da un sole monello... Egli amava sedersi a tavola con gli amisi, gustare l’asprezza del vino georgiano. Diceva: « Bevo alla salute dei medici! Perchè un cuore, anche comune, non riescono a farlo... » ma egli avrebbe potuto vivere con un cuore comune?! No. Certamente, non avrebbe potuto. E’ chiaro... Egli amava caracollare pavoneggiandosi ai brindisi pomposi. Inventava scherzi. E rideva, come bimbo che trova un cioccolatino, irradiando calore su due città... Ed ancora egli amava donne buone. (E' vero, ne incontrava anche di cattive). Dicevano che era un bonaccione taluni. Dicevano che era un originale nervoso. Io non starò lì a discutere ma vedo sinora che: un originale non era, un bonaccione nemmeno. Un uomo e un poeta era. E basta. Un uomo e un poeta. Soltanto... Se diceva di qualcuno: « E’ una canaglia! » vuol dire che lo era davvero. Proprio così!... Dicono che era un accompagnamento straziante. Fiori senza peso cadevano sulle spalle. E suonavano marce funebri. E si scioglievano orazioni funebri. Egli non ascoltava. Giaceva. Guardava il sole. E non strizzava gli occhi, innocenti e coraggiosi. C’era clamore. C’era un che di sublime. Tanto sublime come accade solo durante l’infanzia... Ha perduto la donna un marito. Ha perduto la donna un figliolo non credo a questa morte. Perchè come può fare la Terra senza Nazim? (Traduzione dal russo di V. Bertazzoni) La traduzione e la pubblicazione di questa poesia hanno valore di omaggio alla memoria del grande poeta turco Nazim Hikmet recentemente scomparso a Mosca dove si era rifugiato dopo aver sofferto trent'anni di carcere (a Bursa, in Anatolia) sotto il regime di Kemal Ataturk - (n.d.r.). 8