umani. Non scrissero pensando che quello che scrivevano non importava. Non credeva forse Dante... di rivolgere i lettori al problema dell'eterna salvezza? Non pensava forse Lucrezio a diffondere l’Epicureismo e Virgilio ...a riportare i lavoratori alla terra e Wagner a glorificare la religione teutonica? ». Non solo dunque è normale che un artista abbia « un messaggio umano suo proprio, sciocco, pazzesco o invece importante, da presentare agli uomini », ma è anche indispensabile che l’arte stessa dipenda fondamentalmente « da tutto quello che la comunità umana, la tradizione spirituale e la storia trasmettono al corpo e alla mente di un uomo »; di conseguenza essa appartiene ad un « determinato tempo e ad un determinato paese ». Ma le posizioni importanti che Maritain assume nei confronti dell’arte « pura », astratta, angelica, platonica, influenzano fortemente anche il suo concetto di critica dando alle affermazioni che egli fa in proposito una coloritura che potremmo dire « gramsciana ». Ne « La responsabilità dell'artista » si legge infatti: « Che cosa è una bell’opera, d’altro lato, se non un’opera che noi amiamo »; e poco più avanti aggiunge: « Perciò la critica letteraria non può anche dal solo punto di vista della bellezza, evitare ogni considerazione del contenuto morale o ideologico delle opere ». Ma se il motto « l'arte per l’arte » distorce per difetto il vero concetto di arte, il motto « l’arte per il popolo » lo distorce in egual misura per eccesso. L'arte per il popolo, almeno nel senso in cui la intendono coloro che « vogliono innalzare i bisogni o le necessità della comunità allo stato di una regola di creazione, imposta proprio nella attuazione dell’opera », finisce per scadere al semplice rango di arte di propaganda. A questo punto potrebbe essere interessante notare, ma ne manca il tempo e lo spazio, come il discorso di Maritain intorno al- l’argomento coincida sostanzialmente con quello portato avanti dal marxismo cosiddetto « non-volgare ». Per il momento ci limitiamo a segnalare il rilevante inte resse dell’operetta maritainiana e concludiamo a titolo di esemplificazione con queste frasi dell’autore: « I poeti non vengono sul palco per offrire alle signore precedentemente saziate di nourritures terrestres l'ebrezza di piaceri che non hanno conseguenze. Ma non sono nemmeno i camerieri che porgono loro il pane della nausea esistenzialistica, della dialettica marxista e della morale tradizionale, il manzo del realismo politico o dell’idealismo, o il gelato della filantropia » FERNANDO TREBBI “La formazione del lavoro,, di G. Martinoli (Laterza) In questo volume di recentissima pubblicazione, G. Martinoli cura la impostazione teorica dello scottante problema pedagogico relativo al problema scuola-lavoro, mentre i contributi di L. Galliano, Battelli, e Glisenti riguardano indagini relative alla formazione dei capi intermedi negli stabilimenti Olivetti, all’attività svolta fin 5 anni dall'Istituto dell’ENI, e alla formazione dei quattro direttivi nelle a-ziende del gruppo IRI. Il Martinoli riconosce urgente l’intervento della pedagogia ufficiale nella complessa società industriale dove esiste uno iato profondo fra il periodo scolastico e la vita successiva nel mondo del lavoro. Al termine della scuola, l’ottenimento di un diploma o di un attestato qualsiasi si crede siano sufficienti per l’inserimento Russo dal 1923 veste Mantova elegante TESSUTI NOVITÀ RUSSO MANTOVA - Corso Umberto I. 9 - Tel. 21604 52