' nella vita delle fabbriche, delle aziende: ma l’inserimento dei giovani come forze di lavoro produttive, avviene « ex novo » attraverso le scuole aziendali, i corsi di addestramento, l’esperienza individuale, ecc... Dagli « Atti della Commissione per l’inchiesta sulla scuola italiana » risulta che: il personale dei generici e dei qualificati ha una preparazione culturale che non va oltre la frequenza della 5' elementare; i tecnici ed i quadri intermedi di grado superiore provengono in gran parte per promozione sul lavoro dalle categorie precedenti; l’immissione di laureati nei quadri direttivi e superiori tende sempre di più a diminuire attraverso il processo della « promozione sul lavoro », per la rilevanza data alla forte attitudine imprenditoriale piuttosto che alla preparazione culturale. Di chi è la colpa di questa frattura profonda fra la vita della scuola ed il mondo del lavoro? A questo assillante interrogativo il Martinoli cerca di rispondere difendendo l’opera della scuola e le sue funzioni: la scuola non è in grado di seguire i progressi che si realizzano così precocemente nel mondo dell’industria e quindi le infinite, capillari articolazioni che assumono le attività professionali nel ritmo incessante del progresso tecnologico; d’altra parte la scuola mantiene un carattere polivalente e generico aperto all’esercizio delle capacità ed attitudini degli allievi, badando alla matrice umanistica come base e trampolino di lancio per il « salto » nel mondo deH’mdustria. L’autore si scaglia contro gli esponenti del lavoro accusandoli di non aver « formulato con un linguaggio omogeneo ed esplicito delle esigenze di carattere universale e ciò per vari fattori come incapacità espositiva, incapacità di ordinare in modo razionale e sistematico il proprio pensiero, incomprensione dell’importanza che riveste il ruolo di addestrare, ecc.... E’ innegabile che i dirigenti e gli imprenditori, anche se vi sono delle eccezioni, per l’arricchimento e lo sviluppo della produzione, si siano finora preoccupati di accapparrarsi gli elementi migliori; anche se privi di preparazione scolastica, fornendo loro occasione di provare, di esperimentare, di « arrangiarsi », di farsi esperienza onde essere assorbiti per tale via alla qualifica, alla specializzazione e infine alla preparazione monovalente, trascurando di educare la capacità critica dell’operaio, di arricchire la sua spiritualità, di porlo nelle condizioni di essere sempre presente a se stesso ed alla complessità dei problemi ed eventi che lo circondano. La mancanza di una appropriata metodologia e apertura mentale nel mondo del lavoro non scagiona però completamente la scuola. Che cosa ha fatto la scuola finora per uscire dal suo arido ed ubriacante nozionismo? Quali passi essa ha compiuto per avvicinarsi, agganciarsi con pieno senso di responsabilità al terreno pratico, alla vita? Le scuole professionali italiane nominalmente sono tali; esse per fortuna vanno scomparendo e l’orientamento che esse davano era quanto mai vago ed impreciso; si sono forse mai fatti tentativi, nei corsi per apprendisti, periti, tecnici, di « umanizzare il lavoro », onde superare le angustie e la unilateralità di una visione specializzata e tecnicistica ? Negli altri Paesi, specialmente in America, fanno sempre più posto negli Istituti Tecnici alle materie umanistiche (storia, letteratura, filosofia), mirando alla formazione di un’intelligenza più largamente umana, all’acquisizione di quell’intuito e di quelle abilità che urgono nell’uomo moderno. Per questo funzionano i « personnel consellors » nelle scuole americane « il cui compito è appunto quello di ristabilire il rapporto umano che un lavoro senz’anima mette spesso in crisi, con la conversazione amichevole, col suggerimento dello psicologo, con gare sportive fra capi ed operai, con riunioni conviviali...» (DANIEL ROPS « Il mondo senz’anima »). Ormai si compiono grandi passi verso l’automazione e nella espressione « uomo meccanizzato » l’aggettivo sta uccidendo il sostantivo: l’ombra dell’alienazione mentale, dell’alcoolismo, del suicidio devono essere cancellate nella civiltà moderna; e per ottenere questo, occorre che sia la scuola a scendere dal suo malfermo piedestallo, e si avvicini al mondo del lavoro, collabori con esso attivamente nello studio di metodi, di iniziative, di criteri di orientamento, costruisca sull’empirismo e sull’improvvisazione, ordine e sistematicità. enzo zelati 53