SCHEDE di Fernando Trebbi Enzo Zelati Anna Benetti Simona Ghirelli Irene Ferrerò “ Marxismo cd estetica in Italia,, di Rocco Musolino (Ed. Riuniti) « Non preoccupa Della Volpe, preoccupano i dellavolpiani ». Così Vittorio Saltini chiudeva, sull’Espresso, la sua recensione al libro di Rocco Musolino « Marxismo ed estetica in Italia ». L’affermazione, per la verità un po’ sfacciata, non è priva di fondamento e trae orgine dal legittimo sospetto che gli studiosi marxisti, non sappiano muoversi, nel campo della estetica, se non secondo posizioni monoliticamente definitorie. Da qualche tempo infatti i critici marxisti, non tutti ovviamente, hanno ravvisato in Della Volpe il fondatore di una estetica modernamente materialistica, accorgendosi, nel contempo, della insostenibilità e contradditorietà di molte posizioni finora difese da Lukàcs. Questa tendenza, ormai diffusa perfino nell’ambito della critica cinematografica (v. Lino Micciché in Filmsele-zione n. 19-20), è presente anche nel volume di Musolino che si compone di saggi già pubblicati, come l’autore avverte, sulle riviste II Contemporaneo, Società, Il Verri. Tra questi ve ne sono alcuni più interessanti di altri e sono quelli rispettivamente intitolati: La problematica estetica di Galvano della Volpe, Appunti su una questione marxiana, Sul « caso » Balzac. In questi saggi, ma anche nei rimanenti, il cavallo di battaglia è sempre Della Volpe e il bersaglio è (quasi) sempre Lukàcs. Al filosofo ungherese vengono rimproverate soprattutto due cose: 1. Il fatto di concedere troppo ad influenze hegeliane e perfino romantiche (« Vero è che Lukàcs, nel tentativo di convalidare materialisticamente la tesi di un Balzac bifronte, reazionario-progressista, tende ad esaltare hegelianamente la potenzialità e-spansiva del contenuto storico-reale nel processo artistico, venendo così a contrapporre ad un soggettivismo estetico di tipo idealistico-crociano un oggettivismo estetico di tipo idealistico-hegeliano, senza uscire con ciò dal gioco metafisico della ipostasi »); 2. Il fatto di non aver saputo applicare un metodo di indagine rigorosamente scientifico (= estetico), e-sercitando una critica più politica che estetica, la quale, anche quando perviene a risultati concreti e condivisibili, lo fa per vie che non sono quelle precisamente estetiche (« Inutilmente cerchereste nella critica lukacsiana un chiarimento diretto della ragioni artistiche della grandezza di Balzac. La critica storico-filosofica lukacsiana di Balzac, della quale peraltro non si intende disconoscere i meriti, riesce critica estetica solo parzialmente, in forma occasionale ed anche equivoca.. »). Per converso le ragioni che dovrebbero indurre il critico marxista a seguire della Volpe, nascono dalla scoperta, nella sua speculazione, di numerosi punti fermi tra i quali soprattutto: 1. Il superamento della alternativa Croce-Gentile e del mito romantico della « intuizione pura » evitando l'uniterilità razionalistica (hegeliana); 2. Denuncia della identità arte-realismo e conseguente distinzione del realismo come poetica (realismo « sociale » o « socialistico ») e del realismo come estetica (« comprendente anche quelle e-spressioni di arte che sono in antitesi con la vita e l’esperienza... »); 3. Rifiuto di ogni interpretazione che muova « dall'intento di rintracciare esteriori e mec- 49