IL MANOVRATORE DELLA ESCAVATRICE Oh, come lavorava il manovratore! I curiosi sussultavano incantati. I denti, piegati dalla terra, incutevano un senso di festa e di timore. Facendo fremere, ammutolire, nel cucchiaio di terribile metallo la terra di radici e di sassi volava sulle loro teste. E il manovratore, speronando il terrapieno proprio sul dirupo, non s’accorgeva che per i compagni era già tempo d’intervallo. Con le palpebre pesanti di polvere, era scatenato come in un assalto, e quello che dentro gli succedeva non sapevano tutti quelli sfaccendati. Chi sapeva che dall’estrema Rzevcina è arrivato oggi un telegramma? Chi sentiva nello stridulo fragore sussurrare quel giovane: « Mamma... Mamma...? ». E’ successa una disgrazia inevitabile. Ma solo questo è capitato? Tutto ciò che prima a parte tormentava oggi, ad un tratto, insieme s’è composto. Sono rinati in lui tutt'i tormenti. In questo minuscolo gigante c'era un segreto antico, lo rivelava nel fracasso! Con occhi strani, ciechi brontolando volava nella cabina sopra i salici ancora trasparenti, sui ghiacci pallidi d'azzurro sopra i colombi, liberati da chi sa chi, sulla screziatura d'innumerevoli tetti e sopra di sè, con gli occhi sbarrati incantati davanti alla Tabella d’onore. (1) Come nei tasti d’una armonica, quando un posto fa soffrire egli nelle leve e nei pulsanti metteva la sua tristezza, volando sul mondo! Egli volava... Ostinatamente gli sfuggiva una ciocca... Volava... Stringeva i denti da sentire male. Ebbene, per quegli oziosi tutto ciò sembrava uno spettacolo magnifico e nulla più. (1) Lavagna con nomi e fotografie dei migliori nel lavoro. (N. d. T.) 19