fero, il Partito Moderato è affetto da paralisi progressiva. Un letto, quello della Massoneria, è protetto da tende tutt’intor-no poiché la sua è una... malattia segreta. E’ in questa vignetta che Scalarini si è autocaricaturato munito di seghetto e di valigia a cui è appeso un elmo tedesco e gli esce dalla tasca l’Orario delle Ferrovie Europee. E' anche importante, perchè il segno del pittore è per la prima volta definito, scarno, e somiglia già al segno della sua maturità artistica. Probabilmente egli si era rinfrancato e maturato col-laborando con i giornali tedeschi poiché non si ha possibilità di ricostruire armonicamente il passaggio della prima maniera a questa che andrà sempre maggiormente definendosi assumendo quel carattere di sintesi e vigore che renderanno famoso il disegnatore mantovano. La violenza anticlericale fa, di tanto in tanto, la sua apparizione ma sono ormai puntate sporadiche. Il giornale s’interessa in maniera sempre più positiva di politica, abbandonando qualche volta persino il tono satirico per un discorso più responsabile, persino accorato in taluni casi. Le critiche non sono risparmiate a nessuno. Scrive lo stesso Scalarini: « Commosso per la sua partenza, mando al mio carissimo amico Giovanni Zi-bordi il saluto fraterno. Come Bernardi egli se n'è andato, perchè in quest’ora grigia del Partito Socialista mantovano in cui trionfano le teste vuote e le colonne vertebrali di gomma, un uomo come lui, che ha qualche cosa nella testa e nel cuore e la spina dorsale diritta, doveva trovarsi a disagio. I socialisti veri se ne vanno, rimangono e trionfano i socialisti d'oro doublé!». Scalarini ha sempre puntato i suoi strali sul Teatro Sociale. La discriminazione tra i frequentatori del loggione e gli affittuari dei palchi era una cosa che lo inveleniva. Nella cosa egli vedeva l’ostentazione pacchiana della ricchezza ed inoltre non tollerava l'umile ammirazione con la quale « quelli del loggione » guardavano le signore "bene” che nelle sue vignette erano sempre raffigurate a seni scoperti. Le vignette più efficaci sull’argomento sono pubblicate sui numeri 17 e 18 del 1903. « Merlin Cocai » resta in vita fino al 1907 con una testata che ormai non denuncia più il giornale satirico. Se farà an- cora l’anticlericale sarà in modo meno violento; certamente meno sboccato pubblicando, ad esempio, 1’« Inno a Satana » del Carducci (n. 14 - 1907). Nel frattempo a Mantova escono altri giornali satirici come « Il lirone » (giornale di economia umoristica e organo degli ipocondriaci) che era uscito come numero unico la prima volta, ma aveva incontrato buon seguito di lettori: è una pallida imitazione del « Merlin Cocai ». Un altro è «il Ficcanaso» (...ficcai ridendo nasum) e « Perchè? » l'organo maggiore del Teatro Andreani che non era giornale satirico, ma era illustrato da caricature e poiché trattava argomento di lirica, allora molto sentito, godeva di un certo credito. Il Merlin Cocai è violento e battagliero sino all’ ultimo numero. Non appare un giornale che non verrà più stampato. La causa della sua morte non è infatti da imputare ai mutevoli favori del pubblico che gli ha sempre risposto in maniera entusiasta, ma alla scarsezza di tempo che ormai gli dedicava Scalarini (allora colla-borava anche al Pasquino di Torino) chiamato all’« Avanti! » da Claudio Treves. Disegnare per un giornale nazionale era senz’ altro di maggior soddisfazione per Scalarini, ma non imputeremo a ciò l’abbandono del « Merlin Cocai », piuttosto ad un mutamento dei suoi interessi che si facevano maggiormente obiettivi, non disgiunto il fatto dall’impossibilità di spostarsi continuamente da Mantova a Milano. Tra l’altro egli aveva allora iniziato una assidua collaborazione ad altri periodici nazionali e le sue illustrazioni si pubblicavano ora anche a colori e la loro esecuzione richiedeva maggior dedizione. Quel che è stata l'opera di Scalarini in questo periodo è patrimonio del costume giornalistico nazionale; i suoi disegni erano ormai valutati anche all’estero e non poche erano le riviste che li riproducevano, specialmente in Germania. « Merlin Cocai » è la storia dell’inizio di una delle più brillanti carriere d'artista, anche se brillante non è il termine più a-datto per la carriera di Scalarini. Infatti la sua rigidezza morale e la sua integrità gli costarono molti dispiaceri ed umiliazioni anche corporali, durante l’aborrito ventennio e ciò, forse, ha contribuito alla mancanza di violenza delle ultime opere: ne aveva sopportato troppe di violenze a- 14