caniche corrispondenze fra struttura economica e sovrastruttura culturale, artistica, come in Plechanov » anziché « articolarsi all’interno di sovrastrutture culturali storicamente definite »; 4. Scoperta del carattere specifico dell’arte e suo fondamento nel concetto di organicità semantica. Ora non c’è dubbio che la speculazione di della Volpe abbia portato un contributo notevole allo sviluppo delle moderne teorie della estetica, come d’altra parte è vero che alcune posizioni lukacsiane attendono di essere rettificate alla luce delle nuove esperienze e delle successive scoperte. Quello che non pare accettabile e che meriterebbe, quanto meno, di essere discusso (la qual cosa non rientra nello spazio di una semplice scheda), riguarda la possibilità di una alternativa violenta tra Lukàcs e della Volpe, laddove invece potrebbe magari stabilirsi un rapporto di reciproca integrazione. Ma, anche tralasciando questa ipotesi, la sistemazione della estetica della-volpiana è tutt’altro che definitiva e se pure della Volpe ha il merito di aver fermato alcuni motivi essenziali della attuale polemica (ad es. la rivalutazione della metafora, la critica del concetto romantico dell’arte, il riconoscimento del valore intellettuale della immagine) gli rimangono ancora da risolvere numerose questioni quali ad esempio l’estensione dei suoi criteri di interpretazione al di là (cinema, arti figurative, musica) del campo LIBRERIA MINERVA l’ambiente ideale per l’amatore del libro Mantova - portici Broletto, 45 telefono 22773 letterario per il quale soprattutto — come ha visto il Salinari — hanno notevolissimo valore. Quanto alla polemica di Musolino è necessario dire che essa rischia di cadere nella tautologia e finisce spesse volte per formulare dei giudizi che nonostante la volontà di distinzione, risultano s stanzialmente identici a quelli di Lukàcs. Gli altri giudizi di Musolino, quelli che evadono cioè il pericolo della identità, attendono di essere costruiti con argomenti più convincenti. Cosi il riscontro di una impostazione « totalitaria » nella speculazione lukacsiana merita di essere spiegato in maniera più diffusa, mentre è ovvia per contro la constatazione che « Lukàcs pensa sempre in termini di consapevolezza e di convinzione e non di politica culturale autoritaria » (v. Cases nella prefazione a « Marxismo e critica letteraria », Einaudi, '64), come risulta del resto chiaramente da numerose affermazioni fatte a proposito di certi prodotti della letteratura sovietica (« ...la nostra letteratura sovietica non ha ancora superato i residui delle tradizioni della borghesia decadente... ») per giudicare i quali si rifiutano comunque certi criteri di natura appunto politica (« ..alludiamo al fatto che qualcuno ha individuato nel naturalismo e nel formalismo indirizzi direttamente ostili al potere sovietico... »). Le stesse cose si possono dire, tornando a della Volpe, del modo come Musolino liquida l’ipotesi di una origine neo-positivista (v. Cases « Marxismo e neo-positivismo » Einaudi, ’58) di certe istanze metodologiche anti-lukacsiane, limitandosi ad osservare che tutto ciò dimostra « ancora una volta, come prospettandosi il problema filosofico del marxismo in senso gnoseologico-tradizionale, si resti pericolosamente disposti ad anteporre la richiesta speculativa (idealistica) a quella propriamente storicistica... ». Ciononostante non tireremo le drastiche conclusioni di Saltini e diremo che il libro di Musolino è comunque interessante e costituisce una lettura estrema-mente stimolante, capace almeno di informare intorno ad una serie di argomenti sui quali il dibattito degli studiosi e dei critici è destinato a ritornare in un prossimo futuro. FERNANDO TREBBI 50