dei sensi « sull'erba dolce del ciglio ». E si noti, anche qui la tessitura del verso è umile nella misura in cui lo può essere l’implicazione di una tromba di lattaio che apre i cancelli dell’alba. Si presenta dunque già la situazione viscerale aperta, spogliata dei tabù. E la si riprende in All’aperto (Paria), dove la condizione disadorna dell'uomo nella vecchia latrina è innalzata a possesso totale dal giro epico e largo del verso a cui risponde la liberazione fisica, concreta dell’uomo. Tale appercezione la si reperisce ancora in I ragnolini d'agosto (E tu che m’ascolti), dove l’ebrezza di una sensazione fisica si frantuma nel possesso di mille vite. 0 ancora in Antonia, narrazione in cui la scoperta del sesso è sillabata mediante l’attenzione concreta ad elementari istinti che si liberano neH’immagine casta della « casa tutta piena di letizia ». Dunque solo in questa dimensione di possesso appercettivo il senso della vita può annientare la morte, solo in tale ebbrezza che supera lo spazio e il tempo delle « vili lamentazioni » U. Bellintani coglie il ponte fra le cose e l'uomo, fra i ragni e le formiche che vivono dentro l’uomo e di questo si nutrono. Roberi Rozdestvienskij NAZIM Robert Ivanovic’ Rozdestvienskij è nato nel 1932 a Kosicha, piccola località sperduta della regione degli Aitai. Nel 1950 è entrato all’ Università statale Ca-relo-Finnica per poi passare all’ Istituto di Letteratura Gorkij di Mosca dove ha concluso gli studi nel 1956. I primi versi sono del 1949. L’attività letteraria è cominciata nel 1951 con la pubblicazione di poesie sulla rivista Ju-nost' (Gioventù). Il primo volume di versi, pubblicato a Pietrozavodsk, « Bandiere della primavera » è del 1955. Nel 1956 è uscita una raccolta dal titolo « La prova » e recentemente « Isole disabitate ». Due anni fa, con Evtuscen-ko e Voznesenskij, è stato nominato membro del Comitato dell’Unione degli scrittori sovietici. Ma Nazim aveva una voce lenta. Mani buone aveva Nazim. Nazim aveva una natura errabonda, e negli occhi una forza gioiosa. Che cosa amava? Amava l’ora nella quale ci si può solo svegliare inspiegabilmente e vedere la città — strana, pronta a sentirsi soffocare 7