smo che sarà, in pratica, il « modo » di Scalarmi. Nel frattempo « Merlin Cocai » godeva i fasti di una diffusione capillare nelle classi meno abbienti e di una ascendenza sul pubblico inaudita. Basti pensare che i vecchi imparavano a memoria le « poesie » anticlericali e le insegnavano ai ragazzi nei « filòs » delle calde sere estive e gli scritti antimilitaristi e le « pagino-ne » illustrate erano oggetto di accese discussioni nelle stalle dove i braccianti avevano la loro razione di caldo durante i lunghi e inoperosi mesi invernali, quando una fetta di polenta era una benedizione e la pellagra mieteva vittime tra i bambini meno robusti. In questo ambiente è facile comprendere come un salariato risparmiasse i pochi centesimi occorrenti per procurarsi il giornale che faceva le sue vendette, frustando tutto ciò contro cui non si poteva aprir bocca, e soprattutto contro il padrone e contro il prete: le autorità intoccabili della misera realtà economica che diede origine alle lotte contadine che posero Mantova all’avanguardia sul cammino dell’emancipazione sociale. Il n. 8 del 1896 annuncia entusiasta la prossima uscita dell’« Avanti! » con direttore Leonida Bissolati. Per tutto l’anno « Merlin Cocai » continua in tal guisa: è chiaro solo che le sue simpatie sono per gli anticonformisti sinceri, che è contro i ladrocini e le ipocrisie. Nel 1897 il foglio appare impostato in modo più preciso: la collaborazione degli anarchici è rarefatta, il linguaggio più contenuto. Una nuova dignità sembra pervadere le pagine. Da questo fatto non va disgiunto il contatto preso da Scalarmi coi dirigenti socialisti e il maturarsi della sua coscienza politica. Si abbandonano infatti i bersagli delle persone per intaccare concetti e denunciare fatti. Nel n. 16, ad esempio, si inneggia alla lotta di liberazione greca contro la Turchia e si denuncia lo sfruttamento della prostituzione e l’accattonaggio minorile. Insomma, tira aria nuova. E’ il momento che Scalarmi si trasferisce a Bologna per un breve soggiorno che gli è occasione per consolidare alcune amicizie con i maggiori esponenti del Partito Socialista. Poi, per vicissitudini toccategli a seguito di una condanna per al- cune vignette particolarmente precise e pungenti, Scalarini deve espatriare e lasciare il « Merlin » alla sua sorte. Ritornato a Mantova nel 1908, Scalarini trova necessario riprendere la pubblicazione del giornale che, durante la sua lunga assenza, aveva cessato le pubblicazioni. Motivo al nuovo slancio è la candidatura di Ferri alla Camera dei Deputati per le sinistre. Il giovane avvocato si era gnadagnate larghe simpatie presso la gente più umile per la sua veemente ed accorata difesa al processo di Venezia del 1886, conclusione amara delle gloriose giornate di lotta contadina, giornate che resteranno memorabili nella storia delle lotte bracciantili. Scalarini riprende dunque a disegnare e a scrivere sul suo amato giornale per dar fiato alla voce popolare di sostegno alla seconda candidatura Ferri. Il primo numero della nuova serie esce il 20 settembre con la testata modificata. Il disegno risente di certo gusto floreale soprattutto nei fregi e nei caratteri del titolo. Ma la maggior differenza si nota nella vignetta. La rana indossa un gilé e stà fumando la pipa, pescando tra le ninfee. Meno sbarazzina della prima, appare improntata a maggior serietà e sembra invitare il lettore a sollazzarsi meno alla lettura amena delle vignette e ad affisarsi maggiormente sul loro significato. Il contenuto di esse è più concettuoso e particolarmente quello degli scritti. Manca poco perchè il « Merlin Cocai » sia un giornale integralmente socialista. Ma il sostrato anarcoide di Scalarini riaffiora qualche volta tra le pagine come in quella vignetta, raffigurante la corsia di un ospedale nei cui letti giace un partito del quale si può leggere la diagnosi della malattia. Il disegno è di una attualità veramente sconcertante. Il Partito Repubblicano è affetto da dissenteria. Il Partito Socialista giace in un letto, sommerso dalle schede dei Congressi; la sua cartella clinica: anemia cerebrale per eccesso di lavoro mentale. I Giovani Socialisti sono affetti da scarlattina, il Partito Cattolico da semitefobia; il Partito Aristocratico è morto, il suo letto vuoto, il materasso arrotolato. Rachitismo è la diagnosi dei Giovani Liberali. Il Partito Anarchico si abbandona a convulsioni isteriche, mentre qualcuno gli propina... l’Università Popolare come sonni- 13