numero. Per tale lieto successo e per diffondere il giornale anche tra le classi popolari, l’Amministrazione è venuta nella determinazione di venderlo da oggi in avanti a 5 centesimi la copia ». Si potrebbe attribuire a Scalarmi la qualifica di pioniere dei « fumetti » ma la tesi non riguarda l’economia del nostro discorso. In ogni modo a fumetti somigliano fortemente le pagine a soggetto cui fa ricorso quasi esclusivamente nei primi tempi mediante enormi tavole che occupano tutta la pagina. L'azione appare disegnata nelle sue fasi successive e commentata da scarne didascalie. Divertente quella intitolata: « Quel che succede a Mantova quando arriva il deputato Ferri ». Riportiamo le didascalie con pochi commenti: « Telegramma da Firenze: il nemico si è mosso ». « Le istruzioni » (il Prefetto con una pianta di Mantova impartisce gli ordini ai funzionari). « Il piano strategico ». « I preparativi di guerra » (gli sbirri si allenano alle armi). « La visione alla vigilia della battaglia » (Il Prefetto sogna Ferri come un vandalo armato di accetta in un turbine di vento che trascina triregni papali e bilance della giustizia); « Le prime mosse del nemico » (Ferri scende alla stazione ferroviaria); « Lo stato di assedio »; « L'involto misterioso » (gli sbirri seguono e spiano dappertutto il Ferri che reca un piccolo involto); « La notizia dell'involto è portata al Prefetto »; Qui è telegrafata al ministro dell’interno »; « Il quale risponde di attaccare con tutte le forze il nemico »; « Ma i regi assalitori dovettero pacificamente ritirarsi, perchè un informatore era corso ad avvertire che in quell’involto misterioso erano dei caldidolci ». Ecco un saggio della mordacia e dell’ingenua eloquenza di Scalarini. Sin qui però ed anche nei numeri seguenti il segno è sottile e impreciso. La grafìa tremolante lascia intuire un disegnatore alle prime esperienze e la mancanza di una preparazione artistica precisamente indirizzata. Nessuno, da queste vignette, potrebbe pronosticare lo Scalarini delle feroci polemiche sul colonialismo e, meno che mai, le straordinarie soluzioni grafiche, di notevole pregio artistico, quali « La tessera o la fame » o « Il pensiero compresso », che raffigura un uomo d’acciaio sul cui cervello sta un fa- scista in divisa. La vignetta è in due sezioni. Nella seconda l’uomo-pentola d’acciaio esplode e manda all’aria la camicia nera. Nessuno certo gli potrebbe attribuire quell’autentico capolavoro che è « La rin corsa tragica della fame e della guerra »: due scheletri che si mordono i piedi vicendevolmente dando origine ad un cerchio, o quell’altra dove un contadino si rivolge al generale Caneva dal titolo « Cane-va nell’agro romano: Generale! Ecco un altro deserto da conquistare ». Non sfugge comunque che l’artista tende ad una sintesi maggiore con l’eliminazione delle ombre tratteggiate minutamente, per favorire stesure uniformi di nero. Una prospettiva che diviene sempre meno descritta ed in taluni casi addirittura eliminata (in ultimo avremo disegni che potrebbero passare per veri e propri segni araldici: un’araldica tutta particolare fatta, come si diceva sopra, di pochi segni ricorrenti di una estrema semplicità e di facile collocazione simbologica). Scalarini man mano rinuncia anche alla rappresentazione di tipi cittadini per creare dei personaggi-tipo che servono ad ogni occasione: il salariato denutrito, il capitalista obeso, il fascista dalla grinta scimmiesca, il prete ricco e il prete povero. La progressione artistica di Scalarini sì può misurare in base alla felicità espressiva la quale, a sua volta, si farà sempre più sintetica e precisa nella scelta dei temi e nella realizzazione delle vignette man mano che l’iniziale radicalismo con forti sfumature anarcoidi si trasformerà in incrollabile e sana fede socialista. Durante il primo anno di vita infatti, il « Merlin Cocai » è un giornale che sta tra l’anarchico e il radicale senza propendere per nessuna delle due parti. Il suo contenuto è vario ed assieme alle sferzanti vignette appaiono scritti di altre tendenze, quando non addirittura antitetici. Vi si può trovare — n. 3 anno I — una poesia dal « Pandemonio Lirico » di Archimede Donati dal titolo « Ave Madonna » accanto a questo scritto di Scalarini che riportiamo, dal titolo: « La legge, ecc., ecc.. Le mie quattro creaturine, prive di padre e belle come amorini basivano di fame. Per dar loro pane, cercai ovunque lavoro, e sempre inutilmente... Allora mi rivolsi al prete della mia parrocchia per un 10