poesie involontariamente ci ricorda « La Marsigliese ». I versi dei Carducci, che nutriva profonda venerazione per il popolo rivoluzionario che abbatteva il mondo feudale, restano ancora ai nostri giorni bellissimi esempi di poesia rivoluzionaria. Dopo la pubblicazione dei versi su Valmy, che avevano suscitato un’ondata di indignazione negli ambienti rea zionari per una simile glorificazione dei tempi della dittatura giacobina, Carducci completò il quadro con le sue repliche polemiche. Rispondendo a un critico indignato che lo accusava di essere un « sanguinario », il poeta scriveva: « Les aristo-crates on les pendra: male, male, male, senza dubbio. Ma l'onorevole M. T. voglia un po’ contare le rivoluzioni sociali, politiche, religiose, che passarono senza vit time. Ahimè, tutta la storia umana è una orribile marea di sangue e la corrente che vi passa in mezzo più rapida, più profonda, più nera è di quello versato dai re. dai nobili, dai preti pur fuori della guerra guerreggiata ». 5 La poesia di Carducci è una poesia sempre profondamente convinta. Il poeta con disprezzo si comportò verso ogni forma di misticismo, formalismo, estetismo, verso la complicatezza d'un linguaggio studiato che allontana la poesia dal popolo. In verità, nei versi delle ultime raccolte (Odi barbare, Nuove odi barbare, Rime e ritmi), l’alto pathos della poesia civile del Carducci è parzialmente indebolito Su queste ultime creazioni del poeta furono scritte da parte della critica reazionaria non poche sciocchezze. Approvando e incensando ipocritamente Carducci, i critici reazionari — in quei casi in cui non si sentivano di criticare apertamente « il poeta da comizio » — cercavano di interpretarlo come un maestro che, come si dice, avesse trovato definitivamente se stesso nel nuovo classicismo, nella poetica ammirazione dell’antichità, innamorato del paesaggio e della lirica intimistica e per giunta divenuto sostenitore della « bellezza pura », « dell’arte per l’arte ». Effettivamente nei versi del Carducci degli anni '70 - 90, scritti sotto l’evidente influsso della poesia antica, con l’impiego originale delle sue forme, l’antica tematica e persino isolate antiche esemplificazioni, occupano un posto insignificante. Al contrario, in questa serie di poesie prevale il materiale attinto alla contemporaneità o al Rinascimento. Senza dubbio con grande maestria Carducci creò nelle sue « Odi barbare » una serie di poesie nelle quali nuovamente costrinse a cantare le voci dei grandi lirici della antichità, ma tali versi stilizzati in definitiva non sono fondamentali negli ultimi libri del poeta. Più importanti e originali, occorre riconoscere, sono i componimenti che il Carducci scrisse coi convenzionali metri antichi (solitamente senza l’impiego della rima), nei quali sono collocate in primo piano le personali emozioni del poeta e gli avvenimenti del medio evo o del Rinascimento o gli avvenimenti politici dei tempi moderni. Nei suoi versi « antichi » Carducci sapientemente « si muta » nell’antico pagano, e allora davanti a noi rivive Orazio, amante della patria (Alle fonti del Clitumno), sia che il poeta volga lo sguardo ai grandosi avvenimenti storici dell’antichità raffrontando il passato col presente e il futuro (poema « Alessandria »), sia che infine rappresenti la vita contemporanea sullo sfondo dei resti intatti dei monumenti romani (Dinanzi alle terme di Caracalla). Nelle « Odi barbare » e nelle raccolte successive sono soprattutto interessanti i bellissimi versi del poeta su soggetti medievali e rinascimentali. Carducci continua a ricostruire poeticamente luminosi quadri della storia popolare riandando ai tempi della costituzione della nazione italiana, della lotta dei Comuni col papato coi grandi feudatari e con le rapaci pretese degli imperatori germanici. Ancora una volta ritornando ai temi dei suoi libri giovanili, Carducci aiutò i lettori a sentire profondamente lo spirito eroico del Rinascimento celebrando i fondatori dei Comuni e portandoli a esempio del valore civile ai suoi contemporanei (« Canzone di Legnano »). Sino alla fine della sua vita Carducci restò il cantore del movimento di liberazione nazionale, il poeta della generazione garibaldina. (Igor Postupalskij) (Traduz.■ di Vladimiro Bertazzoni) 41