3 Il contenuto fondamentale dell'opera di Carducci, nella sua fioritura, era l’idea della liberazione e dell’unità d’Italia. Sotto questa spinta il poeta seppe parlare nei suoi versi non solo delle gloriose tradizioni dell’Italia garibaldina ma anche dei deboli sostenitori italiani del movimento di liberazione nazionale, dell’indecisione e della paura della borghesia, della sua mancanza di patriottismo. Carducci si interessò ripetutamente al movimento nazionale per la liberazione dei popoli clic nel XIX secolo insorgevano contro il giogo straniero. Grande attenzione il poeta ebbe per i paesi balcanici e predanubiani i cui popoli più d'una volta si sollevarono contro la tirannide e l'oppressione degli Asburgo. Nella poesia « Sicilia e la rivoluzione » Carducci esclamava: ...Su, da’ monti Carpazi e la Orava, Da la Bosnia a le tessale cime, Dove geme la Vistola schiava, Dove suona di pianti il Balcani Su, d’amore nel vampo sublime Scoppin l’ire de l’alme segrete! Genti oppresse, sorgete, sorgete! Ne la pugna vi date la man!... 4 Carducci, come egli stesso ebbe a scrivere, si schierò sempre con gli oppress: Lo sdegno del poeta non era rivolto soltanto contro i diretti nemici della sua patria ma anche contro coloro che l’avversavano astutamente mascherandosi di patriottismo e di amore per il popolo. Mentre attendeva alle odi e agli inni Carducci si interessava nel contempo alla satira e denunciava quella menzogna sociale che sempre più chiara si rivelava al poeta nella misura in cui si andava compiendo il processo dell’unificazione del paese. Egli era stato testimone degli sforzi eroici del suo popolo che aveva cacciato gl’interventisti francesi e gli austriaci, che aveva liquidato il governo papalino. Ma il poeta vedeva che la grande borghesia e i circoli dei nobili-latifondisti arrivati al potere tradivano gl’interessi nazionali del popolo ed egli, ubbidendo al dovere patriottico, sempre più raramente attendeva alle odi e agli inni, lavorando con sempre maggior insistenza attorno alle poesie nelle quali denunciava i nemici del popolo italiano. Carducci diventò uno dei più eminenti poeti satirici italiani. Nel « Canto dell’Italia che va in Campidoglio », scritta ner la presa di Roma del 1870, il poeta derise il falso patriottismo delle classi dirigenti, le quali, nel periodo della lotta di liberazione nazionale, avevano più paura dei garibaldini-repubblicani che degli invasori austriaci. Piena di dolore e di sdegno è la poesia « Per il quinto anniversario della battaglia di Mentana » indirizzata contro la grande borghesia che approfittava dei frutti delle lotte popolari. Non poco sarcasmo vi è nella poesia indirizzata « A certi censori ». Carducci dice che la sua musa non è una Maddalena pentita senza balsamo da spalmare le piaghe puru lenti; il poeta si beffa dei vaniloquiosi e degli ipocriti i quali ciarlano su ogni tema elevato ma non hanno il coraggio d’insorgere contro la tirannide e tacciono la vergognosa realtà. Il pensiero del Carducci, che tra gli schiavi e i tiranni ci sarà pace soltanto quando la morte metterà fine alle dispute, trovò la sua espressione in tutta una serie di composizioni nelle quali il poeta glorificò la lotta dei popoli per l’indipendenza del loro paese, (« Sicilia e la rivoluzione »); esso poi risuonò nelle poesie che parlavano dell’abisso che divide gli sfruttati dagli sfruttatori. Sono tipiche le poesie: « Per raccolta in morte di ricca e bella signora » e « Carnevale ». Nella prima, Carducci descrivendo la morte di una giovane e ricca signora dice che egli conosce altri dolori, altre sofferenze, diverse da quelle di cui scrivono i poeti lacrimosi — lo spettacolo della morte nelle famiglie povere e affamate dei miseri lavoratori, i quali non hanno tempo per le lacrime, nè diritto all’amore. In « Carnevale » il poeta disegna un chiaro quadro del contrasto fra il mondo della ricchezza e quello della miseria. Indubbiamente Carducci, in queste poesie, quasi parafrasa poeticamente la celebre esclamazione di Garibaldi che diceva di aver sognato nella sua vita un’Italia diversa. Sul limitare quasi delle « Rime nuove » e delle « Odi barbare », Carducci scrive poesie dedicate alla prima rivoluzione della borghesia francese come: « Per il LXXVIII anniversario della proclamazione della Repubblica francese » o il ciclo di sonetti « Ca ira »• La lettura di queste 40