“ La responsabilità dell’artista,, di Maritain (Morcelliana) L’interesse di Maritain per i problemi estetici non fu mai, durante tutta la sua attività di scrittore e di pensatore, una questione secondaria. 11 suo interessamento per i problemi artistico-fìlosofici è presente in maniera costante in tutta la sua produzione letteraria, a cominciare da « Art et Scolastique », che apparve nel ’20, lino a « Creative intuition in art and poetry », che fu pubblicato nel '53. Tra le due pubblicazioni, che sono le più importanti scritte da Maritain a proposito deU'arte, corre una lunga serie di articoli e di saggi minori, ma ugualmente importanti, dai quali possiamo constatare come Maritain non abbia mai perso di vista le questioni estetiche sotto il loro profilo filosofico. Ma l’attenzione di Maritain per l’arte non si limitava ad una preoccupazione di carattere teorico - conoscitivo. L’arte non era per lui solo un oggetto di studio, ma anche di vita. Fin dalla prima giovinezza, infatti, egli « venne a trovarsi in intimo contatto con l’arte moderna, e tutte le correnti — simbolismo, espressionismo, futurismo, cubismo, surrealismo, astrattismo, eccetera — furono da lui studiate assai da presso ». Alcuni dei capiscuola contemporanei erano addirittura nel numero dei suoi più intimi amici, e fu appunto uno di questi amici, George Rouault, che indusse Maritain a scrivere « Art et Scolastique ». A distanza di tanto tempo e dopo un periodo, piuttosto lungo, di silenzio intorno alle questioni di estetica — che è cominciato dalla pubblicazione di « Creative intuition... » (v. trad. it. nella Morcelliana) — Maritain ritorna sul problema dell’arte con un libretto non fondamentale nella sua produzione, ma comunque interessante. « La responsabilità dell'artista » non è un testo fondamentale anche per il suo occasionale punto di partenza che sta in una serie di conferenze tenute dall’autore alla Princeton University dove insegna da parecchi anni. Ciò non toglie che in esso sia possibile scoprire delle affermazioni di grande interesse e attualità. Maritain ha sempre creduto nel valore insopprimibile della ragione quale elemento distintivo per eccellenza della persona umana e tutta la sua speculazione suil’e-stetica è per buona parte rivolta a riscoprire e a confermare il ruolo di primaria importanza che l’intelletto occupa — o dovrebbe occupare — in ogni forma di creazione artistica. Del resto se si chiede che l’arte porti impressa in se stessa e in maniera evidente la sua origine umana, è necessario che essa si sviluppi sotto l’influsso di ciò che l’uomo ha di più specifico rispetto agli altri esseri, vale a dire: la ragione o intelletto. Di qui i giudizi che Maritain ha espresso a proposito di alcune figure o indirizzi della poesia moderna: « Fu narcisismo all’inizio — che comportava una ricerca o del godimento dello stato poetico (pensiamo a Rimbaud), o (pensiamo a Gide) dell'erompere di un atto libero o gratuito senza alcuna fisionomia e di un potere di scegliere senza fare una scelta, o (pensiamo a Mallar mé) dell’elaborazione di un’opera pura e perfetta rispecchiante solo il vuoto... ». E ancora: « Con il surrealismo l’intero dinamismo della poesia deviata tende, in ultima analisi, alla liberazione della onnipotenza dell'uomo o alla conquista dello infinito da parte dell’uomo, attraverso i poteri della non-ragione... Abbiamo un processo di liberazione dalla ragione propriamente parlando: un desiderio deciso e sistematico... di respingere ovunque e in ogni modo il controllo della ragione consapevole e... di scatenare i poteri infiniti dell’irrazionale che sono nell’uomo ». « La responsabilità dell’artista », torna ripetutamente su questi motivi allargando il discorso alla confutazione del concetto della « gratuità dell’arte » o, che è lo stesso, de « l’arte per l’arte ». « L’artista — diceva Gide — entra in scena dopo il pranzo: la sua funzione non è quella di nutrire ma di inebriare ». « L’arte per l’arte — ribatte Maritain — ...significa una assurdità, cioè una supposta necessità, per l’artista di essere solo un artista, non un uomo, e per l’arte di separarsi dalle sue proprie risorse, e da tutto il nutrimento, dal combustibile e dall'energia che riceve dalla vita umana (...) Eschi-lo, Dante, Cervantes, Shakespeare o Dostoevskij non furono campane che suonarono a vuoto. Avevano grandi ideali 51