sue linee fondamentali e nel contesto di un più convincente quadro estetico, i caratteri dell’espressione musicale. Premesso che ogni arte è un sistema di segni attraverso i quali si manifesta il pensiero, pensiero che naturalmente — pur senza nulla perdere della sua concretezza — si adegua a caratteristiche e limiti di quei segni, possiamo affermare che l'idea musicale contiene in sè una pienezza di pensiero, espresso secondo u-na ben definita grammatica di suoni irriducibile a qualsiasi altro « sistema » artistico. Il pensiero musicale è tutt’altra cosa naturalmente dal pensiero letterario, o scultoreo, o filmico. Non è visivo nè rappresentativo nè verbale, ma ionico. Il nodo del nostro problema sta tutto qui: nell’isolare ed accertare questa struttura netta e inconfondibile dell’idea musicale, liberandoci dalla suggestione di considerarla una rifrazione, un elemento aggiunto o peggio una fonte stimolante di immagini verbalmente pronunciabili. Se si entra nell’ordine di idee di accostarsi alla musica come ad un fatto espressivo da decifrare secondo il codice d’un suo preciso linguaggio, non si potrà non riconoscerne il profondo valore culturale, al pari delle altre arti « belle », respingendo la parziale interpretazione kantiana, che ha il torto di non prendere nella dovuta considerazione gli elementi tecnici, sensibili del linguaggio musicale (come del resto di quello pittorico). Una volta stabilito che il corrispettivo — nel campo dell’arte dei suoni — della parola letteraria, delle linee e dei colori pittorici, è Vinter-vallo-nota (ossia il suono nella sua relazione acustica, ritmica e timbrica con altro suono), e che esso rappresenta il mezzo per il raggiungimento, mediante adeguati organismi, dell’idea musicale, ci pare risulti chiara la estrema definitezza del linguaggio musicale, perfettamente compiuto e « intraducibile » non nel senso mistico-romantico ma in quanto appunto l’idea musicale risulta da un ordine di immagini auditive che non possono essere traposte in un differente linguaggio. Ecco così cadere, in tutta la loro genericità, certe critiche descrittivo - didascaliche purtroppo così diffuse. Ed ecco anche definito, nel suo ibridismo, qualsiasi tipo di musica vocale con testo. La musica, qui, rinuncia alla sua purezza e personalità d’espressione, per tentare una simbiosi colla parola. Ma risulta inevitabilmente che nella lirica, nel madrigale, nella romanza, nel lied, nel melodramma il significato poetico della parola viene sgretolato, per farsi puro elemento fonico o timbrico. Quel che conta, in simili generi contaminati, rimane pur sempre ed esclusivamente il linguaggio musicale, il quale solo può decidere dei raggiungimenti artistici. * * * L’incapacità a comprendere nella sua autonomia e nelle ragioni del suo strutturarsi, l’espressione musicale, e quindi la sua portata culturale, è a nostro avviso 35